Dura presa di posizione dell'Osservatorio delle Camere penali sul "metodo" di inchiesta utilizzato dalla testata online Fanpage.it nel recentissimo scoop su di un partito politico. Il filmato, ricorda la nota, è stato girato con una telecamera nascosta da un giornalista che per tre anni si è finto un uomo d'affari a cui interessava finanziare un partito. A seguito della riprese, la magistratura ha aperto in tempi di rercord un fascicolo di indagine con l'ipotesi di finanziamento illecito ai partiti, riciclaggio e apologia di fascismo.
Ebbene i penalisti si chiedono retoricamente se questa sia una nuova forma di "giornalismo d'inchiesta" e ricordano che proprio in questi giorni il Parlamento sta approvando la direttiva Ue sulla "presunzione d'innocenza".
"In questo caso – si legge - non si assiste più alla ‘ricerca' di informazioni correlate alla vicenda sottostante un'indagine giudiziaria in corso o alle solite, impunite violazioni del segreto istruttorio. Questa volta siamo al cospetto di un reporter che, dissimulando il proprio status personale, stimola proposizioni e comportamenti penalmente rilevanti, sino a determinare il momento genetico della notitia criminis, all'esito della pubblicazione del reportage". Il percorso informativo subisce così una "drammatica inversione ad U nel suo ‘fisiologico' sviluppo informando il cittadino con la notizia di un fatto innescato e non con l'approfondimento di un fatto già accaduto".
"Questo non è giornalismo di inchiesta così come lo si vuol definire. È piuttosto il frutto di una vera e propria attività investigativa, sottratta a qualunque forma di controllo dell'Autorità Giudiziaria ed alle regole che presidiano la genesi e lo sviluppo delle vicende processuali".
Secondo l'Osservatorio va dunque accertato se si tratti di una attività lecita considerata la possibile violazione di una serie di precetti: art. 494 c.p. (sostituzione di persona); 167 Codice Privacy (diffusione delle conversazioni), art. 615-bis c.p. (interferenze illecite nella vita privata) art. 617-septies c.p. (diffusione di riprese e registrazioni fraudolente). È vero, affermano, che c'è la scriminante del diritto di cronaca ma spetta al giudice valutare nel merito il bilanciamento tra gli interessi in gioco.Il rischio, tuttavia, proseguono gli avvocati, è che il "giornalismo d'inchiesta" si sostituirà alla magistratura inquirente, "con l'unico impellente target di raggiungere lo scoop, senza trovare alcun freno inibitore, neppure le sanzioni penali". "Oggi è successo ad un partito politico, domani potrà accadere ad altri schieramenti, ed ancor peggio, a qualsiasi cittadino, al di là della personale visibilità o notorietà".

