La Corte costituzionale ha sollevato un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea in merito all’esercizio, da parte degli Stati membri, della facoltà di limitare a coloro che svolgano un’attività lavorativa la parità di trattamento tra cittadini nazionali e cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea nell’accesso agli alloggi residenziali pubblici.
In particolare, la Corte costituzionale, con l’ordinanza numero 175, depositata oggi, ha chiesto alla Corte di giustizia se l’articolo 12, paragrafo 2, lettera d), della direttiva (UE) 2011/98 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, vada interpretato nel senso che la volontà di derogare alla «parità di trattamento debba essere formulata in maniera espressa nel testo della disciplina attuativa della direttiva o nel senso di ammettere che una chiara volontà derogatoria sia desumibile anche grazie a quanto espressamente chiarito nella relazione illustrativa del decreto legislativo e, più in generale, nei lavori preparatori del testo normativo».
In attesa della risposta della Corte di giustizia, il giudizio introdotto davanti alla Corte costituzionale con l’ordinanza numero 23 del 2026 è sospeso.
Contestualmente, con l’ordinanza numero 176, depositata oggi, è stato disposto il rinvio a nuovo ruolo del connesso giudizio introdotto con l’ordinanza numero 224 del 2025.

