Lesioni personali e negligenza clinica: le neurotecnologie impongono un cambio di paradigma, anche per gli avvocati
Una ricognizione puntuale del panorama tecnologico, utile a cogliere il peso delle possibilità già in essere per chi è in cerca di ristoro, anche a livello giuridico. Ma anche un invito agli avvocati a cambiare paradigma per abbracciare una consapevolezza più ampia, quando hanno a che fare con i casi di lesioni personali e di negligenza clinica
INTRODUZIONE
(di Nicoletta F. Prandi)
Il potenziale impatto delle applicazioni neurotecnologiche sulla riabilitazione fisica e cognitiva dell’essere umano è, a dir poco, sbalorditivo. Se è possibile restituire la vista alle persone, permettere loro di tornare a camminare e a lavorare - controllando gli oggetti con il pensiero – e ridurre al minimo, se non eliminare, gli effetti della depressione e delle malattie neurodegenerative, allora l’accesso a queste tecnologie rivoluzionarie è già diventato, automaticamente, un diritto.
È lungo questo delicato crinale che ci guida Harry Lambert nelle prossime righe, invitando gli avvocati a cambiare paradigma per abbracciare una consapevolezza più ampia, quando hanno a che fare con i casi di lesioni personali e di negligenza clinica.
Il compendio medico che segue è necessario nella sua interezza: offre una ricognizione puntuale del panorama tecnologico, utile a cogliere il peso delle possibilità già in essere per chi è in cerca di ristoro, anche a livello giuridico. Un tema che, come dice Lambert, tocca nel cuore la deontologia legale. E non solo.
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NEUROTECNOLOGIE E DIRITTO: LESIONI PERSONALI E NEGLIGENZA CLINICA
(di Harry Lambert)
I campi della neurologia, della neurochirurgia e della riabilitazione stanno vivendo un cambio di paradigma senza precedenti, guidato dai progressi raggiunti sul fronte delle interfacce cervello-computer impiantabili. Queste tecnologie, un tempo confinate al regno della fantascienza, passando dai laboratori di ricerca all’applicazione clinica, stanno rimodellando la nostra comprensione dei danni neurologici e delle loro implicazioni. È una rivoluzione che tocca il cuore della deontologia legale.
In passato, il ricorrente che perdeva un occhio riceveva cure gratuite e una pacca sulla spalla; ora, dopo il successo delle sperimentazioni dell’impianto PRIMA di Science Corp nell’ottobre 2024, abbiamo la prospettiva molto concreta - e in un certo senso biblica - di restituire la vista ai ciechi.
In questo articolo esploro il panorama in evoluzione con una guida completa sul corpo umano e sulle tecnologie che sembrano destinate a trasformare per sempre il campo degli infortuni personali.
Il cervello
Il cervello, il centro di comando del corpo, è naturalmente il fulcro principale di molti dei recenti sviluppi delle neurotecnologie. Le interfacce cervello-computer (BCI) e la stimolazione cerebrale profonda (DBS) sono la prima linea di questa rivoluzione, perché offrono un incredibile potenziale trasformativo al ripristino delle funzioni perse a causa di traumi, ictus, paralisi cerebrale o malattie neurodegenerative.
Creando un percorso di comunicazione diretto tra il cervello e i dispositivi esterni, le BCI permettono alle persone di controllare computer o arti protesici con il pensiero. Invece, la DBS prevede l’impianto chirurgico di elettrodi in specifiche strutture cerebrali profonde per modulare l’attività neuronale e alleviare i sintomi. La scelta delle strutture bersaglio dipende dalla specifica condizione neurologica.
Per la malattia di Parkinson, i bersagli comuni includono il nucleo subtalamico e il globo pallido interno, coinvolti nel controllo motorio e nelle sue disfunzioni. La loro stimolazione aiuta a regolare quegli schemi di attivazione neuronale anomali che causano tremore, rigidità e bradicinesia.
I parametri di stimolazione (tra cui frequenza, ampiezza, larghezza di impulso e forma d’onda) vengono attentamente regolati per ottimizzare i benefici terapeutici e ridurre al minimo gli effetti collaterali. Negli ultimi anni la stimolazione del nucleo ventrale laterale è stata usata anche nei casi di paralisi cerebrale (Ramezani S e altri, Iran J Child Neurol. 2019 Spring; 13[2]:17–28).
- Stimolazione magnetica transcranica (TMS) per la riabilitazione di lesioni cerebrali traumatiche: studi hanno esplorato l’uso della TMS per migliorare la neuroplasticità e la funzione cognitiva nei pazienti con lesioni cerebrali da trauma. Stimolando aree specifiche del cervello, la TMS può aiutare negli sforzi riabilitativi, aiutando i pazienti a recuperare abilità perse o compensando funzioni compromesse.
- Neurofeedback per il recupero cognitivo: è in fase di studio per aiutare i pazienti con trauma cerebrale a recuperare le funzioni cognitive. Utilizzando l’encefalogramma, in tempo reale si allenano i pazienti a identificare e migliorare specifici schemi di attività cerebrale, per migliorare l’elaborazione cognitiva, l’attenzione e la regolazione emotiva. Questa tecnica può essere impiegata anche in casi di epilessia, nell’ambito di trattamenti personalizzati. L’integrazione di app sanitarie facilita la gestione personale di queste terapie e la connessione con gli operatori sanitari.
- Neurostimolazione per l’epilessia: la neurostimolazione reattiva (RNS) e la stimolazione del nervo vago (VNS), stanno facendo passi da gigante nella gestione dell’epilessia. I sistemi RNS monitorano l’attività cerebrale e forniscono una stimolazione elettrica mirata per prevenire le crisi prima che si verifichino. Questi sistemi hanno dimostrato di poter ridurre la frequenza delle crisi e di migliorare il controllo generale per i pazienti con epilessia refrattaria.
L’occhio
Gli impianti retinici offrono il potenziale per ripristinare la vista a persone con determinate tipologie di cecità. Esistono tre tipi principali di applicazioni: stimolazione elettrica pura, approcci bioibridi e dispositivi intracorticali.
- La stimolazione elettrica pura si concentra sulla stimolazione elettrica diretta delle cellule della retina per evocare percezioni visive, fornendo un’interfaccia per bypassare i percorsi danneggiati o non funzionanti nella retina. L’esempio migliore è probabilmente il sistema di impianto PRIMA, che è composto da due elementi. Il primo comprende un piccolo array di stimolazione fotovoltaica che viene impiantato chirurgicamente sotto la retina. Il secondo è un paio di occhiali con ottiche integrate, che dirigono la luce verso il dispositivo impiantato, simulandolo e fornendo dati visivi.
- I dispositivi bioibridi, invece, integrano modifica genetica e device esterni, come registrazioni di telecamere, per simulare e trasmettere segnali visivi. Già nel 2020, un team di ricerca dell’Universidad Complutense di Madrid aveva sviluppato una retina artificiale bioibrida, con fibroina di seta e cellule retiniche. Tuttavia, Science Corp detiene il primato per i progressi raggiunti. Il loro Science Eye è una protesi visiva optogenetica progettata per pazienti con retinite pigmentosa e AMD secca. È dotato di un display microLED ad alta densità, impiantato sulla retina, che stimola le cellule della retina precedentemente rese non funzionali a causa della perdita dei fotorecettori. La tecnologia mira a mantenere una mappatura precisa pixel-cellula, a una risoluzione otto volte più densa del display Super Retina di un iPhone 13.
- Dispositivi intracorticali: Neuralink, nel frattempo, sta percorrendo una strada leggermente diversa. I suoi impianti Blindsight utilizzano un chip impiantato direttamente nel cervello. Mira alle regioni corticali per stimolare aree correlate alla vista, creando esperienze visive tramite l’interfacciamento diretto con i centri di elaborazione del cervello.
Arti superiori
- Stimolazione di nervi e muscoli: questo approccio mira a interfacciarsi direttamente con il sistema nervoso per ripristinare o migliorare il movimento naturale degli arti. Al paziente viene chiesto, in una serie di sedute, di immaginare un movimento motorio fino a 8.000 volte. Una BCI rileva queste azioni immaginate e innesca la stimolazione elettrica nell’arto in questione. Questa riconnessione delle funzioni cognitive e motorie permette il controllo intuitivo in tempo reale. I risultati recenti di RecoveriX sono, in particolare, degni di nota e i loro video ‘prima e dopo’ stimolanti e commoventi. Come sottolinea il fondatore, «sorprendentemente, questa terapia può essere efficace anche dieci, 20 o 30 anni dopo un ictus o l’insorgenza del Parkinson. Non è mai troppo tardi per iniziare il trattamento».
- Protesi intelligenti: alcuni lettori potrebbero ricordare Nathan Copeland, che ha utilizzato una protesi robotica per stringere la mano a Barack Obama. In quell’occasione Copeland è stato in grado anche di ricevere un feedback sensoriale, ovvero ha davvero sperimentato il senso del tatto. Questa capacità di sentire ciò che la mano robotica stava toccando ha segnato un passo cruciale nello sviluppo di un controllo più naturale dei dispositivi protesici.
- Interfacce non invasive: Meta, tra gli altri, sta esplorando metodi non invasivi che utilizzano l’elettromiografia (EMG) per leggere i segnali motori che provengono dai muscoli. Questa tecnica si basa sull’idea che la sola volontà del cervello di muovere un arto generi attività elettrica, anche se l’arto è paralizzato. Catturando e interpretando questi segnali, è possibile controllare dispositivi o arti virtuali e offrire nuove possibilità alle persone con paralisi o gravi disabilità.
Arti inferiori
- Protesi intelligenti: si tratta di protesi altamente avanzate, dotate di sensori e tecnologia informatica per movimento e feedback più naturali. Possono adattarsi a diverse attività: gli algoritmi interpretano i segnali del corpo dell’utente e gli permettono di passare in men che non si dica dalla camminata alla corsa o alla bicicletta, adattandosi automaticamente ai cambiamenti del terreno per una migliore stabilità. Sono già disponibili e migliorano giorno dopo giorno.
- Esoscheletri: sono robot indossabili, progettati per supportare la mobilità del corpo. Mentre i modelli oggi a disposizione sono usati solo per la riabilitazione e l’assistenza, si prevede che la diffusione di quelli a controllo mentale o spinale richieda almeno dieci anni di ulteriore ricerca.
- Ripristino del controllo muscolare: la tecnologia si sta concentrando sulla stimolazione dei muscoli e dei nervi degli arti inferiori per il ripristino del movimento volontario. Tecniche come la stimolazione elettrica funzionale aiutano ad attivare i muscoli paralizzati, consentendo alle persone di riacquistare un certo controllo sui propri movimenti.
- Carrozzine controllate con il pensiero: è un’area in cui la ricerca sta facendo passi avanti, sfruttando le tecnologie BCI. Questi dispositivi consentirebbero alle persone di controllare le sedie a rotelle direttamente col pensiero, offrendo indipendenza alle persone con gravi difficoltà motorie. Si prevede che saranno in commercio entro i prossimi cinque-dieci anni.
Salute mentale
Questo campo è destinato a vivere rivoluzioni profonde. Sono sempre più numerosi i casi pazienti affetti da depressione cronica farmaco-resistente, per i quali le neurotecnologie si sono rivelate invece efficaci.
- Stimolazione cerebrale profonda (DBS): comporta l’impianto di elettrodi che stimolano i circuiti neurali associati ai disturbi dell’umore e dell’ansia, per regolarli. La DBS ha mostrato risultati promettenti nel trattamento di casi gravi di depressione e di disturbo ossessivo compulsivo.
- Stimolazione magnetica transcranica (TMS): è una tecnica non invasiva, che impiega campi magnetici per stimolare le cellule nervose nel cervello. Si è dimostrata efficace nel trattamento dei principali disturbi depressivi, in particolare nei casi resistenti al trattamento.
- Stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS): è un altro metodo non invasivo che fornisce una piccola scarica elettrica al cuoio capelluto, modulando l’attività neuronale. Può alleviare i sintomi della depressione, dell’ansia e dei disturbi da stress post-traumatico. La facilità d’uso e la natura portatile dei dispositivi tDCS potrebbero renderli un’opzione interessante per i pazienti che cercano alternative ai trattamenti tradizionali.
- Neurofeedback: consente ai pazienti di imparare ad autoregolare la propria attività cerebrale, attraverso un feedback in tempo reale. Le neurotecnologie adattive hanno mostrato risultati promettenti nel trattamento di varie condizioni psichiatriche, tra cui il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), i disturbi d’ansia e il PTSD.
Simulazione
Le neurotecnologie offrono modi innovativi per rilevare la simulazione di stati mentali e pensieri da parte delle persone. Questo, probabilmente, meriterebbe un articolo a sé stante, tuttavia, ecco alcuni approcci chiave.
- Neuroimaging funzionale: tecniche come fMRI e PET possono essere usate per osservare i pattern di attività cerebrale durante alcuni compiti assegnati, per valutare le risposte cognitive ed emotive. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che i pattern sono diversi tra chi soffre realmente e chi sta fingendo di avere sintomi.
- Elettroencefalografia (EEG): si può valutare la funzione cerebrale associata a specifici compiti cognitivi o stati emotivi, per rilevare le attività cerebrali incoerenti o atipiche, proprie di una potenziale simulazione.
- Potenziali evento-correlati: questa tecnica prevede la misurazione della risposta elettrica del cervello a stimoli specifici. In caso di simulazione, potrebbero esserci discrepanze nel modo in cui il cervello risponde agli stimoli rispetto agli individui con reali disabilità.
- Test cognitivi con neurofeedback: le neurotecnologie possono migliorare le valutazioni cognitive, fornendo feedback in tempo reale durante i test di performance. Chi attua una simulazione può avere difficoltà a mantenere la coerenza nella performance quando è consapevole di essere monitorato.
Cambiare approccio
Come osservato in precedenza, gli avvocati specializzati in lesioni personali devono conoscere in modo approfondito i possibili usi della tecnologia assistiva e devono essere capaci di guardare al futuro. Al momento, c’è la tendenza a un approccio eccessivamente manicheo: o la tecnologia assistiva esiste - e viene rivendicata - o non esiste e non lo è.
Eppure, c’è una terza via: non esiste ancora, ma esisterà presto, e cambierà tutto. Per gli assistiti più giovani, può e deve essere invocata. Un trentenne ferito oggi dovrebbe essere in grado di trarre vantaggio da una tecnologia che arriverà tra dieci anni, tanto quanto un quarantenne ferito nel 2035.
Non siamo abituati a pensare in questo modo ma è pur vero che, mai prima d’ora, si era profilata all’orizzonte una tecnologia così rivoluzionaria, con curve di crescita così esponenziali. Se riusciamo a cambiare approccio, sarà una vittoria per tutti: anche per la spesa sanitaria e per il mondo del lavoro, con tempi di ripresa più rapidi ed effettivi e una minore dipendenza dai sussidi. E ampliando questa prospettiva agli altri campi della medicina, capiamo perché stiamo parlando, davvero, di un cambio di paradigma.
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*Fabrizio Ventimiglia, Avvocato penalista, Presidente CSB e Founder Studio Legale Ventimiglia; Nicoletta Prandi, Giornalista ed Autrice; Prof. Harry Lambert, barrister, founder Cerebralink e The Center for Neurotechnology and Law