Un uomo armato di pistola entra nello studio di un avvocato, lo minaccia di morte e lo costringe a redigere un ricorso contro una sentenza di condanna. È accaduto a Termini Imerese, nel Palermitano, dove un professionista è rimasto sequestrato per oltre un'ora e mezza sotto la minaccia di un'arma da fuoco. Un episodio che ha suscitato la reazione dell'Avvocatura e riacceso il dibattito sulla tutela dei difensori nell’esercizio della professione.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Sezione operativa e della Radiomobile del Nucleo operativo di Termini Imerese, insieme ai militari delle Stazioni di Cerda e Campofelice di Roccella, un uomo di 81 anni, già noto alle forze dell'ordine, nel tardo pomeriggio del 16 giugno ha fatto irruzione nello studio dell’avvocato Giovanni Allegra.
L’anziano impugnava una pistola già armata e avrebbe costretto il professionista, sotto ripetute minacce di morte, a predisporre un ricorso contro una sentenza che lo aveva condannato a un mese di reclusione e che gli era stata notificata lo scorso maggio. Per oltre novanta minuti il legale sarebbe rimasto di fatto privato della libertà personale, fino alla consegna dell’atto richiesto.
Ottenuto il documento, l’uomo si è allontanato a bordo della propria autovettura, facendo perdere le tracce. Le ricerche sono proseguite per tutta la notte e si sono concluse la mattina successiva, quando i militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione di Cerda, bloccandolo e mettendolo in sicurezza.
La successiva perquisizione domiciliare e veicolare ha consentito di rinvenire una pistola semiautomatica calibro .45 con matricola abrasa, un colpo già camerato e sei cartucce nel caricatore, oltre a un secondo caricatore contenente altre otto munizioni. Nell’abitazione sono state inoltre trovate e sequestrate ulteriori 94 cartucce. L’81enne è stato arrestato in flagranza per sequestro di persona, estorsione e detenzione di arma e munizioni clandestine e trasferito nella casa circondariale “Burrafato” di Termini Imerese.
L’episodio ha suscitato immediata preoccupazione nel mondo forense. L’Associazione italiana giovani avvocati ha espresso «profonda preoccupazione e piena solidarietà» al collega vittima dell’aggressione, sottolineando come il fatto non possa essere relegato a semplice episodio di cronaca. «Il ministero difensivo è una delle colonne portanti dello Stato di diritto, sancito dagli articoli 24 e 111 della Costituzione. Ogni attacco a chi lo esercita è un attacco al sistema delle garanzie su cui si fonda la nostra democrazia», afferma Aiga.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul crescente numero di intimidazioni e aggressioni nei confronti degli avvocati e invita le istituzioni ad adottare misure concrete di tutela. Nel comunicato viene anche rilanciato il tema del riconoscimento dell'avvocato in Costituzione, considerato un presidio essenziale per rafforzare il ruolo della difesa nell’ordinamento democratico.
Sulla vicenda è intervenuta anche Elisa Demma, presidente del Movimento Forense, che parla di «fatto di eccezionale gravità» e di un episodio che colpisce «non soltanto il professionista coinvolto, ma l’intera Avvocatura e, con essa, i principi fondamentali dello Stato di diritto». Per Demma l’esercizio del diritto di difesa «non può essere sottoposto a costrizioni, intimidazioni o minacce» e l’avvocato non può diventare «il bersaglio delle frustrazioni, delle aspettative disattese o delle tensioni che inevitabilmente accompagnano il contenzioso e l’amministrazione della giustizia».
Movimento Forense lancia inoltre un allarme su quella che definisce una «preoccupante escalation» di aggressioni e atti intimidatori nei confronti degli avvocati. Un fenomeno che, secondo l’associazione, non mette a rischio soltanto la sicurezza personale dei professionisti, ma anche la libertà, l’autonomia e l’indipendenza della difesa. «La tutela dell’avvocato non rappresenta una prerogativa corporativa, ma una garanzia per i cittadini e per il corretto funzionamento della giurisdizione», osserva Demma, chiedendo alle istituzioni un intervento deciso per preservare uno dei presìdi fondamentali dello Stato di diritto.

