Il giudice minorile ha seguito la propria grammatica: intervento graduale, misura crescente solo quando il meno invasivo fallisce. Non una crociata contro la "famiglia nel bosco", ma la constatazione che il bosco, così com'era, stava chiudendo ai bambini l'accesso al futuro.

Tribunale per i minorenni di L'Aquila - Ordinanza 20 novembre 2025 n. 2061 Presidente Angrisano; Relatore Ferrari
Tribunale per i minorenni di L'Aquila - Ordinanza 5 marzo 2026 Presidente Angrisano; Relatore Ferrari

Una famiglia ha deciso di vivere nel bosco, isolata, senza luce, acqua corrente, gas, telefono e ogni tipo di contatto con il mondo. Nessun problema se si trattasse solo di adulti ma in questo caso ci sono di mezzo dei minori: una bambina di otto anni e due gemelli di sei che non vanno a scuola, non hanno un pediatra che li segue e coetanei con cui giocare. Una "scelta ambientalista radicale" per i genitori, ma per il tribunale per i Minorenni dell'Aquila si tratta invece di «abbandono materiale, educativo e relazionale». Pubblichiamo i due decreti di novembre 2025 e marzo 2026 che hanno tracciato la traiettoria di questa vicenda che ancora continua a riempire le cronache di giornali, trasmissioni televisive e dibattiti politici: con il primo provvedimento i giudici hanno deciso l'allontanamento dei bimbi e la sospensione della responsabilità genitoriale, con il secondo la loro separazione dalla madre e il passaggio dalla casa-famiglia a un'altra struttura. A seguire l'analisi delle decisioni, delle loro motivazioni e conseguenze di Valeria Cianciolo.

LA MASSIMA

Minori - Responsabilità genitoriale - Sospensione - Minori in situazione di abbandono materiale ed educativo - Scelta di vita radicale - Istruzione parentale inadeguata - Condizioni abitative precarie - Mancata collaborazione con i servizi sociali - Violazione del diritto alla socializzazione - Allontanamento dalla famiglia.

In presenza di una situazione di abbandono materiale, educativo e sanitario dei minori, anche se giustificata dai genitori come scelta ambientalista radicale, aggravata dalla sistematica opposizione alla collaborazione con i servizi sociali, dalla carenza di condizioni abitative sicure e salubri, dalla documentazione insufficiente sull'istruzione parentale e, soprattutto, dalla grave compromissione del diritto alla socializzazione dei minori in un contesto adeguato allo sviluppo psico-fisico, il Tribunale per i Minorenni deve disporre la sospensione della responsabilità genitoriale, l'affidamento dei minori a un tutore e il loro collocamento in struttura protetta, attribuendo prevalenza alla tutela della vita di relazione e dell'integrità evolutiva dei bambini rispetto alle convinzioni ideologiche dei genitori.

LA MASSIMA

Minori - Responsabilità genitoriale - Collocamento in comunità - Interferenze materne distruttive - Istruzione parentale inefficace - Isolamento indotto - Esposizione mediatica dei minori - Violazione della privacy - Separazione madre-figli - Urgenza tutelare. 

Quando il collocamento dei minori in casa-famiglia, inizialmente accompagnato dalla convivenza materna per favorire l'adattamento, si trasforma in occasione di sistematica delegittimazione degli educatori e delle regole comunitarie da parte della madre, che ostacola il percorso educativo, mantiene i figli in stato di dipendenza simbiotica e orchestra comportamenti distruttivi attraverso messaggi di resistenza, il Tribunale per i Minorenni deve disporre il trasferimento in altra struttura con separazione dalla madre, anche alla luce dell'emersione di gravi carenze nell'istruzione (minori in età scolare incapaci di leggere e scrivere), di dinamiche relazionali patologiche e dell'illegittima esposizione mediatica orchestrata dai genitori stessi in violazione della Carta di Treviso e della normativa sulla privacy dei minori. L'intervento si giustifica non come sanzione dell'amore genitoriale, ma come necessaria tutela dei diritti autonomi dei bambini alla formazione, all'istruzione effettiva e alla socializzazione, che prevalgono sulle scelte ideologiche degli adulti.

Sulle pendici della Majella, in un bosco fra Palmoli e il nulla, una famiglia ha deciso di scomparire dal mondo. Un rudere sgangherato, una roulotte, niente luce, niente acqua corrente, niente gas, niente telefono. Una bambina di otto anni e due gemelli di sei crescono così: senza scuola, senza pediatra, senza coetanei. I genitori la chiamano "scelta ambientalista radicale". Il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila ha dato un altro nome: abbandono materiale, educativo e relazionale.

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