Il dibattito sulle possibili soluzioni alla crisi della giustizia, riacceso dalle recenti proposte dell’ANM, richiede «una riflessione seria, equilibrata e soprattutto sistemica», secondo il Movimento Forense, che mette in guardia da interventi limitati a logiche quantitative o a una mera razionalizzazione territoriale.

In una nota, l’associazione sottolinea come sia «imprescindibile un percorso di effettivo efficientamento della giustizia» che affronti le criticità reali del sistema, senza però compromettere «le garanzie e l’accesso al servizio da parte dei cittadini».

Nel merito, il Movimento Forense invita a superare «soluzioni semplicistiche – quali la soppressione degli uffici giudiziari minori» e a puntare invece su interventi strutturali. Tra le priorità indicate figurano «il rafforzamento e la qualificazione del personale amministrativo, oggi vero collo di bottiglia del sistema», insieme a una «implementazione concreta e uniforme degli strumenti di digitalizzazione», ancora segnati da «evidenti disomogeneità». Necessaria anche una revisione dell’organizzazione degli uffici, attraverso «una gestione efficiente dei carichi di lavoro e delle risorse disponibili», oltre a interventi che garantiscano «la stabilità e la chiarezza del quadro normativo», spesso frammentato.

Particolare cautela viene richiesta su eventuali modifiche della geografia giudiziaria. «Ogni ipotesi di riforma […] deve essere valutata con estrema cautela», si legge, evitando soluzioni che possano tradursi «in una compressione del diritto di accesso alla giustizia, soprattutto nei territori più periferici».

Per il Movimento Forense, la giustizia va considerata «servizio pubblico essenziale», il cui funzionamento dipende dal contributo equilibrato di tutti gli attori, «a partire dall’avvocatura». Da qui l’invito a orientare ogni riforma al miglioramento del sistema esistente, «evitando scelte che possano generare ulteriori criticità o squilibri».

L’obiettivo, conclude l’associazione, deve restare quello di «costruire una giustizia più efficiente, ma anche più accessibile, più equa e realmente al servizio dei cittadini».

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