"Il Consiglio nazionale forense nutre alcune perplessità, relativamente alla formulazione del testo del decreto per lo svolgimento dell'esame di abilitazione alla professione di avvocato, per l'effettiva garanzia di equilibrio e parità di trattamento nei confronti di tutti coloro che affronteranno il primo colloquio orale".

Lo scrive in una nota la presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense Maria Masi aggiungendo di aver collaborato con il ministero della Giustizia per garantire ai praticanti avvocati l'espletamento dell'esame della sessione 2020.

"Il Cnf - prosegue Masi – aveva infatti suggerito che i quesiti del primo orale, sostitutivo della prova scritta e della durata di una sola ora, fossero elaborati centralmente dal Ministero stesso in modo di assicurare a tutti i candidati una condizione di omogeneità".

Inoltre, si chiedeva che venissero redatti in un numero sufficientemente ampio da coprire interamente i fondamenti delle diverse discipline e di procedere ad un sorteggio per ogni candidato. E ancora, considerato che la prova di abilitazione sarà sostenuta da 26mila praticanti, protraendosi dunque per diversi mesi, per garantire l'effettiva parità nei confronti di soggetti che potrebbero giovarsi della circolazione delle notizie, si suggeriva di modificare l'archivio dei quesiti almeno ogni due mesi e di renderli pubblici.

Un altro correttivo suggerito era quello di far conoscere i quesiti, o le sentenza di legittimità oggetto dei quesiti, in un tempo congruo antecedente alla prova, per consentire al praticante di poter orientare almeno la parte finale della preparazione.

Il Consiglio fa sapere che comunque interloquirà con il ministero della Giustizia e con la Commissione centrale d'esame "per verificare che non sussista un eventuale rischio di disparità di trattamento per gli aspiranti avvocati".

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