È scontro sul disegno di legge sul fine vita dopo l’audizione in Senato del direttore del Dipartimento di ingegneria del Cnr, Emilio Campana. Davanti alla Commissione, Campana ha affermato che il dispositivo realizzato per consentire a Libera, malata di Sclerosi multipla, di autosomministrarsi il farmaco letale è riproducibile, smentendo quanto riferito in una precedente audizione dal presidente del Cnr, Andrea Lenzi. Le opposizioni hanno chiesto le dimissioni di quest’ultimo.

Secondo la senatrice del Pd Sandra Zampa, le dichiarazioni di Campana dimostrano che il dispositivo può essere replicato, garantisce la volontarietà dell’atto, l’accessibilità anche per chi ha gravi disabilità e la tracciabilità della procedura. Inoltre, ha sostenuto che presidenza e direzione generale del Cnr erano state informate dell’intero progetto, accusando Lenzi di aver compromesso l’autonomia e la credibilità dell’ente.

Il dispositivo era stato realizzato dal Cnr su incarico del Tribunale di Firenze ed è stato utilizzato a marzo da Libera, affetta da una malattia incurabile, che ha avuto accesso al suicidio medicalmente assistito.

Sul piano politico, la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, ha chiesto di calendarizzare il provvedimento in Aula per avviare l’esame degli emendamenti, con l’obiettivo di arrivare a una legge entro la fine della legislatura. Il Pd, con il vicepresidente vicario del gruppo al Senato Alfredo Bazoli, ha replicato ricordando che la maggioranza aveva rinviato in Commissione il testo presentato dai democratici e chiedendo quale proposta intenda ora portare in Aula.

Nel corso dell’audizione Campana ha ricostruito anche l’iter tecnico del progetto, spiegando che già nella prima relazione inviata al Tribunale di Firenze era stata prospettata, d’intesa con il presidente del Cnr, la possibilità di realizzare in tempi rapidi copie identiche del dispositivo da mettere a disposizione delle aziende sanitarie per le tipologie di disabilità più frequenti. Ha inoltre precisato che il prototipo è costato circa 10 mila euro, sostenuti dall’Asl interessata.

Rispondendo alle domande dei senatori, Campana ha infine chiarito che lo strumento non è un dispositivo medico né un prodotto commerciale, ma un dispositivo “su misura”, realizzato per una sola persona e per uno specifico scopo, aggiungendo che, in attuazione della giurisprudenza costituzionale, dovrebbe essere lo Stato a renderlo disponibile a chi, pur avendone i requisiti, non è fisicamente in grado di esercitare autonomamente il proprio diritto.

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