L’Unione delle Camere Penali Italiane esprime “forte preoccupazione” per gli emendamenti presentati al decreto giustizia che propongono di modificare “ancora una volta l’articolo 270 del codice di procedura penale, ampliando i casi nei quali le intercettazioni possono essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli per i quali erano state autorizzate”.

L’art. 270 del cpp, spiega una nota dei penalisti, “non rappresenta un ostacolo alle indagini”. “Essa – proseguono - costituisce uno dei principali presìdi posti a tutela della libertà e della segretezza delle comunicazioni, garantite dall’articolo 15 della Costituzione”. Le intercettazioni, infatti, rappresentano “una deroga eccezionale” a un diritto fondamentale e non possono trasformarsi in uno “strumento generalizzato di ricerca di reati”. In questo senso, l’autorizzazione del giudice è rilasciata in relazione a uno “specifico fatto di reato e sulla base dei rigorosi presupposti previsti dalla legge”. Invece, secondo l’Unione, consentire che il materiale così acquisito possa circolare “sempre più liberamente in procedimenti del tutto diversi significa svuotare progressivamente quel controllo e trasformare un’autorizzazione specifica in una sorta di autorizzazione in bianco”.

Gli emendamenti presentati oggi, per i penalisti “rappresentano un evidente passo indietro perché alterano il rapporto tra regola ed eccezione”. Infatti, “la possibilità di utilizzare intercettazioni in procedimenti diversi costituisce un’eccezione, giustificata soltanto dalla necessità di accertare delitti di straordinaria gravità”.

E allora, proseguono, il divieto previsto dall’articolo 270 “non costituisce un inutile intralcio alle indagini, ma un principio di libertà che impedisce che uno strumento tanto invasivo diventi un mezzo generalizzato di esplorazione della vita privata dei cittadini”.

Altra fonte di preoccupazione è il metodo. Le scelte sul rito penale, infatti, appartengono esclusivamente al Parlamento e non possono essere il “seguito delle richieste formulate dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo al Ministro della Giustizia”.

L’Unione delle Camere Penali Italiane auspica dunque che il Parlamento respinga questi emendamenti e confermi una disciplina che “non ostacola le indagini, ma preserva il corretto equilibrio tra esigenze investigative e tutela delle libertà fondamentali, impedendo che uno strumento eccezionale come l’intercettazione si trasformi in un mezzo generalizzato di acquisizione di informazioni sulla vita dei cittadini.”

L’Ucpi critica anche il rifiuto del Procuratore generale di Perugia di rendere pubbliche le conclusioni delle verifiche sulle intercettazioni dei colloqui tra difensori e assistiti nel carcere cittadino, sostenendo che la trasparenza riguardi solo gli esiti degli accertamenti e le misure adottate, non atti coperti da segreto. Secondo l’UCPI, la vicenda coinvolge un principio essenziale dello Stato di diritto e per questo la corrispondenza sarà trasmessa al CSM e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Perugia, mentre l’Unione annuncia che proseguirà le iniziative istituzionali finché non saranno chiarite le responsabilità e adottate garanzie per evitare il ripetersi di simili violazioni del diritto di difesa.

 

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