Dopo la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia, l’Anm prova a voltare pagina e a rilanciare un percorso di rinnovamento interno, mettendo al centro il contrasto alle “degenerazioni correntizie”, il carrierismo e la trasparenza nelle decisioni del Csm. Nell’assemblea generale straordinaria di Roma, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, ha invitato le toghe a dimostrare di essere “degne” dell’autogoverno della magistratura, chiedendo di eliminare definitivamente logiche di appartenenza nelle nomine e nelle valutazioni professionali.

Secondo Tango, ogni scelta basata sulle correnti anziché sul merito mina la credibilità della magistratura sia all’interno sia verso i cittadini. Per questo ha chiesto un “serio rinnovamento” e un intervento anche contro il “carrierismo”, escludendo però la nascita di organismi alternativi all’Anm che rischierebbero di frammentare la rappresentanza delle toghe.

Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha sottolineato la necessità di evitare “ripiegamenti corporativi” e di tornare a concentrarsi sui problemi strutturali della giustizia: durata dei processi, carenza di personale, sistemi informatici inadeguati e condizioni delle carceri. Maruotti ha inoltre ricordato l’incontro del 29 aprile con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, spiegando che alcune rassicurazioni ricevute – sul gip collegiale e sull’Ufficio per il processo – sono considerate ancora insufficienti dall’associazione.

L’assemblea ha approvato una mozione programmatica che individua le priorità dell’associazione: maggiore trasparenza del governo autonomo, valorizzazione dell’Ufficio per il Processo, investimenti nella Scuola superiore della magistratura, gestione dell’intelligenza artificiale, pari opportunità, comunicazione con la società civile e situazione carceraria.

“La magistratura associata - si legge nel testo della mozione - deve farsi portatrice di proposte concrete, superando definitivamente logiche di appartenenza, per affermare modelli fondati sul merito e sulla trasparenza”.

“Per tali motivi, l’Assemblea individua i seguenti indirizzi programmatici della futura azione associativa - prosegue il documento che elenca-:

Trasparenza del governo autonomo e contrasto al carrierismo. È necessario che il CSM incida sui limiti della propria discrezionalità nel conferimento degli incarichi, mediante l’introduzione di criteri a priori, stringenti, trasparenti e verificabili. Al fine di evitare la formazione di una ’carriera dirigenziale’ separata, in contrasto con il principio costituzionale di una magistratura orizzontale, appare opportuno introdurre una cesura temporale che imponga il rientro obbligatorio nelle funzioni prima della possibilità di concorrere a un nuovo incarico direttivo. L’esperienza giurisdizionale deve assumere un rilievo prevalente rispetto alle esperienze di collaborazione politico-amministrativa. Ai fini delle valutazioni, è necessario ampliare le fonti di conoscenza, includendo stabilmente tra esse il parere dei magistrati dell’ufficio. È necessario proseguire nel percorso intrapreso valutando la possibilità di introdurre nel Codice Etico dell’ANM forme più incisive di incompatibilità tra impegno associativo e candidatura al Csm“.

Anche l’attività della Scuola Superiore della Magistratura deve essere improntata a maggiore trasparenza e partecipazione ai processi decisionali - si legge ancora nella mozione approvata dall’assemblea generale dell’Anm -: occorre assicurare una più ampia conoscibilità delle attività e delle decisioni del Comitato Direttivo, nonché dei criteri di selezione e valutazione dei formatori.

 Risorse, carichi esigibili e valorizzazione dell’Ufficio per il Processo. E’ necessario il definitivo superamento della tensione alla produttività a ogni costo e il ripristino di un equilibrio tra efficienza e qualità della giurisdizione. Il funzionamento del servizio giustizia richiede investimenti strutturali e una programmazione consapevole in ordine all’adeguamento e alla copertura degli organici (magistratura ordinaria e onoraria, nonché personale amministrativo), alla stabilizzazione dei funzionari AUPP a supporto della giurisdizione e alla particolare attenzione per i settori in maggiore sofferenza e per i magistrati di più recente nomina. Si propone l’istituzione di una commissione permanente dell’ANM sul funzionamento degli uffici giudiziari, finalizzata alla raccolta di dati su organici, carichi di lavoro, tempi dei procedimenti, dotazioni tecnologiche, funzionalità degli applicativi e sicurezza del dato giudiziario, al fine di elaborare proposte organizzative concrete e valorizzare le buone prassi”.

“La digitalizzazione non può essere considerata una mera innovazione tecnica, in quanto incide direttamente sul nucleo della funzione giudiziaria - prosegue il documento -. Si evidenzia lo stato di inefficienza e i frequenti malfunzionamenti degli applicativi ministeriali attualmente in uso (quali, nel processo penale, il software APP), che determinano un aggravio dei tempi di lavorazione. Si rendono pertanto necessari investimenti significativi per lo sviluppo di software realmente efficienti e per l’adeguamento tecnologico delle aule giudiziarie.

L’Assemblea accoglie con forza le istanze volte a realizzare una effettiva parità di genere nell’organizzazione giudiziaria, attraverso il superamento delle attuali disparità nell’accesso agli incarichi direttivi“.

 

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