Nonostante segnali di ripresa nei redditi e negli indicatori economici, l’avvocatura italiana resta attraversata da criticità profonde. “Un grido di aiuto e condivisione per tutto ciò che possiamo fare per un’avvocatura che, al di là dei numeri che mostrano un cauto ottimismo, è un’avvocatura in crisi”. A lanciarlo è stata la presidente di Cassa Forense, Maria Annunziata, nel corso dell’evento di presentazione del Rapporto sull’Avvocatura 2026, nella nuova aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati. Annunziata ha tuttavia rivendicato la “solidità” dell’ente previdenziale: “Il messaggio che deve arrivare è quello di una Cassa solida”, ha affermato, annunciando l’approvazione del bilancio per il giorno successivo. “Il bilancio consuntivo registra un utile di esercizio pari a 1,3 miliardi di euro”, ha aggiunto.
Il Rapporto, realizzato da Cassa Forense e Censis, nel suo decimo anniversario fotografa una professione ancora in piena trasformazione. L’indagine si basa su oltre 30mila questionari compilati dagli avvocati e sull’analisi dei dati degli iscritti forniti dall’ente previdenziale. “L’avvocatura deve tornare a riflettere”, avverte Giorgio De Rita, sottolineando come soprattutto i giovani chiedano più welfare: “non basta sostenere la crescita, bisogna garantirne la continuità nel tempo”.
Il rapporto è stato presentato ieri a Roma, presso la Camera dei deputati, alla presenza dei delegati. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando.
Sul piano demografico, nel 2025 gli iscritti alla Cassa sono 228.641, di cui 211.464 avvocati attivi e 17.177 pensionati; nello stesso anno l’ente ha erogato circa 36mila trattamenti pensionistici.
Dal punto di vista economico, nel 2024 il reddito complessivo Irpef degli avvocati ha raggiunto gli 11,2 miliardi di euro, in crescita del 7,1% rispetto al 2023, mentre il volume d’affari complessivo ha superato i 16 miliardi (+5,7%). Il reddito medio si attesta a 51.912 euro (+8,9%), ma resta marcato il divario di genere: 67.959 euro per gli uomini contro 33.829 euro per le donne. Particolarmente rilevante è anche il cosiddetto “PIL dell’avvocatura”, che nel 2024 raggiunge un indice pari a 187 (base 2000), a fronte del 109,6 del PIL nazionale, evidenziando una dinamica di crescita più sostenuta rispetto all’intera economia italiana.
Accanto al miglioramento dei dati reddituali, cambia anche il vissuto della professione. Nel 2026 la percezione della condizione lavorativa raggiunge il livello più alto degli ultimi dieci anni: se nel 2015 oltre il 61% degli avvocati definiva il proprio status “critico” (con un picco del 22,5% di pessimismo estremo), oggi la quota scende al 45,3%. In particolare, diminuisce l’area della forte incertezza professionale, che passa dal 22,5% al 18,4%, segnalando un graduale spostamento verso scenari più stabili.
Permangono tuttavia elementi di preoccupazione, soprattutto per i redditi futuri. Tra i principali fattori indicati figurano i ritardi nei pagamenti degli assistiti (33,9%), gli onerosi adempimenti amministrativi e fiscali (32,4%), l’elevata concorrenza e il numero ritenuto eccessivo di avvocati (30,7%), l’instabilità normativa e la durata dei processi (22,2%) e, infine, gli alti costi della giustizia (16,1%).
Sul fronte organizzativo resta prevalente il modello dello studio monopersonale (66,2%), ma tra i più giovani si fanno strada forme più flessibili e collaborative: tra gli under 40 solo il 42,4% lavora in autonomia. Parallelamente, accelera in modo significativo l’adozione dell’intelligenza artificiale: in un anno l’utilizzo passa dal 27,5% al 55,3%, fino a raggiungere il 70,3% tra gli under 40, segno di una professione sempre più orientata all’innovazione.
Nonostante le criticità economiche, la scelta di intraprendere la professione legale resta fortemente legata a motivazioni valoriali: il 52,1% degli avvocati indica ragioni connesse a giustizia e diritti, contro appena il 10,9% che cita motivazioni economiche. In questo contesto, dalla categoria arrivano richieste precise alla Cassa: rafforzamento del welfare, maggiore offerta di formazione continua e politiche di sostegno alla professione, con particolare attenzione ai giovani e alla multidisciplinarità.
Il Rapporto evidenzia anche una forte polarizzazione territoriale: Calabria e Sicilia registrano la maggiore densità di avvocati, mentre la Lombardia ha il primato numerico. Sul fronte dell’efficienza, i tempi medi della giustizia civile si attestano a 503 giorni, con ampie differenze tra Nord e Sud.
Al centro del dibattito resta il nodo del ricambio generazionale. “Conoscere i dati è fondamentale per mettere in campo le migliori soluzioni”, ha osservato il sottosegretario Claudio Durigon, richiamando il calo demografico, il divario di genere e la necessità che le casse diventino “motore di innovazione” per favorire l’ingresso e la permanenza di giovani e donne.
Per il viceministro Francesco Paolo Sisto, il rapporto conferma che “la crisi dell’avvocatura non è del tutto superata”, anche per la carenza di ricambio: servono processi più snelli, più formazione e una riforma della legge professionale.

