“La Corte è attenta alle ricadute delle sue pronunce di illegittimità costituzionale sulla spesa pubblica e non di rado opera il differimento degli effetti delle sentenze che tale incidenza abbiano”. Così il Presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso nell’intervista pubblicata nell’Annuario distribuito in occasione della riunione straordinaria del Collegio che si è svolta a Palazzo della Consulta. “Una tipica fattispecie – ha aggiunto – è quella oggetto della sentenza numero 10 del 2015 in cui la Corte, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale di una disposizione che prevedeva un’imposizione tributaria (un’addizionale IRES sugli extra-profitti delle imprese energetiche e petrolifere), ha osservato che l’applicazione retroattiva della declaratoria di illegittimità costituzionale avrebbe determinato una grave violazione dell’equilibro di bilancio in ragione dei rimborsi a cui il Fisco sarebbe stato tenuto. Pertanto, la Corte ha sì dichiarato illegittima la disposizione censurata, ma solo a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.”
Un modello che potrebbe essere seguito anche nella questione relativa al Tfs, il Trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici. La recente ordinanza della Consulta (n. 25/2026) che ha dato 12 mesi di tempo al Parlamento per intervenire, anche gradualmente, sulla corresponsione differita e rateizzata dei trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici. In caso di mancata approvazione di una legge, la Corte costituzionale, all’udienza del 14 gennaio 2027, potrebbe dunque intervenire limitando gli effetti della decisione dal momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. “L’attenzione all’aspetto finanziario costituisce un proprium della Corte – ha detto Amoroso rispondendo a una domanda in conferenza stampa - dopo il precedente della pronuncia n. 10 del 2015 che ha dichiarato incostituzionale la Robin Hood tax (addizionale IRES sulle imprese energetiche) solo per il futuro”. “Quando la Corte ha dichiarato l’illegittimità dell’imposta nel settore energetico, e da allora lo ha fatto più volte, segnando il dies a quo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ha assunto una prospettiva che potrebbe essere adottata anche per il Tfs”.
Amoroso ha poi richiamato l’interlocuzione tra la Corte e il Parlamento, “dove la Corte frena il suo giudizio e dà tempo al Parlamento di provvedere.” “Ed è quello – ha aggiunto - che è successo con l’ordinanza sul Tfs”. “Ovviamente l’impatto economico sarebbe diverso a seconda della decorrenza, ma questo sta tra le varianti possibili del giudizio. Intanto, la Corte ha sollecito nuovamente il legislatore che lo scorso anno è già intervenuto, nel solco tracciato, riducendo da 12 a 9 mesi il tempo di attesa”. “La questione – ha concluso - sarà ripresa a gennaio prossimo dopo la legge di bilancio”.

