“Con Emma Bonino scompare una protagonista della vita civile e politica italiana ed europea, una donna che ha attraversato quasi mezzo secolo della nostra storia senza mai separare l’esercizio della politica dalla difesa concreta della libertà e della dignità di ogni persona.
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ne ricorda con profonda commozione la passione civile, il coraggio, la tenacia e, soprattutto, l’intransigente fedeltà a una concezione liberale dello Stato di diritto, nel quale il potere non è mai legittimato soltanto dal fine che persegue, ma dal rispetto dei diritti fondamentali proclamati dalla Costituzione e dal controllo democratico.
Emma Bonino ha saputo stare dalla parte delle minoranze, degli esclusi, dei perseguitati, delle persone private della libertà, di coloro la cui voce troppo spesso non riesce a superare i muri delle istituzioni. Lo ha fatto senza paternalismo e senza indulgenze retoriche, riconoscendo in ciascuno prima di ogni altra condizione, la qualità di essere umano titolare di diritti che nessuna ragione di Stato e nessuna convenienza politica possono cancellare.
Nella sua lunga militanza radicale ha denunciato l’abuso della custodia cautelare, ha lottato per l’amnistia dinanzi all’illegalità delle condizioni detentive e all’irragionevole durata dei processi, si è opposta a ogni concezione vendicativa della pena, ha difeso il diritto di difesa e la terzietà del giudice, affinché nessun cittadino fosse lasciato solo dinanzi alla pretesa punitiva dello Stato.
Il suo sostegno a Enzo Tortora non fu soltanto dettato dalla solidarietà verso un uomo innocente travolto dalla macchina giudiziaria e mediatica, ma dalla consapevolezza che l’errore giudiziario non riguarda mai esclusivamente chi lo subisce, perché interroga l’intero sistema penale e impone alle istituzioni responsabilità, trasparenza e capacità di riconoscere i propri fallimenti. Da quella vicenda Bonino trasse una lezione alla quale rimase sempre fedele: l’indipendenza della magistratura è una garanzia irrinunciabile per i cittadini, ma non può tradursi nell’irresponsabilità della funzione e il processo è giusto soltanto quando accusa e difesa si confrontano davanti a un giudice realmente terzo.
Nelle carceri Emma Bonino volle entrare personalmente per constatare le condizioni di reclusione.
Non accettò mai la concezione di un detenuto visto come una persona posta fuori dalla società civile. Vide nel carcere lo specchio più severo dello Stato di diritto e ricordò che la dignità umana non si arresta sulla soglia di una cella. Per questo denunciò il sovraffollamento, l’abbandono, l’isolamento, la compressione dei rapporti familiari e delle garanzie difensive e per questo rifiutò con forza l’idea che la sofferenza ulteriore, estranea alla pena stabilita dalla legge, potesse essere tollerata o trasformata in uno strumento di consenso.
Comprese prima di molti che la lotta contro l’arbitrio del potere punitivo e quella contro l’impunità dei grandi criminali appartengono alla stessa cultura della giurisdizione. Con “No Peace Without Justice - NPWJ”, associazione internazionale da lei fondata nel 1993, fu protagonista della costruzione della giustizia penale internazionale, della nascita della Corte penale internazionale, e dell’affermazione del principio secondo cui genocidi, crimini di guerra e crimini contro l’umanità non possono essere sottratti al giudizio del diritto.
Allo stesso modo con la battaglia per la moratoria universale e per l’abolizione della pena di morte espresse una convinzione radicale secondo cui lo Stato non può difendere la vita sopprimendola, né affermare la giustizia riproducendo la violenza che pretende di condannare.
Emma Bonino lascia una testimonianza politica e morale che va oltre ogni appartenenza. Ci ricorda che i diritti non sono acquisiti una volta per tutte, che la libertà vive soltanto se qualcuno è disposto a difenderla anche quando riguarda gli altri, gli impopolari, gli accusati, i condannati, gli stranieri, coloro dai quali la maggioranza preferirebbe distogliere lo sguardo.
L’Unione delle Camere Penali Italiane si unisce al dolore di quanti le hanno voluto bene e rende omaggio a una donna libera, che ha fatto della difesa dello Stato di diritto una scelta di vita.
Il modo più autentico per ricordarla sarà continuare a battersi perché nessun essere umano sia mai ridotto al proprio reato, alla propria condizione, alla propria appartenenza o alla propria fragilità, e perché la giustizia rimanga sempre limite al potere, garanzia della libertà e tutela della dignità della persona”.
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane

