Il 2026 si rivela un anno strategico per la politica energetica e climatica non solo nazionale ma dell’Unione europea.
E’ del 17 luglio la presentazione della Commissione dell’Electrification Action Plan e della proposta di revisione dell’EU ETS, due strumenti distinti che concorrono alla realizzazione di un disegno dagli obiettivi convergenti.
Il Piano, da una parte, punta all’attivazione della transizione dai combustibili fossili all’elettricità, mentre la revisione dell’ETS ha l’ambizione di adeguare il mercato del carbonio al traguardo climatico del 2040, preservandone la capacità di orientare gli investimenti. Entrambi gli strumenti, nelle logiche del regolatore, devono contribuire, per vie opposte, a contenere i costi dell’energia elettrica, questione quanto mai attuale nel nostro Paese (i prezzi dell’energia del mese di luglio e agosto 2026 ne sono un clamoroso esempio).
La convergenza delle proposte concerne anzitutto le condizioni della trasformazione industriale. Il prezzo del carbonio orienta la decarbonizzazione quando reti e tecnologie rendono accessibili le alternative; se la sua pianificazione non è coeva a quella delle infrastrutture, il segnale di prezzo rischia invece di risolversi in un costo aggiuntivo.
Su questa leva si colloca l’Electrification Action Plan, che promuove l’impiego di soluzioni elettriche nell’industria, nei trasporti e nell’edilizia, facendo perno su energia pulita, flessibilità, accumuli, contatori intelligenti e un uso più efficiente delle reti. La proposta relativa agli oneri di rete consente inoltre regimi tariffari specifici per determinate categorie di utenti, purché riflettano l’impatto del relativo profilo di consumo sui costi complessivi della rete e rispettino i principi di trasparenza e non discriminazione.
La riduzione del divario tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas diviene così una condizione essenziale per favorire l’elettrificazione. A questo fine, la Commissione invita gli Stati membri a ricondurre entro il 2030 il relativo rapporto a un valore non superiore a 2,5 per le famiglie e a 2 per l’industria. Il parametro, di natura indicativa, dovrebbe indirizzare gli interventi sulla fiscalità, sugli oneri di rete, sui sussidi alle fonti fossili e sugli strumenti di flessibilità e accumulo.
Il contenimento del differenziale di prezzo favorirà la crescita della quota di elettricità nei consumi finali, che la Commissione propone di portare dall’attuale 23% al 46% entro il 2040. Il traguardo, al momento indicativo, sarà sottoposto a valutazione d’impatto nell’ambito dell’Energy Union Package previsto per il quarto trimestre del 2026. Secondo le stime della Commissione, il suo raggiungimento potrebbe ridurre di 260 miliardi di euro l’anno, entro il 2040, la spesa europea per le importazioni di combustibili fossili.
Fin qui il Piano. Sul fronte ETS, la Commissione conferma la centralità dello strumento e propone una revisione più graduale.
Il fattore lineare di riduzione, oggi pari al 4,3% e destinato a salire al 4,4% dal 2028, verrebbe ridotto al 3,7% per il periodo 2031-2035 e all’1,7% per il periodo 2036-2040. Tale modifica eviterebbe l’esaurimento delle nuove quote intorno al 2039, consentendone l’emissione anche negli anni Quaranta e offrendo all’industria una indicazione più modulare e prevedibile.
A ciò si aggiunge l’Industrial Decarbonisation Bank, attraverso la quale la Commissione intende mobilitare risorse per circa 100 miliardi di euro. La prima fase sarà costituita dall’ETS Investment Booster, stimato in circa 30 miliardi e sostenuto da 400 milioni di quote riservate per il periodo 2028-2030. Tra i progetti preselezionati, il Booster riconoscerà, secondo ilcriterio first come, first served, premi fissi per ogni tonnellata di CO₂ evitata e verificata. Dal 2031 la seconda fase utilizzerà i proventi dell’asta di ulteriori 400 milioni di quote per finanziare procedure competitive, contratti per differenza sul carbonio e premi collegati alle riduzioni delle emissioni.
Gli strumenti potranno sostenere l’elettrificazione industriale e i connessi investimenti in connessioni e accumuli. Per diventare operativi richiederanno, tuttavia, l’approvazione della riforma e l’adozione delle relative regole applicative. Tempi e condizioni di accesso assumeranno, di conseguenza, rilievo centrale per gli operatori.
La diversa natura degli interventi completa il quadro. Il nucleo della revisione dell’ETS assume la forma di una proposta di direttiva, affiancata da proposte regolamentari. L’Electrification Action Plan rimane invece una cornice politica articolata in azioni che, in parte, implementano norme vigenti e, in parte, richiedono interventi legislativi, finanziari o di coordinamento. Tra questi, la modifica del regolamento (UE) 2019/943 in materia di oneri di rete, fiscalità dell’elettricità, contatori intelligenti, dati e richieste di connessione.
Una volta in vigore, il regolamento sarà direttamente applicabile senza recepimento nazionale. Alcune misure richiederanno invece atti della Commissione e l’intervento delle autorità nazionali di regolazione.
Il punto di raccordo tra le due iniziative emerge, in definitiva, nella fase attuativa.
Le misure dirette a ridurre il divario tra elettricità e gas, rendere più efficiente l’uso delle reti e sostenere flessibilità e accumuli dovranno procedere insieme alla nuova direttrice tracciata dall’ETS e all’attivazione dell’Industrial Decarbonisation Bank.
Se questo coordinamento riuscirà, il prezzo del carbonio potrà orientare gli investimenti verso alternative concretamente disponibili. In caso contrario, continuerà a incidere sui costi industriali prima che le imprese siano poste nelle condizioni di ridurre le emissioni. È qui che i due interventi, convergenti negli obiettivi, dovranno dimostrarsi coerenti negli effetti.
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* Valeria Viti (partner) e Cesare Gatti (senior associate), PedersoliGattai

