Una corsia accelerata per gli sfratti, nuove ingiunzioni di rilascio, sanzioni economiche per chi non libera l’immobile e tempi drasticamente ridotti per sanare la morosità. Il disegno di legge “Disposizioni in materia di rilascio degli immobili” approvato dal Governo insieme al Piano casa, in attesa di assegnazione a uno dei due rami del Parlamento, punta a imprimere una forte stretta sulle procedure di rilascio degli immobili, con l’obiettivo dichiarato di restituire più rapidamente le abitazioni ai proprietari e aumentare la disponibilità di case sul mercato delle locazioni.

Per troppo tempo - ha commentato sui social la premier Giorgia Meloni - chi metteva in affitto una casa è rimasto senza tutele di fronte a occupazioni abusive, morosità e tempi troppo lunghi per rientrare in possesso del proprio immobile. Questo ha spinto molti proprietari a rinunciare ad affittare, aggravando la carenza di alloggi e contribuendo all’aumento dei canoni. Con le nuove norme approvate dal governo acceleriamo il rilascio degli immobili e rafforziamo la tutela di chi rispetta la legge”.

Uno dei punti qualificanti della riforma è l’introduzione della nuova “ingiunzione di rilascio per finita locazione”, destinata a sostituire l’attuale procedimento di convalida di licenza per finita locazione. Secondo la Relazione illustrativa, il nuovo meccanismo mira ad “assicurare la celere liberazione degli immobili oggetto di contratti di locazione conclusi o che stanno per concludersi”. In pratica, il proprietario potrà rivolgersi al giudice prima ancora della scadenza del contratto per ottenere un provvedimento che ordini il rilascio dell’immobile “senza dilazione” a decorrere dalla fine della locazione.

Il Ddl introduce anche un sistema di penalità economiche per scoraggiare ritardi e resistenze all’esecuzione. Se l’inquilino non libera l’abitazione nei tempi stabiliti, scatterà infatti una sanzione pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di ritardo. La misura riprende il modello della coercizione indiretta previsto dal codice di procedura civile e viene presentata dal Governo come uno strumento deterrente contro “comportamenti ostruzionistici”.

Vengono inoltre fissati termini molto stretti per la decisione del giudice. Se la domanda del locatore è fondata, il tribunale dovrà emettere un decreto motivato entro 15 giorni dal deposito del ricorso, ordinando il rilascio dell’immobile dalla data di scadenza del contratto. Se invece il contratto è già terminato al momento della domanda, il giudice potrà fissare il rilascio entro un periodo compreso tra 30 e 60 giorni, introducendo così un limitato margine di flessibilità per bilanciare gli interessi delle parti.

Il provvedimento interviene anche sugli sfratti per morosità, riducendo sensibilmente le possibilità di sanare il debito. Oggi il conduttore può evitare la risoluzione del contratto pagando quanto dovuto fino a tre volte nell’arco di quattro anni; il ddl riduce questa possibilità a due sole occasioni. Restano dovuti, oltre ai canoni arretrati, anche oneri accessori, interessi e spese.

Si accorciano inoltre i tempi concessi dal giudice nei casi di difficoltà economica documentata. Se il pagamento non avviene in udienza, il termine massimo assegnabile per regolarizzare la posizione passa da 90 a 45 giorni. Viene poi dimezzato il cosiddetto “termine di grazia”: nelle ipotesi in cui la morosità, protrattasi per non oltre due mesi, dipenda da precarie condizioni economiche del conduttore, il periodo massimo per sanare il debito scende da 120 a 60 giorni.

La relazione illustrativa giustifica la stretta sostenendo che, nella pratica, i casi in cui l’inquilino riesce effettivamente a pagare entro il termine di grazia sarebbero “una percentuale minima”. Di conseguenza, secondo il Governo, l’istituto finirebbe spesso per tradursi in una semplice dilazione del procedimento di sfratto “a danno del locatore”.

Favorevole Confedilizia, che rivendica di aver contribuito con alcune proposte tecniche confluite nel testo. “Rendere certi e rapidi i tempi degli sfratti vuol dire restituire fiducia ai proprietari e, di conseguenza, ampliare la disponibilità di case in affitto e favorire una riduzione dei canoni”, ha dichiarato il presidente Giorgio Spaziani Testa. Secondo l’associazione dei proprietari immobiliari, il ddl rappresenta “una novità rilevante” e segna “il prevalere del buon senso sulla demagogia”.

Durissima invece la reazione dell’Unione inquilini, che parla di “attacco diretto alle famiglie che vivono la crisi abitativa”. La segretaria nazionale Silvia Paoluzzi sottolinea come in Italia vengano già emesse circa 40mila sentenze di sfratto l’anno, con circa 150 esecuzioni quotidiane, accusando il Governo di avere scelto la via repressiva senza affrontare le cause strutturali dell’emergenza abitativa. Particolarmente contestata la previsione che consentirebbe a enti accreditati dal Ministero di intervenire nelle operazioni di rilascio in sostituzione dell’ufficiale giudiziario. Per l’Unione inquilini si tratterebbe di una “privatizzazione dell’esecuzione”.

 

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