Il diritto all’equa riparazione per ingiusta detenzione, anche quando derivante da errori successivi alla condanna, è subordinato all’assenza di dolo o colpa grave da parte dell’interessato. La Corte di cassazione, con sentenza 33530 del 2025, chiarisce infatti che il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, previsto dall’art. 314 c.p.p. e dall’art. 5 CEDU, deve essere valutato considerando l’assenza di dolo o colpa grave da parte dell’interessato. Richiamando la Convenzione Europea dei ...

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