Nel 2023 il 48,9% delle sentenze emesse dalla giustizia tributaria è stato favorevole agli uffici impositori, il 29% al contribuente, e circa il 10% prevede ipotesi di accoglimento parziale del ricorso proposto dal contribuente. Sono i dati illustrati a Montecitorio da Carolina Lussana, presidente del Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tributario 2024. “Valori sostanzialmente analoghi - ha aggiunto - in secondo grado dove i giudizi integralmente favorevoli al contribuente sono stati il 27%”.

La giustizia tributaria gestisce, in media ogni anno, “cause per un valore complessivo di circa 40 miliardi di euro, pari a 2 punti percentuali di Pil, come una manovra finanziaria”. “La Giustizia tributaria - ha sottolineato - ha un ruolo importantissimo nella nostra Nazione, essendo chiamata a contemperare al meglio le pretese impositive dello Stato con il diritto del cittadino contribuente ad avere un sistema fiscale equo. Diritto di difesa, buona amministrazione, progressività fiscale, libertà economica sono i principi costituzionali ai quali la giurisdizione tributaria da sempre si ispira”.

Lussana ha quindi evidenziato che “i tempi di definizione dei procedimenti in primo e secondo grado, come per gli anni passati, si confermano i migliori di tutte le altre giurisdizioni. In primo grado si è passati dai 652 giorni del 2021, ai 571 del 2022, per arrivare ai 430 del 2023, con una riduzione in 2 anni pari ad oltre 7 mesi (222 giorni). In secondo grado si è invece passati dai 1.079 giorni del 2021 ai 973 del 2022, per arrivare ai 970 del 2023 con una riduzione in 2 anni pari a quasi 4 mesi (109 giorni)”.

Il valore medio dei ricorsi definiti in primo grado, infine, è stato pari a 95.211 euro, mentre il valore medio degli appelli definiti in secondo grado è stato pari a 188.783 euro.

“Nel 2023 - ha riferito - sono pervenuti presso le Corti di giustizia tributaria di primo grado 138.372 ricorsi. Quelli definiti sono stati 139.203. Nel 2022 i ricorsi pervenuti erano stati 145.984 e quelli definiti 135.066. Lo scorso anno, dunque, rispetto al 2022, presso le Corti di giustizia tributaria di primo grado sono pervenuti 7.612 ricorsi in meno ma ne sono stati definiti 4.137 in più. I ricorsi pendenti nel 2022 erano 159.299, nel 2023 158.468, con un calo di 831 unità (del 0,5%)”.

Inoltre, ha aggiunto: “Nelle Corti di giustizia tributaria di secondo grado gli appelli pervenuti nel 2023 sono stati 36.916. Quelli definiti 52.915. Nel 2022 gli appelli pervenuti erano stati 41.058 e quelli definiti 54.915, a conferma di un trend - ha sottolineato - come per il primo grado, che vede un numero maggiore di definizioni rispetto alle sopravvenienze. Nel dettaglio, nel 2023 rispetto all’anno precedente presso le Corti di giustizia tributaria di secondo grado sono pervenuti 4.142 appelli in meno e ne sono stati definiti 2.000 in più”.

Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, ha proseguito, “è impegnato senza risparmio di energie nel dare completa attuazione” alla legge di riforma del 2022 che “introducendo il giudice professionale assunto per concorso e creando così la ’quinta magistratura’ professionale, ha rappresentato un cambiamento epocale per la Giustizia tributaria. Il cambio di passo, con il superamento dell’assetto onorario della giustizia tributaria in una società che richiede con forza dagli operatori del diritto professionalità e specializzazione, non era dunque più rinviabile”. “L’urgenza di approvare la riforma, inserita fra gli obiettivi concordati con l’Unione europea e dalla cui realizzazione dipende l’erogazione dei fondi del Pnrr, ha purtroppo determinato alcune criticità che hanno imposto nei mesi passati dei correttivi urgenti - ha spiegato - E questo anche per non dare l’impressione di voler mortificare chi fino ad oggi ha operato al meglio con scarsità di mezzi e senza grandi riconoscimenti economici”.

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