Anche una lite da mille euro può diventare un caso di sistema. Nella determinazione del valore della causa, ai fini del computo dei compensi dovuti all’avvocato, entrano anche le spese generali, Cpa ed Iva? La seconda Sezione civile, ordinanza interlocutoria n. 5194/2026, ritenendo la questione di valore “nomofilattico” ha rimesso alla pubblica udienza la decisione.
Il caso nasce dal ricorso di un legale contro la decisione del Tribunale di Bologna che, nel rideterminare le spese dopo un precedente rinvio della Cassazione, aveva calcolato il valore della causa in 1.026 euro, applicando lo scaglione più basso dei parametri forensi.
La ricorrente sostiene invece che nel valore della causa dovessero essere inclusi anche spese generali, CPA e IVA, arrivando a 1.464,51 euro e quindi allo scaglione superiore di compensi. Contesta inoltre la mancata motivazione sul diniego dell’aumento fino al 30% previsto per gli atti telematici strutturati.
La Seconda sezione civile ritiene che la questione interpretativa sulla determinazione della “somma attribuita” e del valore della lite ai fini dei parametri forensi abbia rilievo nomofilattico e ha quindi rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito. La decisione potrebbe uniformare la prassi dei tribunali.
C’è anche un secondo profilo, quello legato alla richiesta di aumento fino al 30% per atti telematici strutturati (art. 4, comma 1-bis DM 55/2014), lamentando che il giudice non abbia motivato il diniego. Anche questo è un tema su cui le prassi dei tribunali sono molto disomogenee.

