Giustizia

Greco (Cnf): “Sciopero è un corto circuito logico, la riforma tutela cittadini”

“Non previsto assoggettamento Pm al governo, se così fosse l’avvocatura si opporrebbe”

“Abbiamo atteso e sperato che la magistratura potesse ripensarci, accantonando l’idea dello sciopero. I magistrati, ai quali l’articolo 101 della Costituzione riconosce il privilegio di essere sottoposti soltanto alla legge, protestano contro un disegno di legge costituzionale promosso dal governo e discusso in Parlamento, nel pieno rispetto dell’articolo 138 della Costituzione. Un corto circuito logico evidente”. Così il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, in un intervento sul quotidiano Il Dubbio in merito all’astensione proclamata dall’Associazione nazionale magistrati per domani.

“L’idea secondo cui l’istituzione di due distinti Consigli superiori, uno per i giudici e uno per la magistratura requirente, - prosegue il presidente del Cnf Greco - preluderebbe allo scivolamento dei Pm sotto il controllo del governo rappresenta un processo alle intenzioni, uno spettro evocato ma inesistente. Non vi è alcun riferimento nella riforma governativa o nelle proposte di emendamento parlamentare all’assoggettamento dei Pm al governo. Se in futuro saltasse fuori la proposta di assoggettare i pubblici ministeri al ministro della Giustizia, l’avvocatura sarebbe la prima a protestare con assoluta fermezza. La piena autonomia e la piena indipendenza dei magistrati, di tutti i magistrati, anche dei pubblici ministeri, è un prerequisito irrinunciabile, in un ordinamento come il nostro”.

“Distinguere l’ordine dei giudici dall’ordine dei Pm – spiega Greco - assicura maggiori garanzie per chiunque si trovi sottoposto a un procedimento penale. È una garanzia di libertà, di uguaglianza, di effettività dei diritti per tutti i cittadini. E già solo per questo, può aiutare la nostra democrazia a liberarsi dal conflitto politico-giudiziario esploso più di trent’anni fa. In una geometria costituzionale più equilibrata, ordinata, lineare qual è quella che può scaturire dalla separazione delle carriere, sarebbe opportuno procedere anche sull’avvocato in Costituzione, anziché temere che la separazione delle carriere sconvolga gli equilibri. Si tratta, piuttosto, di ripristinarlo, un equilibrio”

Infine, il vertice del Consiglio nazionale forense lancia un appello all’Anm: “La magistratura esercita uno dei tre poteri dello Stato ed è garantita dalla Costituzione. Sarebbe illogico che si opponesse a una riforma discussa nel pieno rispetto delle regole costituzionali. Per questo chiediamo ancora all’Anm di scegliere la via del dialogo, innanzitutto con noi avvocati, e di mettere da parte uno sciopero privo di senso”.

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