Dopo gli scontri di piazza di Milano e l’ultimo decreto sicurezza che stringe le maglie della giustizia penale per i minori tra 14 e 18 anni, scoppia la polemica per le dichiarazioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulla necessità di nuovi posti in carcere per i soggetti di giovane età.

“Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta - afferma il ministro della Giustizia, Carlo Nordio - ma vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre i violenti. E - sottolinea il Guardasigilli - il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza“. “La riunione al ministero, riferisce Nordio, era finalizzata a cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare degli accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori“.

Un precedente, riferito a giovani già maggiorenni del circuito penale minorile, risale al 2025: alla Dozza di Bologna fu aperta una sezione temporanea, rimasta attiva dal 24 marzo al 30 settembre, per accogliere giovani adulti provenienti dagli istituti penali minorili.

Il Guardasigilli sottolinea che la creazione di nuovi reati è una strada obbligata: “Siamo costretti a farlo davanti a comportamenti nuovi e imprevedibili, che hanno un vuoto di tutela penale“. In particolare, con il nuovo reato si inizierà a indagare sulle origini delle violenze di piazza, che spesso si annidano nelle piattaforme social”. Per quanto riguarda gli interventi sull'imputabilità dei minori, il Ministro esclude che il governo voglia abbassarla, e precisa che “anche prima la persona era imputabile tra i 14 e i 18 anni“. Quello che è cambiato con il nuovo provvedimento è l'onere della prova: ora un ragazzo che ha compiuto 14 anni si presume capace di intendere e volere, e dovrà provare di non esserlo.

Per l’Organismo congressuale forense la soluzione prospettata, e cioè l’ampliamento della capienza degli istituti penali minorili e l'ipotesi di destinare ai minori sezioni delle carceri per adulti, non è accettabile. “Se è condivisibile la condanna e il contrasto all’uso della violenza – si legge in una nota -, va ribadito che la giustizia minorile non può essere governata attraverso un ricorso sempre più esteso alla detenzione. Il nostro ordinamento pone al centro il recupero“. Per Ocf, ”l’unica risposta per superare le criticità risiede nel rafforzamento delle misure educative, dei percorsi di responsabilizzazione e delle strutture di accoglienza e recupero, non dalla moltiplicazione dei posti detentivi, mentre apprezzabile sarebbe un intervento per renderli vivibili ed adeguati alla funzione cui sono preposti”.

“L’idea poi – proseguono gli avvocati - di sacrificare settori degli istituti penitenziari per gli adulti, in emergenza crescente ormai da anni, è non solo irricevibile per impossibilità oggettive, ma pericolosa e potenzialmente criminogena“.

Secondo l’associazione Antigone: “ad agosto il 68,1% di chi era in Ipm non aveva una condanna definitiva e, più di uno su quattro, era in attesa di primo giudizio. Dunque, una larghissima parte dei ragazzi si trova in un carcere come risultato di una politica che ha progressivamente allargato il ricorso alla risposta detentiva, anziché preservarne il carattere residuale”.

Anche il Pd parla di “deriva pericolosissima”, visto che “dopo aver progressivamente smantellato il sistema della giustizia minorile, ora si arriva persino a ipotizzare di destinare ai minori spazi delle carceri per adulti”. Per M5s si tratta di “una proposta folle” e Avs aggiunge: “toccando il tema degli adolescenti, il ministro si pone completamente fuori dallo spirito della Costituzione”. Più Europa sostiene: “con il decreto Caivano, Nordio ha riempito anche le carceri minorili che ormai sono sull’orlo del sovraffollamento”.

 

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