È una decisione clamorosa quella della Corte costituzionale che riconosce i diritti dei magistrati onorari su ferie, previdenza e assistenza, chiudendo, almeno sotto il profilo dei principi, una delle vicende più controverse degli ultimi anni. Con la sentenza n. 71, depositata oggi, la Consulta ha infatti dichiarato illegittima la norma della riforma del 2017, per come modificata dalla Finanziaria 2022, che subordinava la stabilizzazione dei magistrati onorari alla rinuncia ai diritti maturati in passato.

Il principio affermato dalla Corte è netto: lo Stato non può superare una situazione ritenuta incompatibile con il diritto dell’Unione europea imponendo ai soggetti coinvolti la rinuncia ai diritti riconosciuti proprio dall’ordinamento europeo. La stabilizzazione può rappresentare una misura idonea a porre fine all’abuso nella reiterazione degli incarichi precari, ma non può trasformarsi nel prezzo da pagare per cancellare ogni pretesa relativa al passato.

La Consulta costruisce il proprio ragionamento sulla ormai consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che negli ultimi anni ha progressivamente smontato l’impianto italiano della magistratura onoraria. I giudici europei hanno chiarito che a prescindere dalla qualificazione adottata ciò che conta è la concreta natura del rapporto. Quando il magistrato svolge attività stabile, continuativa e inserita in modo strutturale nell’organizzazione giudiziaria, trovano applicazione le tutele minime garantite dal diritto Ue, a partire da ferie, previdenza e assistenza.

La Corte costituzionale evita però qualsiasi equiparazione piena tra magistrati togati e onorari. I magistrati professionali accedono tramite concorso pubblico, esercitano la funzione in via esclusiva e rappresentano il nucleo ordinario della giurisdizione. I magistrati onorari, invece, dovrebbero svolgere funzioni limitate, concorrenti e non esclusive.

Da un lato, dunque, la Corte riconosce la tutela dei diritti garantiti dall’ordinamento europeo; dall’altro conferma in toto l’impianto costituzionale della magistratura. Il riconoscimento dei diritti previsti dal diritto Ue non comporta identità di status né automatica parificazione economica con i magistrati professionali.

Significativo è anche il passaggio dedicato al rapporto tra Costituzione italiana e diritto dell’Unione europea. La sentenza descrive ormai Costituzione e Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea come un sistema integrato di tutela dei diritti, fondato su un “concorso di rimedi” e su un dialogo costante tra giudici nazionali ed europei.

Sul piano pratico, però, la decisione rischia di aprire una nuova stagione di contenziosi. La Corte, infatti, sollecita il Legislatore ma nel frattempo rimette ai giudici ordinari il compito di verificare e quantificare il contenuto economico dei diritti unionali, e cioè: ferie, previdenza e assistenza.

Per Governo e Parlamento si tratta dell’ennesimo monito su una riforma che, sin dal decreto legislativo n. 116 del 2017, ha mostrato profonde fragilità. Non va dimenticato che per anni la magistratura onoraria ha sostenuto una parte essenziale della giustizia italiana divenendone una componente di fatto stabile e strutturale.

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