Il 28 luglio, presso il Ministero della Giustizia, è stata sottoscritta l’Ipotesi di accordo sull’utilizzazione del Fondo Risorse Decentrate per l’anno 2025. L’ipotesi destina cento milioni di euro all’incentivazione del personale amministrativo di Tribunali, Corti d’appello e Corte di Cassazione impegnato nella riduzione dei procedimenti civili pendenti.

Che il personale amministrativo, si legge in una nota dell’Unione delle Camere civili, motore spesso silenzioso degli uffici giudiziari, riceva un riconoscimento economico per l’apporto profuso è cosa che l’Avvocatura civile guarda con favore, non con diffidenza. Il rilievo, prosegue il comunicato, non investe l’an dell’incentivo, ma il criterio che lo governa. E il criterio, così come disegnato dall’art. 3 dell’accordo, àncora la premialità a due sole grandezze, entrambe quantitative: la riduzione delle pendenze civili e il disposition time civile, ciascuna con peso pari alla metà delle risorse.

Il punto, affermano i civilisti, merita attenzione. L’art. 111 della Costituzione presidia la ragionevole durata come garanzia del processo e delle parti che vi partecipano, non come obiettivo di produttività dell’apparato considerato fine a sé stesso. Quando la sola metrica premiante diventa il numero delle cause definite e lo stock del pendente abbattuto, il baricentro rischia di spostarsi dalla qualità della risposta di giustizia alla sua mera contabilità. Un sistema che remunera esclusivamente il quanto - senza alcun contrappeso sul come - comunica, sul piano istituzionale, un messaggio che l’Avvocatura non può condividere: che la giustizia civile si misuri in fascicoli chiusi e non in diritti effettivamente tutelati.

Per l’Uncc la questione riguarda l’affidabilità stessa dell’indicatore prescelto. Il disposition time - nato in sede CEPEJ come strumento di comparazione tra sistemi - non fotografa – argomentano gli avvocati - la durata reale che il cittadino e il suo difensore sperimentano. L’Unione ha già documentato la divergenza fra tale indicatore e la Durata Effettiva dei procedimenti: nel comparto del Civile Ordinario quest’ultima è tornata a crescere a partire dal 2021, proprio mentre il disposition time segnava una discesa. È la prova che il dato può migliorare sulla carta senza che migliori l’attesa concreta di chi il processo lo subisce. Costruire su un simile parametro un incentivo economico significa premiare un progresso ragionieristico che non corrisponde necessariamente a un beneficio per la parte.

Non si tratta di un timore astratto. Un incentivo agganciato al numero delle definizioni, e non alla loro tenuta né alla complessità delle controversie trattate, può orientare l’organizzazione degli uffici verso la chiusura delle cause più agevolmente definibili, a scapito di quelle tecnicamente complesse - proprio le controversie in cui il contributo qualificato del difensore è decisivo. È il rischio, ben noto ai sistemi a performance quantitativa, di una selezione implicita che penalizza il contenzioso di maggiore spessore.

I criteri applicativi restano, del resto, conclude la nota, ancora da definire in sede di contrattazione integrativa nazionale. Vi è dunque lo spazio perché quella sede introduca ciò che l’accordo oggi non contempla: indicatori di qualità e correttivi che tengano conto della complessità delle cause, così da evitare che l’efficienza premiata si traduca in una pressione sui tempi fisiologici della difesa, garantiti dall’art. 24 e dall’art. 111 della Costituzione.

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