Per evitare il blocco legato alla pandemia, la giustizia cerca, sin dal lockdown di marzo, di spingere sull’acceleratore della digitalizzazione, per consentire all’attività giudiziaria di proseguire in sicurezza da remoto. Ma nel piano non mancano gli intoppi, né le falle. E diverse sono le difficoltà operative, a cominciare da quella legata all’impossibilità per il personale di cancelleria in smart working di accedere da remoto ai registri, che solo ora, quanto meno per il civile, pare destinata a sbloccarsi.
Nei mesi scorsi, il processo telematico ha consentito alle cause civili di andare avanti, almeno in parte. Un aiuto è venuto dalla possibilità, inaugurata all’inizio del lockdown, di tenere le udienze tramite collegamenti video o di sostituirle con il deposito di note scritte, che è stato molto usato.

Il processo penale
Le cause penali hanno invece continuato a essere celebrate nella stragrande maggioranza in presenza, anche per la resistenza fatta in passato dall’avvocatura alle norme sulla celebrazione in video. Una spinta al processo digitale viene dal Dl Ristori (137/2020), in vigore dal 29 ottobre, che, con una disciplina scritta questa volta con l’accordo di avvocati e magistrati, ha previsto che fino al 31 gennaio 2021 gli atti relativi alle indagini preliminari possano essere svolti da remoto così come le udienze penali in cui è necessaria solo la partecipazione del Pm, delle parti con i loro difensori e degli ausiliari del giudice.

Restano invece escluse quelle con periti e testimoni e le udienze di discussione finale. «Sono moltissime le udienze che con il consenso delle parti si possono fare da remoto, come quelle preliminari e anche molte di quelle camerali - dice il presidente dell’Unione delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza - ma bisogna rimboccarsi le maniche, programmare e razionalizzare. Ma non si può andare oltre, il dibattimento non si tocca».

Sui collegamenti telematici, però, ci sono anche problemi strutturali perché, osserva la presidente del Tribunale di Savona, Lorena Canaparo « mancano reti informatiche adeguate e le postazioni abilitate sono poche, da noi solo due, e devono essere prenotate. Adesso, scaglionando le udienze anche al pomeriggio, stiamo lavorando ai ritmi normali, pre-Covid. Ma tutta questa attività non sarebbe gestibile da remoto».

Il decreto Ristori
Il decreto Ristori ha poi reso obbligatorio il deposito telematico presso le procure attraverso il portale del processo penale, inaugurato a giugno, e ha cancellato la necessità del via libera ministeriale ai portali degli uffici, ottenuto da una minima parte. La prima era stata, a giugno, la procura di Napoli: qui il deposito, finora facoltativo, ha funzionato. Ora il sistema diventa obbligatorio in tutte le 140 procure: con qualche intoppo, come a Milano, dove la piattaforma si blocca. «Serve un periodo di rodaggio ma funzionerà - è convinto il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo -. Ma il processo penale telematico ha una portata limitata: riguarda solo gli atti successivi alla fine delle indagini preliminari».

La Pec in attesa del deposito digitale
Il deposito telematico di atti ulteriori dovrebbe essere reso possibile da un Dm previsto per dicembre. Nell’attesa, potranno essere inviati via Pec. Per rendere operativa questa possibilità sono state create 900 caselle di posta certificata: bisognerà però vedere se basteranno a garantire una gestione efficiente.

Il decreto legge Ristori-bis prova ora a far debuttare le udienze per note scritte nei giudizi penali d’appello. Ma solo se né le parti né il Pm chiederanno la discussione orale. Questa novità varrà comunque solo nel periodo emergenziale e cioé fino al 31 gennaio 2021.

Un nodo che dovrebbe sciogliersi a breve è quello dell’accesso da remoto ai registri di cognizione da parte del personale amministrativo in smart working. In questi giorni sono in distribuzione i primi 9.400 pc portatili (dei 16mila complessivi) che consentiranno l’accesso ai registri civili e permetteranno di far funzionare il processo civile telematico.

Per il penale bisogna invece aspettare.Le tante udienze in presenza impensieriscono gli avvocati anche perché non possono partecipare se sono in quarantena o in isolamento fiduciario, e farsi riconoscere il legittimo impedimento non sempre è facile. Il Tribunale di Torino ha aperto con un provvedimento che invita i magistrati a concedere il rinvio dell’udienza per motivi sanitari. Ma per il presidente di Aiga, Antonio De Angelis, «serve una norma che permetta agli avvocati in quarantena o in isolamento di chiedere il rinvio delle udienze».

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