Le misure sul contenzioso tributario previste dal Dl Ristori finiscono sul banco degli "imputati" del maxi Plenum di oggi del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Perché tra i presidenti delle Commissioni, chiamati tutti a partecipare al dibattito dell'organo di autogoverno, c'è chi critica l'articolo 27 del decreto, nella parte in cui sostanzialmente si esclude la possibilità per i difensori di chiedere la discussione pubblica o il rinvio a data post emergenziale.
Il dibattito è acceso. Il punto di vista di alcuni presidenti di Ct, infatti, incrocia la posizione di avvocati e commercialisti, che hanno serrato i ranghi contro quella che viene definita una trattazione documentale «coatta», non essendoci la possibilità di discussione orale né - allo stato - di videoudienza. Il Cpgt fa fronte comune in favore dell'articolo 27: d'altronde la misura del Dl Ristori ha una durata limitata nel tempo, trattandosi di una norma che ha lo scopo di arginare l'accumulo di ritardi dovuto all'emergenza sanitaria. Ciò non vuol dire che ci sia scarsa sensibilità verso la posizione dei professionisti. Al contrario: al Plenum di oggi Antonio Leone, ai vertici del Consiglio di presidenza, farà riferimento proprio alla rinuncia del principio di oralità, ma terrà a precisare che il provvedimento del Dl Ristori è temporaneo e che al più presto si tornerà all'udienza pubblica, nella speranza che in tempi stretti si avviata la tanto attesa videoudienza da remoto.
Oggetto del dibattito, come detto, sarà anche la decisione di alcune commissioni, che in questi giorni stanno disponendo il rinvio della causa su richiesta della parte di svolgere la discussione orale. Su questo aspetto si cercherà una cornice normativa e saranno diramate delle linee guida nell'auspicio di uniformare il più possibile le prassi delle singole commissioni.
Resta aperto il tema della videoudienza. Come anticipato sul Sole24Ore di mercoledì 4 novembre, il Dipartimento finanze del ministero dell'Economia sta lavorando a un decreto ministeriale per consentire da una parte lo svolgimento della camera di consiglio per i giudici, che dunque potranno connettersi al sistema informatico delle proprie commissioni da
casa, dall'altra di avviare la videoudienza per permettere anche ai professionisti di discutere le cause. Ed è proprio su quest'ultimo aspetto che si stanno concentrando le attenzioni, considerato che non è detto che i sistemi interni delle commissioni riescano a supportare un alto numero di connessioni contempareamente.
Intanto ieri si è riunito il tavolo sulla riforma tributaria coordinato dall'Amt, l'Associazione magistrati tributari guidata da Daniela Gobbi a cui partecipano docenti universitari e le rappresentanze dei professionisti tra cui i consigli nazionali di avvocati e commercialisti. Durante il confronto è stato approvato un documento congiunto di sollecito al Mef perché si attivi concretamente per rendere operativa la piattaforma telematica così da consentire alla giustizia tributaria di tenere udienze da remoto. Questo anche allo scopo di evitare anche possibili futuri contenziosi alla luce dell'articolo 27 del Dl Ristori che, secondo l'interpretazioni delle categorie professionali, presenta aspetti di illegittimità laddove i presidenti di Commissione non accolgano la richiesta di trattazione pubblica delle cause, cosa che tra l'altro sta avvenendo
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