L’applicazione dell’intelligenza artificiale nella P.A. segna l’avvio di una trasformazione epocale che impone un contemperamento tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali. Il quadro normativo che si sta delineando rappresenta uno degli ecosistemi regolatori più avanzati a livello europeo, frutto della convergenza tra il Regolamento (UE) 2024/1689 (c.d. “AI ACT”), la normativa italiana - e, in particolare, l’art. 30 del Decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 (“Codice”) e la Legge 23 settembre 2025, n. 132 - e una giurisprudenza, nazionale ed europea, che contribuisce a definire i confini dell’amministrazione algoritmica.
Il primato italiano
L’Italia si distingue per aver adottato, con tempestività, una legislazione organica sull’IA, posizionandosi tra i primi Stati membri dell’UE. La Legge n. 132/2025 stabilisce i principi cardine per l’uso dell’IA nella pubblica amministrazione, chiarendo l’intelligenza artificiale può essere utilizzata come strumento per assicurare efficienza e buon andamento, a condizione che venga garantita conoscibilità, tracciabilità e strumentalità rispetto al decisore umano, al quale resta riservata la decisione finale. Una scelta che riflette quanto già codificato nell’art. 30 del Codice, che autorizza le stazioni appaltanti a ricorrere a soluzioni automatizzate purché siano rispettati i principi di conoscibilità e comprensibilità dei processi decisionali, non esclusività della decisione algoritmica e non discriminazione algoritmica.
La giurisprudenza come architrave del sistema
Prima dell’intervento del Legislatore, è stata la giurisprudenza amministrativa a tracciare la rotta. La sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, 8 aprile 2019, n. 2270 rappresenta il leading case italiano ove si è statuito che l’impossibilità di comprendere il funzionamento dell’algoritmo costituisce di per sé un vizio che invalida l’intera procedura. L’algoritmo è, dunque, qualificato come “atto amministrativo informatico”, costruito da esseri umani e meramente applicato dalla macchina. Le successive sentenze del nn. 8472, 8473 e 8474 del 2019 hanno esteso l’uso degli algoritmi anche all’attività discrezionale della P.A., mentre la più recente sentenza 4 giugno 2025, n. 4857 ha introdotto una distinzione tra decisione amministrativa algoritmica - ove l’algoritmo determina l’esito - e algoritmo di mero supporto - dove la decisione resta “rigorosamente ancorata al fattore umano”, in linea con il principio di “riserva di umanità”.
Il ruolo operativo delle Linee Guida AgID
Consapevole delle complessità insiste nell’utilizzo dell’IA, l’Italia sta sviluppando strumenti di governance dedicati, tanto che, con Determinazione n. 17 del 17 febbraio 2025, l’AgID ha avviato l’iter di consultazione delle Linee Guida per l’adozione dell’IA nella P.A.., che definiscono venti principi organizzati in cinque categorie per l’integrazione dell’IA nei servizi pubblici: conformità e governance, etica e inclusione, qualità e affidabilità, innovazione e sostenibilità, formazione e organizzazione. L’obiettivo è promuovere trasparenza e fiducia verso i cittadini, guidando la P.A. verso un’adozione consapevole e regolamentata dell’AI. Tali Linee Guida si inseriscono nel quadro della Strategia Italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026.
Le scadenze dell’AI ACT e gli adempimenti per le PP.AA.
Il Regolamento (UE) 2024/1689, pubblicato il 12 luglio 2024 ed entrato in vigore il 1° agosto 2024, impone un calendario serrato di adempimenti. Dal 2 febbraio 2025 sono operativi i divieti previsti dall’art. 5: vietato il social scoring da parte delle pubbliche autorità, le tecniche di manipolazione subliminale e il riconoscimento delle emozioni nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni educative. Dalla stessa data vige, altresì, l’obbligo di alfabetizzazione all’IA per tutto il personale che utilizza sistemi di IA.
Il mese di febbraio 2026 segna, invece, la data di applicazione principale per i sistemi ad alto rischio dell’Allegato III del Regolamento, con l’avvio dell’enforcement e l’operatività degli obblighi di trasparenza, mentre entro agosto 2027 dovranno essere conformi anche i sistemi ad alto rischio incorporati in prodotti regolamentati.
Per la P.A. particolare rilievo assumerà anche l’art. 27 che introduce la Valutazione d’Impatto sui Diritti Fondamentali (FRIA), quale strumento progettato per garantire che l’applicazione e l’uso dell’IA rispettino i diritti umani e le libertà fondamentali.
Le sfide future
Lo scenario delineato mostra un framework normativo ad alto potenziale che apre le porte a sfide significative. Tra queste, la prima riguarda il bilanciamento tra efficienza amministrativa e tutela dei diritti: dati incompleti o non rappresentativi possono penalizzare minoranze linguistiche, di genere o sociali, amplificando le disuguaglianze nella fruizione dei servizi pubblici. La seconda sfida oppone trasparenza e segreto industriale: il know-how, le procedure tecniche, gli algoritmi, così come ogni altra informazione riservata, richiedono oggi forme di tutela ulteriori rispetto ai marchi e i brevetti. La terza riguarda l’accountability in presenza di sistemi acquisiti da vendor privati: l’adozione di tecnologie basate su modelli di IA non può prescindere da requisiti stringenti di protezione dei dati, sicurezza informatica, trasparenza e controllo pubblico. L’obiettivo è dunque quello di costruire, attraverso collaborazioni interdisciplinari, un ecosistema in cui l’IA diventi alleato imparziale del sistema pubblico, migliorando efficienza e qualità dei servizi pubblici senza snaturare legalità e controllo umano. Il successo dipenderà dalla capacità di far convivere innovazione tecnologica e tradizione giuridica amministrativa, rafforzando la fiducia in una P.A. più trasparente, efficiente e consapevole.
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*Francesca Isgrò, Equity Partner BIP Law and Tax

