Il sistema italiano delle misure di prevenzione rappresenta un modello “unico a livello mondiale”, frutto della “lungimiranza del legislatore” e dell’evoluzione giurisprudenziale costruita nel tempo da Corte costituzionale e Corte di cassazione. Lo ha sottolineato il Capo della Polizia e direttore generale della Pubblica sicurezza, Vittorio Pisani, intervenendo al convegno “Le misure di prevenzione: quadro attuale, prassi operative e innovazione”, svoltosi ieri al Teatro Olimpico di Roma.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, la presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, Martina Semenzato, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, il vice direttore generale vicario della Pubblica sicurezza Carmine Belfiore, il capo della segreteria del Dipartimento della Pubblica sicurezza Diego Parente e il direttore centrale anticrimine Alessandro Giuliano.
Nel suo intervento, Pisani ha ricordato che il primo intervento normativo in materia risale alla legge n. 1423 del 1956, evidenziando come la “formidabile efficacia” delle misure di prevenzione sia cresciuta grazie alle pronunce della giurisprudenza, che hanno “legittimato l’intervento dell’Autorità di Pubblica Sicurezza a tutela del pacifico svolgimento dei rapporti sociali”. Un ruolo decisivo, secondo il prefetto, è svolto anche dal rapporto costante tra magistratura e questori, chiamati a condividere criteri e parametri nell’applicazione degli strumenti di prevenzione.
Pisani ha inoltre richiamato la necessità di un continuo aggiornamento degli operatori, citando le nuove “Linee guida” predisposte dalla Direzione centrale anticrimine come strumento operativo essenziale in una materia “in continua evoluzione”. Un riferimento particolare è stato dedicato allo strumento dell’ammonimento, soprattutto nei confronti dei minori, anche infraquattordicenni, settore nel quale “cautela e preparazione sono indispensabili”.
Nel corso del convegno è stato presentato anche il nuovo software “Cerbero”, applicativo sviluppato per supportare le indagini patrimoniali nei procedimenti penali e di prevenzione. Il sistema consente di integrare e far dialogare le diverse banche dati pubbliche, concentrando in un unico ambiente digitale le informazioni necessarie agli accertamenti preliminari sui patrimoni illeciti. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma operativo nazionale Legalità 2014-2020 con fondi dell’Unione europea ed è stato successivamente completato attraverso il Programma nazionale del Fondo sicurezza interna 2021-2027.
L’applicativo, già approvato dal Garante per la protezione dei dati personali, punta a modernizzare le attività investigative patrimoniali, rendendo più rapida l’acquisizione e l’elaborazione dei dati da parte degli operatori di polizia e della magistratura.
La giornata di studio, organizzata dalla Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, si è articolata in tre panel di approfondimento con magistrati, docenti universitari, questori ed esperti del settore. Ai lavori hanno preso parte i questori delle 26 sedi di Corte d’appello, procuratori generali, magistrati della Corte di cassazione e della Direzione nazionale antimafia, oltre ai dirigenti delle Divisioni anticrimine, delle Squadre mobili e delle Sisco della Polizia di Stato.
Nel corso dell’incontro è stata infine presentata la quarta edizione delle “Linee guida in materia di misure di prevenzione personali”, rivolte agli operatori di polizia per uniformare le prassi operative e aggiornare l’attività alla luce delle più recenti pronunce giurisprudenziali in materia di Daspo, Dacur, ammonimenti del questore e altri strumenti di prevenzione personale.

