Non si può tacere di fronte a questa tragica sequela di morti e di suicidi nelle carceri italiane: una donna è stata trovata morta nel carcere di Rebibbia femminile a Roma, nel carcere di Biella un giovane egiziano si è impiccato con le garze delle medicazioni dovute a precedenti atti di autolesionismo, nel carcere di Ferrara un detenuto è morto per inalazione di gas. Si tratta di morti per suicidio che si aggiungono ai quarantacinque di questo anno ed agli innumerevoli tentativi di suicidio e di altre tragiche morti che si aggiungono alle centinaia di decessi per malattia che testimoniano di una condizione generalizzata contraria ad ogni senso di umanità e violativa del rispetto della dignità della persona.

Di fronte alle ripetute denunce non possiamo non ribadire l’assoluta necessità ed urgenza di rimedi seri e concreti che possano restituire legalità alla condizione delle nostre carceri. Il diniego di misure di clemenza straordinarie sia pure condizionate, a fronte di questo scempio, non può avere alcuna giustificazione.

Così come appaiono irragionevoli le voci di allarme che si sono sollevate dalla magistratura contro le misure varate dal governo volte a favorire l’uscita dal circuito carcerario dei tossicodipendenti. Troppi i detenuti in carcere in attesa di giudizio e troppi i condannati in espiazione di pene brevi che non riescono ad ottenere misure alternative.

Ciascuno deve farsi carico con responsabilità e serietà di una situazione incompatibile con ogni principio di giustizia e di civiltà.

È per questo motivo che abbiamo deciso di convocare a Firenze il 19 settembre avvocatura, accademia, magistratura e politica per discutere di tali possibili soluzioni che siano l’avvio di una seria riforma di sistema, da operare nel rispetto di quella visione costituzionale che è l’unica capace di garantire assieme alla risocializzazione dei condannati, la sicurezza di tutti i cittadini.

* Presidente Ucpi

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