La compensazione tra crediti dello Stato e crediti del detenuto è ammissibile se entrambi sono certi, liquidi ed esigibili, salvo eventi patologici come l’inadempimento, senza che la riforma Cartabia ostacoli tale applicazione. La Corte di Cassazione, Prima Sezione Penale, con sentenza 12218 del 2026, chiarisce che il ministero della Giustizia può opporre in compensazione il credito certo, liquido ed esigibile derivante dalla condanna a pena pecuniaria di un detenuto o ex-detenuto con il credito riconosciuto al detenuto ai sensi dell’art. 35-ter dell’ordinamento penitenziario, che disciplina i rimedi risarcitori per i detenuti che abbiano subito trattamenti disumani. La decisione si collega alla riforma c.d. Cartabia del d.lgs. n. 150/2022, che ha introdotto modifiche alla natura e all’esecuzione della pena pecuniaria, chiarendo che la riforma non preclude tale compensazione, salvo il caso di inadempimento che trasformi la pena pecuniaria in una sanzione di altra natura.
La previsione della conversione della pena pecuniaria in caso di inadempimento non altera la natura monetaria della pena, che rimane un credito dello Stato eseguibile mediante versamento in denaro. Sul piano giurisprudenziale, sono stati richiamati orientamenti consolidati della Corte, tra cui le sentenze n. 11108 del 2022, n. 7371 del 2022, n. 13095 del 2023 e n. 39289 del 2024, che confermano la possibilità di compensazione tra crediti certi, liquidi ed esigibili. Infine, è stato citato l’articolo 1243 del codice civile, che regola l’istituto della compensazione
La vicenda
Un detenuto ha presentato reclamo per aver subito un trattamento disumano durante la detenzione, ottenendo dal magistrato di sorveglianza un risarcimento di 3.168 euro. Il Ministero della Giustizia ha contestato la decisione, chiedendo di compensare tale somma con una pena pecuniaria di 55.000 euro a carico del detenuto. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta, sostenendo che la riforma Cartabia non consente la compensazione tra il risarcimento e la pena pecuniaria, considerata una vera e propria pena. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, ribadendo che la compensazione è possibile tra crediti certi, liquidi ed esigibili, e che la natura monetaria della pena pecuniaria non è modificata dalla possibilità di conversione in caso di inadempimento. La sentenza annulla l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza e rinvia per un nuovo giudizio.

