Un elenco di candidati ammessi all’orale, diffuso prima della pubblicazione ufficiale e contenente anche commenti e annotazioni non ufficiali. Ma anche la divulgazione dei nominativi di chi non aveva superato le prove scritte. Costano complessivamente 35mila euro al ministero della Giustizia e al Consiglio nazionale del Notariato le irregolarità nella gestione dei dati personali dei partecipanti al concorso a 400 posti di notaio indetto nel 2024. Il Garante privacy, con i provvedimenti nn. 761 e 762 del 7 ottobre 2026, ha inflitto due sanzioni, rispettivamente di 20mila e 15mila euro.

L’istruttoria, si legge nella nota del Garante, ha preso il via da articoli di stampa, secondo i quali il Consiglio del Notariato aveva messo a disposizione su una propria piattaforma online un documento con i risultati delle prove scritte, recante annotazioni e commenti, palesemente di carattere non ufficiale, in corrispondenza dei nominativi di alcuni candidati.

Nel corso dell’istruttoria è emerso che il Consiglio aveva chiesto a un componente della commissione di trasmettere i risultati delle prove scritte e che lo stesso – agendo a titolo individuale, in assenza di autorizzazione da parte della commissione e del Ministero – aveva inviato per errore l’elenco degli ammessi all’orale con tali annotazioni e commenti.

In particolare, prosegue il Garante, il Ministero, che ha il compito di organizzare il concorso, aveva messo a disposizione i risultati delle prove scritte – includendo anche i nominativi dei non ammessi all’orale – all’ingresso della propria sede. Il Ministero, come emerge dal provvedimento n. 761 del 7 ottobre 2026, aveva così violato la disciplina di settore, che prescrive la pubblicazione dei soli nominativi degli ammessi e limita la conoscibilità degli esiti ai locali in cui si sono svolte le prove scritte.

Al Consiglio del Notariato, invece, il Garante ha contestato, con il provvedimento n. 762 del 7 ottobre 2026, di aver chiesto a un membro della commissione di trasmettere l’elenco degli ammessi alla prova orale, alterando così il regime di pubblicità degli esiti stabilito dalla legge. Il Consiglio aveva poi condiviso l’elenco con i notai iscritti a una propria piattaforma informatica di comunicazione istituzionale, anticipando la pubblicazione ufficiale dei risultati da parte del Ministero. Inoltre, sia pure per breve tempo, aveva diffuso la versione dell’elenco trasmessa dal commissario, in parte difforme da quella ministeriale e contenente commenti e annotazioni non ufficiali.

Considerato che le condotte avevano ormai esaurito i loro effetti, il Garante non ha ingiunto ulteriori misure correttive alle due amministrazioni.

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