I dati del monitoraggio effettuato dal ministero della Giustizia per l’anno 2022 non fanno ben sperare, purtroppo, per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr.

I target del disposition time definiti dal Pnrr (riduzione del 40% a giugno 2026 nei tre gradi di giudizio) devono essere raggiunti a livello nazionale, ma ogni ufficio giudiziario dovrebbe fare la sua parte, soprattutto quegli uffici che hanno un rapporto fra procedimenti pendenti e definiti più problematico. I dati elaborati dal Sole 24 Ore del Lunedì si concentrano sui procedimenti civili dei tribunali, che dovrebbero raggiungere una riduzione del disposition time a livello nazionale del 56%, percentuale fissata dal ministero della Giustizia con la circolare del 12 novembre 2021. Si tratta di 244 giorni, cioè il 56% dei 556 giorni di disposition time rilevati a dicembre 2019.

A fine 2022 la riduzione del disposition time dei procedimenti civili in tribunale è pari a un risicato 4% a livello nazionale. Fra l’altro, dal 2019 al 2022 sono diminuiti i procedimenti iscritti, che erano 950.242 nel 2019, 746.550 nel 2020, 795.252 nel 2021 e 827.812 nel 2022 con un decremento medio pari a circa il 17 per cento. Si evidenzia anche una diminuzione a livello nazionale delle definizioni, che da oltre un milione nel 2019 sono sempre calate e nel 2022 si sono attestate a poco più di 900mila. Pertanto, il problema è, come più volte segnalato, prevalentemente di tipo organizzativo-gestionale, non certo dovuto a un aumento del contenzioso. Né si apprezzano significativi miglioramenti dovuti alla massiccia introduzione degli addetti all’ufficio per il processo che, come sembra dalle prime osservazioni, forniscono un contributo molto differente
nei vari uffici.

Anche considerando l’eventuale aumento delle definizioni derivante dalla progressiva applicazione della riforma del processo civile, ipotesi tutta da verificare sul campo, e il potenziale incremento di produttività degli uffici, partendo da questi numeri appare difficile che gli obiettivi Pnrr siano raggiunti, a meno di un deciso cambio di passo.

Per semplificare al massimo, considerando che dal giugno 2021 al giugno 2026 sono cinque anni, ci si dovrebbe attendere un miglioramento annuale intorno all’11% per raggiungere gli obiettivi Pnrr di disposition time (-56%) dei tribunali civili fissati dal ministero.

A fine 2022 sono solo cinque i tribunali che hanno un disposition time relativo ai procedimenti civili già al di sotto dell’obiettivo medio nazionale di 244 giorni: Aosta, Ferrara, Marsala, Vercelli, Savona.

I dati mostrano un’estrema variabilità delle prestazioni dei tribunali italiani, che dovrebbe essere approfondita e studiata con maggiore attenzione. Poco più della metà dei tribunali italiani (77 su 140) mostra una riduzione del disposition time che va dallo 0,4% di Vibo Valentia al 52% di Barcellona Pozzo di Gotto, determinato prevalentemente da un consistente aumento delle definizioni nel 2022 rispetto al 2019. Mentre l’altra metà dei tribunali mostra addirittura un aumento, con 29 tribunali che hanno incrementi in doppia cifra, 13 oltre il 20% e di questi, due superano il 70 per cento.

Il disposition time è “solo” un indicatore, una spia che aiuta a comprendere il funzionamento di un ufficio giudiziario. Questi dati mostrano ancora una volta come sia assolutamente necessario che il ministero e il Consiglio superiore della magistratura lavorino insieme agli uffici giudiziari per avere una corretta interpretazione dei dati e attivare tempestivamente le azioni necessarie per cercare di raggiungere gli obiettivi del Pnrr. I dati non fanno ben sperare, ma c’è ancora tempo per recuperare, sempre che si affrontino i problemi in modo approfondito e mirato e non ci si affidi solamente a soluzioni poco efficaci o temporanee (come l’ufficio per il processo), o si disperdano risorse.

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