La Corte d’Appello di Napoli (sezione VII, sentenza 29 giugno 2026 n. 5157) afferma in sentenza il principio di diritto secondo cui le spese sostenute per la consulenza professionale stragiudiziale hanno natura di danno emergente, consistente nel costo sostenuto per l’attività svolta nella fase pre-contenziosa, con la conseguenza che, se necessitate e giustificate in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto, il relativo rimborso è soggetto ai normali oneri di domanda, allegazione e prova.
L’utilità dell’esborso
L’utilità di tale esborso, ai fini della possibilità di porlo a carico del danneggiante, deve essere valutata ex ante, cioè in vista di quello che poteva ragionevolmente presumersi essere l’esito futuro del giudizio.
Da ciò consegue il rilievo che l’attività stragiudiziale, anche se svolta da un avvocato, è comunque qualcosa d’intrinsecamente diverso rispetto alle spese processuali vere e proprie.
Non solo. Se la liquidazione deve avvenire necessariamente alla luce delle tariffe forensi, essa resta soggetta - come detto - ai normali oneri di domanda, allegazione e prova secondo l’ordinaria scansione processuale, al pari delle altre voci di danno emergente.
Il che comporta che la corrispondente spesa sostenuta non è configurabile come danno emergente e non può, pertanto, essere riversata sul danneggiante quando sia, ad esempio, superflua ai fini di una più pronta definizione del contenzioso, non avendo avuto in concreto utilità per evitare il giudizio o per assicurare una tutela più rapida risolvendo problemi tecnici di qualche complessità.
A fronte di una domanda di liquidazione di compensi stragiudiziali, seguita da attività giudiziale, il Giudice è così chiamato a verificare se quanto compiuto dal difensore nella fase anteriore all’instaurazione del giudizio integri prestazioni strettamente funzionali o preordinate allo svolgimento di attività propriamente processuali o sia ad esse complementare.
Segnatamente:
- le spese per la consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c., rientrando nelle spese stragiudiziali sopportate dalla parte anteriormente alla lite, non hanno natura giudiziale, con la conseguenza che non danno luogo ad un’autonoma liquidazione da parte del giudice che ha disposto la consulenza, ma devono essere liquidate all’esito del giudizio di merito, come species di danno emergente, purché provate e documentate. Tali spese, infatti (come, più in generale, tutte le spese per la consulenza professionale stragiudiziale, sostenute per l’attività svolta nella fase pre-contenziosa), qualora siano necessitate e giustificate in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto, integrano una perdita conseguente all’illecito e, pertanto, ai sensi dell’art. 1223 c.c., vanno computate nell’ambito del risarcimento, sempre che siano stati assolti gli oneri di domanda, allegazione e prova.
- in caso di sinistro stradale, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all’assistenza di uno studio di assistenza infortunistica stradale ai fini dell’attività stragiudiziale diretta a richiedere il risarcimento del danno asseritamente sofferto al responsabile ed al suo assicuratore, nel successivo giudizio instaurato per ottenere il riconoscimento del danno, la configurabilità della spesa sostenuta per avvalersi di detta assistenza come danno emergente non può essere esclusa per il fatto che l’intervento di detto studio non abbia fatto recedere l’assicuratore dalla posizione assunta in ordine all’aspetto della vicenda che era stato oggetto di discussione e di assistenza in sede stragiudiziale, ma va valutata considerando, in relazione all’esito della lite su detto aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento.

