Il licenziamento si considera illegittimo se le riprese video sul posto di lavoro vengono eseguite senza una reale necessità probatoria. Questo il principio espresso dalla Cassazione con ordinanza n. 16214/26. I Supremi giudici così sono tornati a pronunciarsi sul delicato tema dei controlli a distanza dei lavoratori e dell’utilizzabilità delle videoregistrazioni nei procedimenti disciplinari. Gli Ermellini in particolare nella vicenda de quo hanno annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Roma relativa al licenziamento di una dipendente di un supermercato di Guidonia Montecelio.

La vicenda

Al centro della controversia vi sono le immagini registrate da telecamere installate all’interno del punto vendita tramite un’agenzia investigativa, utilizzate dal datore di lavoro per contestare alla dipendente numerosi episodi di consumo di prodotti alimentari senza pagamento e presunte violazioni delle norme igienico-sanitarie. La lavoratrice aveva impugnato il licenziamento sostenendo che le videoriprese fossero state effettuate in violazione dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970), che disciplina l’uso di impianti audiovisivi nei luoghi di lavoro. Secondo la difesa, l’installazione delle telecamere sarebbe avvenuta senza accordo sindacale né autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro e in assenza di un “fondato sospetto” di illeciti specifici, condizione necessaria — secondo la giurisprudenza — per i cosiddetti “controlli difensivi”.

La decisione di merito

La Corte d’Appello aveva dato ragione alla lavoratrice sul punto, ritenendo le immagini inutilizzabili perché acquisite al di fuori dei limiti di legge. Tuttavia, aveva comunque escluso il diritto al risarcimento, ritenendo che i fatti contestati risultassero sostanzialmente non contestati o confermati da altri elementi.

La sentenza della Cassazione

Proprio su questo aspetto è intervenuta la Cassazione, che ha rilevato una contraddizione nella motivazione della sentenza d’appello: da un lato viene negata la validità probatoria delle videoriprese, dall’altro esse vengono di fatto utilizzate indirettamente per fondare la decisione su altri profili del giudizio (i profili risarcitori). La Suprema Corte, quindi, ha cassato la sentenza, disponendo un nuovo esame da parte della Corte d’Appello in diversa composizione, che dovrà rivalutare sia la legittimità delle videoriprese sia il loro eventuale valore probatorio nell’ambito del procedimento disciplinare.

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