“Liberi di scegliere” è ufficialmente legge. Dopo il via libera unanime della Camera e l’approvazione definitiva del Senato, il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 171 del 25 luglio 2026 come legge n. 131 del 17 luglio 2026, intitolata “Misure per la protezione e l’assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata (Liberi di scegliere)”. La nuova disciplina entrerà in vigore il 9 agosto 2026 e trasforma in legge nazionale un modello sperimentato negli anni per offrire ai minori e alle loro famiglie un percorso concreto di uscita dai contesti mafiosi, attraverso strumenti di protezione, sostegno e inclusione sociale.
Liberi di scegliere: le nuove misure di protezione
La riforma punta a rafforzare la tutela dei minori e dei familiari che decidono di allontanarsi da contesti di criminalità organizzata, mettendo a disposizione una rete nazionale di protezione e assistenza.
Tra le principali novità figurano misure di protezione personale disposte dall’autorità giudiziaria, interventi di assistenza economica e sociale, la possibilità di secretare gli atti relativi alle misure di tutela, l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico presso il Ministero della Giustizia e il rafforzamento del ruolo dei servizi sociali minorili e della rete territoriale. La legge disciplina inoltre le modalità di modifica, sospensione e revoca delle misure da parte del tribunale per i minorenni.
Il principio ispiratore è quello del superiore interesse del minore, in linea con la Costituzione e con la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Il testo rafforza anche gli strumenti sulla responsabilità genitoriale, prevedendo la limitazione o la decadenza nei casi in cui il contesto familiare risulti gravemente pregiudizievole per la crescita del minore. Particolare attenzione è riservata alle madri che scelgono di sottrarsi ai circuiti mafiosi insieme ai propri figli.
Dal metodo Di Bella alla legge dello Stato
La legge nasce dall’esperienza del progetto “Liberi di scegliere”, avviato nel 2012 a Reggio Calabria su impulso dell’allora presidente del Tribunale per i minorenni Roberto Di Bella. Il cosiddetto “metodo Di Bella” utilizza gli strumenti della giustizia minorile per interrompere l’indottrinamento mafioso e offrire ai ragazzi percorsi alternativi fondati su scuola, educazione e sostegno sociale.
L’iniziativa è stata progressivamente estesa fino alla firma, nel 2024, del protocollo nazionale promosso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio insieme ai ministri Matteo Piantedosi, Anna Maria Bernini, Eugenia Roccella e Giuseppe Valditara, al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, alla Conferenza episcopale italiana, all’associazione Libera e ad altre realtà del mondo sociale. Il modello è già operativo in diversi distretti di Corte d’appello, tra cui Reggio Calabria, Catania, Napoli, Palermo, Catanzaro e Milano.
Un tassello fondamentale per “scegliere la propria strada”
Le dichiarazioni sono state pubblicate dal quotidiano del Ministero della Giustizia Gnewsonline dopo l’approvazione definitiva della legge.
Un “tassello fondamentale” per rafforzare la legislazione antimafia, sottolineando che bambini, ragazzi e donne potranno “scegliere la propria strada”, contando sulla protezione dello Stato per costruire una vita libera dalla criminalità. Questo il commento della premier Meloni, all’indomani dell’approvazione della legge, come riportato da Gnewsonline.it.
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari ha parlato di un “risultato importante” evidenziando il principio secondo cui nessun figlio deve essere destinato a ereditare appartenenze e regole criminali, ricordando inoltre che la legge rappresenta anche un modo per onorare chi ha sacrificato la propria vita nella lotta contro le mafie.
La presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo ha definito il provvedimento una “legge forte, giusta”, nata dall’ascolto delle persone coinvolte e dalla volontà di spezzare il destino imposto dalla criminalità organizzata, aggiungendo che l’approvazione rappresenta non solo una nuova legge, ma anche una vittoria della libertà.

