La Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza Cannavacciulo e altri contro Italia (ricorsi n. 51567/14 e altri), depositata il 30 gennaio, ha condannato l'Italia per violazione dell'articolo 2, che assicura il diritto alla vita.

Corte europea dei diritti dell'Uomo - Sezione I - Sentenza 30 gennaio 2025 - Ricorsi n. 51567/14 e altri

LA MASSIMA

Ambiente e territorio - Inquinamento - Terra dei Fuochi - Interramento e combustione illegale dei rifiuti - Diritto alla vita - Rischio grave, reale e accertabile - Pericolo imminente - Mancata diligenza - Inerzia - Informazione inadeguata - Violazione del diritto alla vita - Misure generali - Sentenza pilota - Riparazione per i danni non patrimoniali - Rinvio. (Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, articolo 2)

L'inerzia dello Stato che, a fronte di un rischio reale e accertabile, non adotta misure preventive idonee e necessarie a impedire e a combattere il grave inquinamento causato dallo sversamento, dall'interramento e dalla combustione dei rifiuti comporta una violazione del diritto alla vita. L'assenza di misure adeguate e la mancata informazione agli abitanti di quelle zone hanno costituito una violazione della Convenzione causando conseguenze negative sui ricorrenti. Lo Stato deve adottare entro due anni le misure generali per riqualificare quei territori e permettere l'esercizio del diritto alla vita.

Inerzia, mancata diligenza, non comunicazione dei rischi alla popolazione e questo malgrado le autorità italiane fossero consapevoli del grave inquinamento causato dai rifiuti tossici. Con la conseguenza che, nella Terra dei Fuochi, molti residenti sono stati vittime di gravi malattie, incluso il cancro. Un quadro che ha portato la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza Cannavacciulo e altri contro Italia (ricorsi n. 51567/14 e altri), depositata il 30 gennaio, a condannare l'Italia...

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