La disciplina normativa sulle persone con disabilità continua a incontrare “significative difficoltà sul piano applicativo”. Nonostante l’ampia produzione normativa, infatti, “esiste ancora una forte discrepanza tra diritti sanciti e loro concreta attuazione, con un elevato ricorso al giudice come strumento ordinario di tutela”. Non mancano però segnali positivi: la giurisprudenza è sempre più attenta al principio del “ragionevole accomodamento” - che tende a configurarsi non più come opzione eventuale ma come criterio strutturale di legittimità - e alla tutela effettiva dei diritti, anche grazie al contributo della Corte costituzionale e delle Corti sovranazionali. È la fotografia scattata dal Terzo Rapporto dell’Osservatorio giuridico permanente Human Hall sui diritti delle persone con disabilità - Anno 2025, realizzato da Human Hall, l’hub per l’inclusione, l’innovazione e la tutela dei diritti umani dell’Università degli Studi di Milano, e pubblicato per il primo anno con Milano University Press.
Il rapporto parte da un’ampia base giurisprudenziale. Sono state individuate, selezionate e analizzate 2.005 sentenze italiane in ambito civile, penale e amministrativo - cui si aggiungono 7 decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo e 7 pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione europea, per un totale di 2.019 pronunce - pubblicate nel corso del 2025 sui diritti delle persone con disabilità. Il dato segna un importante aumento rispetto alle circa 1.100 decisioni analizzate nel Rapporto 2024 e alle circa 800 del 2023.
Il contenzioso sul diritto allo studio si mantiene al vertice della piramide: 36% delle decisioni, in crescita dal 33% del 2024. Mentre quello lavorativo raddoppia passando dal 9% del 2024 al 20% del 2025. In questo settore l’“accomodamento ragionevole” diventa il “presupposto indefettibile di legittimità dell’esercizio del potere datoriale”. Mentre il licenziamento adottato senza ricerca attiva di mansioni compatibili e senza coinvolgimento del medico competente è considerato discriminatorio.
La giurisprudenza conferma inoltre l’obbligo per i Comuni di predisporre i progetti di vita individuale e riconosce una tutela sempre più ampia del diritto all’accessibilità, anche rispetto a interessi condominiali e patrimoniali. Emergono nuove forme di tutela antidiscriminatoria per i caregiver, mentre restano aperte le questioni sulla compartecipazione alle spese sociosanitarie e sulla sostenibilità delle RSA. A livello europeo, Cedu e Corte di giustizia Ue ribadiscono che i diritti delle persone con disabilità non possono essere compressi per ragioni economiche o organizzative.
Persistono poi profondi squilibri territoriali: la Campania da sola esprime quasi un terzo dell’intero contenzioso, per via soprattutto dei ricorsi in materia di inclusione scolastica. Infatti, delle 724 decisioni individuate a livello nazionale, ben 441 - oltre il 60% - sono state pronunciate da tribunali campani. Una situazione che i giudici campani stanno cercando di affrontare chiamando in causa anche la Corte dei conti.
Secondo la rettrice della Statale di Milano, Marina Brambilla, il rapporto conferma che permangono criticità nell’attuazione dei diritti delle persone con disabilità, soprattutto in materia di studio e lavoro, e richiama le università a un ruolo attivo nel promuovere inclusione e pari opportunità. Marilisa D’Amico, coordinatrice di Human Hall e costituzionalista in Statale, sottolinea invece come la ricerca sui diritti possa produrre cambiamenti concreti, aumentando la consapevolezza delle persone e la capacità di far valere le proprie tutele. Per Giuseppe Arconzo, coordinatore Osservatorio giuridico permanente sui diritti delle persone con disabilità e costituzionalista della Statale, l’analisi di oltre 2.000 sentenze evidenzia una maggiore conoscenza dei diritti, ma anche il persistente ricorso ai tribunali per ottenerne il riconoscimento, con costi e difficoltà che gravano sulle persone e sulle loro famiglie.
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Le tendenze giurisprudenziali più significative segnalate dal Rapporto
Diritto al lavoro - accomodamento ragionevole come criterio strutturale. Il dato più rilevante del 2025 è la crescita del contenzioso lavorativo e il consolidamento di una giurisprudenza che configura l’accomodamento ragionevole non più come correttivo marginale ma come presupposto indefettibile di legittimità dell’esercizio del potere datoriale in ogni aspetto della vita lavorativa. Il licenziamento adottato senza ricerca attiva di mansioni compatibili e senza coinvolgimento del medico competente è considerato discriminatorio. Cresce anche la tendenza a rafforzare il riparto degli oneri di prova: è sufficiente che il lavoratore alleghi la propria disabilità e un trattamento deteriore; spetta al datore dimostrare l’adozione di tutti gli accomodamenti ragionevoli o la loro sproporzione.
Diritto allo studio - il contenzioso seriale campano. Il diritto all’inclusione scolastica resta l’ambito più critico, con un contenzioso che cresce e si concentra in modo anomalo in Campania, ma che rimane comunque preoccupante anche nel resto del Paese. Le principali problematiche riguardano la mancata redazione o attuazione del PEI e la carenza di ore di sostegno e di assistenza all’autonomia e comunicazione. La giurisprudenza ribadisce che il diritto all’istruzione degli alunni con disabilità è fondamentale e non può essere sacrificato per ragioni di bilancio.
Progetto di vita individuale. La giurisprudenza conferma che i Comuni, d’intesa con le ATS, sono obbligati a predisporre i progetti di vita su richiesta dell’interessato. La mancata o tardiva predisposizione può causare danno esistenziale risarcibile. Emergono questioni nuove sulla natura degli atti idonei a superare l’inerzia delle amministrazioni e sui soggetti obbligati, anche alla luce dell’attuazione progressiva del d.lgs. 62/2024.
Accessibilità. La giurisprudenza prevalente afferma che il diritto all’accessibilità prevale sugli interessi patrimoniali condominiali, salvo limiti di sicurezza e stabilità. Nuovi filoni riguardano il bilanciamento con la tutela dei beni paesaggistici e del patrimonio artistico, la rimozione delle barriere negli alloggi ERP e il diritto alla mobilità. Significativa la giurisprudenza sulla rimozione delle barriere alla partecipazione politica.
Caregiver. Il peso percentuale scende (dal 9% al 6%) per effetto della crescita più intensa di studio e lavoro, non per riduzione del contenzioso assoluto. Sta cominciando ad emergere, grazie alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, la tutela antidiscriminatoria a favore dei lavoratori e delle lavoratrici caregiver. Il diritto alla scelta della sede può essere limitato solo da esigenze organizzative effettive e dimostrate.
Compartecipazione alle spese sociosanitarie. L’ISEE sociosanitario si conferma parametro esclusivo per valutare la capacità economica dell’assistito. Emergono questioni sulla libera scelta della struttura e sul bilanciamento con le esigenze di contenimento della spesa pubblica. Permangono inoltre criticità legate all’effettiva rappresentazione della situazione economica dei beneficiari e alla distinzione tra prestazioni sanitarie e assistenziali, in un quadro applicativo ancora frammentato e oggetto di frequente contenzioso. Sullo sfondo, le difficoltà di sostenibilità economica delle RSA e il persistente squilibrio tra quota sanitaria e quota a carico delle famiglie. L’esito delle pronunce e il crescente dibattito sul tema evidenziano infine l’esigenza di un intervento volto a garantire una più adeguata copertura pubblica dei costi della non autosufficienza e una più efficace integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali.
Corti europee. La Corte EDU e la CGUE hanno emesso 14 decisioni rilevanti. Si rafforza il principio che i diritti delle persone con disabilità non possono essere compressi da esigenze finanziarie o organizzative. Tra le pronunce più significative, la sentenza Niort v. Italia della Corte EDU (27 marzo 2025, n. 4217/2023), sui diritti delle persone con disabilità in carcere.

