Oggi riviviamo questo rapporto conflittuale tra diversi approcci quando ci confrontiamo con l'intelligenza artificiale, di volta in volta celebrata come accesso a un nuovo eldorado tecnologico oppure evocata come segno di una deriva verso una tecnocrazia algoritmica dai contorni inquietanti. Peraltro, qualsiasi analisi in materia deve fare i conti con una peculiarità dell'IA, ovvero la capacità di incidere fortemente sui processi cognitivi, decisionali e relazionali dell'essere umano

IL TEMA DELLA SETTIMANA

«Il tema legato ai rapporti tra avvocatura e algoritmi avanzati non può più essere affrontato nei termini di una dicotomia tra professionisti che utilizzano l'IA e professionisti che ne sono estranei, dato che l'artificial intelligence ha (quasi silenziosamente) oramai occupato molti segmenti della nostra vita»: è questo il senso della riflessione che apre l'approfondimento di apertura a firma dell'avvocato Andrea Sirotti Gaudenzi. Lo spunto dell'intervento è legato al Rapporto Cassa Forense-Censis 2026 - presentato nelle scorse settimane nella nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati.

«Se vuoi, posso proseguire con l’inserimento di questa parte in un atto di citazione completo in opposizione ex art. 615 c.p.c. o in comparsa conclusionale. Fammi sapere». Questo passaggio - presente nell'atto introduttivo di un giudizio - è stato considerato in un recente provvedimento del Tribunale di Verona un indice rivelatore della frettolosa redazione dell'atto giudiziario, per la compilazione del quale l'avvocato si era evidentemente affidato a un sistema algoritmico (dando vita a un'azione...

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