Contestazioni dell’avvocatura, incertezza sui tempi di approvazione. Anche la riforma del processo civile, a poche ore dal deposito in Senato degli emendamenti con le proposte del Governo, finisce al centro di polemiche e perplessità. Ingenerose, per certi versi; ingiustificate, per altri, puntualizza Filippo Danovi, vice-capo dell’Ufficio legislativo del ministero della Giustizia, avvocato e Ordinario di Diritto processuale civile a Milano Bicocca.

Professor Danovi, la riforma si propone un obiettivo ambizioso, il taglio del 40% della durata delle cause. Lo considera realistico?

Credo che la riforma vada considerata nel suo complesso, tenendo presente anche l’enorme sforzo organizzativo per l’assunzione di 16.500 persone destinate al servizio giustizia. Tanti gli elementi da considerare. Che vanno dalla riduzione delle controversie che arriveranno in tribunale, grazie al rafforzamento della mediazione sia con incentivi fiscali sia con l’estensione per alcune materie della mediazione obbligatoria; alle modifiche al rito, con la razionalizzazione della fase introduttiva che dovrà permettere di arrivare alla prima udienza con l’oggetto del giudizio e le richieste di prova già definiti; al rito sommario (in futuro, “semplificato di cognizione”) per le liti su fatti non controversi, documentali o di agile istruttoria; alla semplificazione delle procedure in materia di famiglia; alla stabilizzazione delle misure sperimentate nella fase emergenziale delle videoudienze e della trattazione scritta.

A essere molto criticata dall’avvocatura è in particolare la proposta di anticipare le preclusioni istruttorie sin dagli atti introduttivi: si afferma che la proposta moltiplicherà il numero dei processi e darà vita a processi più ingiusti ed anche più lenti.

Al contrario, l’anticipazione della deduzione dei mezzi di prova negli atti introduttivi consentirà di arrivare alla prima udienza con la causa già preparata, pronta per l’assunzione delle prove, o per la rimessione in decisione, ovvero ancora per un tentativo di mediazione. In questa prospettiva, le cause lineari (le più ricorrenti) ne trarranno un indubbio beneficio. Nelle cause più complesse (dal punto di vista soggettivo o oggettivo), invece, potranno comunque essere individuati i necessari accorgimenti per consentire alle parti una corretta esplicazione delle difese.

Ma questo avrà come conseguenza anche un cambiamento di prassi da parte dell’avvocatura?

Non solo da parte degli avvocati. Il richiamo è a un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli operatori di giustizia, e, in primis, dunque, anche gli avvocati, che nell’introdurre il processo dovranno con trasparenza offrire i mezzi di prova di cui dispongono. Vorrei poi sottolineare che la riduzione dei tempi di durata dei processi è a beneficio di tutti i cittadini ed è un obiettivo cui tutti dovremmo tenere.

Con i fondi del Recovery plan non sarebbe stato possibile procedere ad assunzioni a termine per una riedizione delle sezioni stralcio per smaltire l’arretrato, tenendo conto che il sistema oggi riesce a smaltire più o meno le cause in entrata?

Ci siamo dovuti muovere nel perimetro del Ddl Bonafede, ma non è escluso un intervento in questo senso ove in futuro dovesse essere giudicato opportuno.

Sulla mediazione alla fine sono stati messi a bilancio 60 milioni all’anno per varie forme di incentivo. Basteranno e, in caso contrario, non c’è un rischio molto concreto di aumento del con tributo unificato?

Innanzitutto è un risultato che non era certo scontato. Le risorse ora ci sono e permetteranno di finanziare sia le esenzioni e i crediti d’imposta, nelle loro declinazioni, sia l’allargamento del patrocinio a spese dello Stato. È un grande risultato, questo, dal punto di vista dell’etica del giudizio. L’innalzamento del contributo unificato è solo un’eventualità.

La negoziazione assistita in materia di famiglia esclude però i trasferimenti immobiliari. Questo viene letto come un depotenziamento.

In realtà, e al contrario, l’istituto è allargato alle controversie di lavoro (attribuendo ai relativi accordi la stabilità “protetta” sino ad oggi prevista esclusivamente per le sedi giudiziali e sindacali); e quanto alle controversie di famiglia, la negoziazione assistita è stata decisamente rafforzata, essendo stata finalmente prevista per l’affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio, ed estesa nel divorzio, ammettendo la possibilità di riconoscere in tale sede anche l’assegno una tantum.

È in vista un aumento di competenza per i giudici di pace?

Non è inverosimile, la commissione ministeriale deve ancora concludere i suoi lavori, ma l’attuale limite di 5.000 euro fissato molti anni fa rispecchia un potere di acquisto non più attuale.

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