Il plenum del Csm ha approvato, nella giornata di ieri, a maggioranza, con 4 voti contrari e 3 astenuti, la delibera sulle nuove linee-guida per la comunicazione degli uffici giudiziari. Una versione emendata rispetto a quella originaria della Settima Commissione sul punto dell’aggiornamento a seguito dello sviluppo delle indagini e del procedimento.
In particolare il nuovo testo prevede, tra l’altro, che “quando l’ufficio abbia diffuso una comunicazione relativa a indagini preliminari, misure cautelari o altri atti a forte impatto reputazionale, con individuazione nominativa delle persone coinvolte, esso cura, su richiesta dell’interessato o, nella fase delle indagini preliminari, anche d’ufficio, l'adozione di successivi comunicati di aggiornamento in presenza di archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, secondo criteri di tempestività, visibilità e proporzionalità informativa rispetto alla comunicazione iniziale”.
Il comunicato scritto diventa la forma ordinaria della comunicazione degli uffici giudiziari, mentre la conferenza stampa viene relegata a strumento eccezionale, da utilizzare solo in presenza di uno specifico e concreto interesse pubblico. In questi casi sarà necessario motivare preventivamente la decisione con un atto formale. Un’impostazione che recepisce gli orientamenti della Procura generale presso la Corte di cassazione e che punta a costruire una comunicazione “impersonale, sobria e controllabile”, sottraendola a toni enfatici o a dinamiche mediatiche considerate improprie. La delibera interviene anche sul ruolo dei singoli magistrati. Viene infatti esclusa la possibilità di delegare in modo stabile al titolare dell’indagine la gestione della comunicazione relativa al procedimento assegnato.
“Oggi la reputazione, una volta lesa, ha questo carattere di definitività nel tempo e che la rende un diritto fondamentale. Il punto non è quello di propendere in via definitiva per il diritto di cronaca e di informazione anziché per il diritto alla reputazione. Il punto è trovare bilanciamenti adeguati“. Così il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, nel suo intervento nel corso del Plenum. “Noi dobbiamo avere 'un'ossessione' reputazionale anziché un’ossessione all’informazione esterna”. “Un’informazione che può essere corretta al momento in cui viene resa – ha proseguito -, può non risultare corretta a seguito di emergenze successive e impone una contronarrazione corretta in senso diverso, altrimenti - ha concluso - resta nel circuito mediatico e tecnologico una narrazione non più corrispondente al vero”.
La consigliera laica in quota centrodestra Claudia Eccher relatrice della delibera di settima commissione ha sottolineato che “le linee guida non chiudono le porte ai media, ma definiscono un canale d’accesso chiaro, oggettivo e non discriminatorio. Non si tratta di togliere informazione ai cittadini, ma di limitare l'enfasi e l'estemporaneità che troppe volte hanno trasformato le indagini preliminari in condanne mediatiche anticipate. Dobbiamo guardare in faccia la realtà dell’ecosistema digitale in cui viviamo: una notizia giudiziaria lanciata nella fase iniziale delle indagini rimane indicizzata nei motori di ricerca per sempre, produce effetti sulla vita personale, familiare e professionale dei cittadini che sono assai più rapidi, duraturi e devastanti del successivo accertamento processuale che arriva magari dopo anni”.
A prendere la parola anche il procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta che nel suo intervento ha posto l’accento sul diritto all’oblio. “Se l’indagato a distanza di 4-5 anni rispetto alla comunicazione iniziale non ritiene che si continui a parlare di quella vicenda, ancorché sia stato escluso un aggravante o eliminato un profilo secondario, ha tutto il diritto all’oblio e non può essere un pubblico ministero a gestirlo al suo posto. Si tratta di principi di diritto fondanti”.
Il laico Ernesto Carbone ha sostenuto che “il garantismo non deve essere un concetto astratto, deve essere un concetto concreto. E chi deve essere il primo garantista quando si tratta di un’indagine, di un’inchiesta? Deve essere la procura, deve essere il pubblico ministero. Io credo che reputazione, garantismo e comunicazione debbano obbligatoriamente in questo momento stare insieme. Sono tre parole che chi detiene uno dei tre poteri dello Stato, un magistrato deve obbligatoriamente tenere insieme”. Per il consigliere di AreaDg Marcello Basilico “con questa delibera non dobbiamo indurre a comunicare di meno e avere solo l’ossessione della reputazione noi dobbiamo indurre i colleghi a comunicare di più e meglio”. Prima del voto che ha portato all’approvazione della delibera emendata, il plenum aveva bocciato a maggioranza sia il ritorno in Commissione che la proposta integralmente sostitutiva. Le linee guida così come approvate verranno trasmesse ai dirigenti degli uffici, al ministro della giustizia e al presidente del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura.
Per Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia: “Le linee guida approvate dal Csm costituiscono un grande cambio di passo nella comunicazione giudiziaria a cui hanno contribuito le nostre battaglie di questi anni perché venisse rispettata la presunzione di innocenza. Una soddisfazione aver aperto la strada al riconoscimento da parte del Csm che una notizia giudiziaria diffusa nella fase iniziale delle indagini può produrre effetti reputazionali assai più rapidi e persistenti del successivo accertamento processuale. Perché lo Stato deve sempre garantire che un cittadino chiamato a rispondere in un procedimento penale, quando viene riconosciuto innocente, magari dopo anni, sia la stessa persona, quanto a immagine e reputazione, che era prima di entrare nell’ingranaggio giudiziario”. Così in una nota

