Dopo l’Aiga anche il Movimento forense esprime “particolare preoccupazione” per il rigetto, in sede di conversione, degli emendamenti al decreto “milleproroghe” sull’esame di stato per l’abilitazione alla professione forense.
“Al netto di ogni valutazione sull’accesso alla professione – si legge in una nota, appare evidente che abbandonare il percorso intrapreso negli ultimi anni per sostituirlo con le modalità d’esame previste dalla vigente legge forense (mai applicate fino ad oggi) non possa che portare incertezze e, alla fine, danneggiare i giovani colleghi che vorranno accedere alla professione”.
Due in particolare gli aspetti che preoccupano l’associazione per i quali Mf chiede al ministero di Giustizia e a tutto il Governo una riflessione. In primo luogo, il fatto che gli Ordini e le Scuole Forensi hanno preparato per gli ultimi due anni i praticanti modulando lezioni con riferimento a una modalità di esame che si era standardizzata negli ultimi anni: “ritornare alle tre prove scritte in questo momento sarebbe un po’ come cambiare in corsa le regole del gioco”.
Inoltre, prosegue la nota, “appare poco opportuno un ritorno ad una procedura di esame che lo stesso Governo ritiene evidentemente superata, considerato che nello stesso Ddl Nordio di riforma dell’ordinamento forense vi è una modalità dell’esame del tutto diversa da quella della legge 247/2012”.
Per ragioni di “equità”, secondo il Movimento forense, “appare opportuno confermare, anche con decretazione d’urgenza, le attuali modalità di svolgimento dell’Esame di Stato, in attesa dell’approvazione della nuova legge professionale”. Da qui l’invito a tutte le Istituzioni Forensi “a farsi parte diligente al fine di trovare una soluzione che tuteli i giovani praticanti che affronteranno l’esame di Stato”.

