Non basta dimostrare un errore del difensore per ottenere un risarcimento: è necessario provare che, senza quell’errore, la causa avrebbe avuto concrete possibilità di successo. Quindi la responsabilità professionale del legale richiede non solo la prova dell’errore, ma anche quella del danno “conseguenza”, valutato secondo criteri probabilistici e non ipotetici. È questo il principio enunciato dalla Cassazione con la sentenza n. 17320/2026, che chiude una lunga vicenda di responsabilità professionale tra un cliente e il proprio avvocato.

I fatti

La controversia nasce da un incarico conferito a un legale per ottenere l’accertamento dell’usucapione di alcuni immobili in un Comune vicentino. Nel corso del giudizio, però, il difensore non ha indicato i testimoni nei termini previsti dal rito civile, compromettendo la strategia istruttoria della causa.

La vicenda nel merito

Il Tribunale di Vicenza aveva inizialmente accolto la domanda risarcitoria del cliente, ritenendo che l’errore avesse inciso sull’esito del giudizio. La Corte d’Appello di Venezia, poi, ha ribaltato la decisione, escludendo il nesso causale tra la condotta del professionista e la perdita del processo.

Secondo i giudici di secondo grado, infatti, le prove disponibili non sarebbero state comunque sufficienti a dimostrare i presupposti dell’usucapione, e le testimonianze non indicate non avrebbero aggiunto elementi decisivi.

Il verdetto della Cassazione

La Cassazione ha confermato questa impostazione, respingendo il ricorso del cliente. I giudici di legittimità hanno chiarito che la responsabilità dell’avvocato non può essere affermata in modo automatico per il solo errore processuale: occorre dimostrare, con un giudizio “prognostico”, che la causa avrebbe avuto una ragionevole probabilità di essere vinta.

Quindi - alla luce di quanto scritto nella decisione - non è sufficiente ipotizzare un diverso esito del processo, ma bisogna provare che l’errore abbia realmente compromesso una “chance concreta” di successo.

Conclusioni

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per ritenere che la causa di usucapione potesse essere accolta, anche in presenza delle prove testimoniali non ammesse.

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