Non a caso tra il 2019 e il 2024 il numero di partecipanti all'esame di Stato si è dimezzato (da 22.000 a 11.000). Del resto molti studi legali incontrano difficoltà a trovare praticanti motivati e preparati. Si impone in ogni caso una riflessione più generale se, de jure condendo, sia proprio necessario mantenere il sistema attuale.
IL TEMA DELLA SETTIMANA
La conversione del Milleproroghe 2026 segna il ritorno al modello d'esame previsto dalla legge professionale del 2012, con tre prove scritte e un orale, generando preoccupazione tra praticanti e avvocatura. Aiga ha denunciato la scelta come miope, sottolineando la lesione del legittimo affidamento dei candidati. Il Governo ha quindi convocato un tavolo tecnico presso il Ministero della Giustizia, offrendo una prima risposta istituzionale alle criticità sollevate.Nel frattempo, il disegno di legge delega del Governo per la riforma della professione forense (atto Camera 2629, attualmente all'esame delle Commissioni), che prevede una profonda rivisitazione delle modalità di accesso all'avvocatura, ha appena iniziato il suo iter parlamentare e non vi è certezza sui tempi di approvazione.Sul tema dell'importanza dei meccanismi di ingresso alla professione ospitiamo la riflessione del professor Marcello Clarich e un ampio servizio sulle opzioni legislative.
La mancata proroga delle norme vigenti sull’esame di Stato per l’abilitazione alla professione forense,che rispristina le regole più severe in vigore prima della pandemia da Covid-19, si presta ad alcune riflessioni.
Anzitutto, il Parlamento non ha tenuto in alcuna considerazione le richieste dell’Associazione italiana Giovani Avvocati (Aiga) che aveva presentato emendamenti da inserire a questo fine nel cosiddetto decreto Milleproroghe 2026 (Dl 31 dicembre 2025 n. 200; si veda...


