“Oggi il cittadino italiano si domanda perplesso come possa esistere una situazione in cui una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole mentre attualmente si indaga su un altro, sulla base di prove per le quali - sempre secondo l’accusa - l’autore del delitto sarebbe completamente diverso dal primo. Ripeto: una situazione anomala che diciamo raramente si vede e io non l’ho mai vista”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulla vicenda Garlasco, a margine di un convegno.
“Se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannarla quando è già stata assolta due volte da una Corte d'Assise e da una Corte d'Appello?“, ha proseguito il ministro. “Questa situazione paradossale – ha poi aggiunto - nasce da una legislazione che dovrebbe essere cambiata, ma è molto difficile, per la quale una persona assolta in primo grado e assolta in secondo grado può, senza l’intervento di nuove prove, poi essere condannata”. “Questo - prosegue il ministro - è accaduto sedici anni fa con il primo processo. C’era stata assoluzione davanti alla corte d’Assise, una assoluzione davanti alla Corte d’Appello, poi una decisione della Cassazione che ha rinviato il processo, integrandolo con alcune, diciamo così, nuove considerazioni e si è arrivati a una condanna”. E aggiunge: “Nel sistema anglosassone tutto questo non solo non esiste ma è assolutamente inconcepibile”.
Non ci sta con la lettura del Ministro il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni. “Il processo d’Appello bis – afferma - non è stato una mera rilettura degli atti già vagliati dai giudici precedenti, ma su indicazione della Cassazione furono disposte tre nuove perizie e vennero acquisiti nuovi elementi tra cui la bicicletta nera di Alberto Stasi”. Il legale ha inoltre ricordato che “durò otto mesi”. E che, su sua richiesta, “venne riaperta una istruttoria dibattimentale e vennero disposte tre perizie” tra cui quella del Dna sulle unghie di Chiara, ritenuta ancora oggi uno dei pilastri dell’inchiesta.
Per il presidente dell'Unione delle Camere Penali, Francesco Petrelli: “Il nostro sistema processuale favorisce l'errore giudiziario a causa dello sbilanciamento a favore dell’accusa. Per non dire dei mancati limiti alle impugnazioni delle procure cui seguono condanne dopo doppie assoluzioni e discutibili ribaltamenti di decisioni liberatorie, in assenza di nuove prove. Ovvio lo sconcerto dell’opinione pubblica. È urgente una profonda riforma culturale oltre che strutturale che investa il nostro processo e lo restituisca alla sua radice liberale”. “Al di là del clamore mediatico che finisce con l’offuscare i profili di reale problematicità tecnica che pone ogni processo - prosegue Petrelli - si tratta di riflettere sulla scarsa cultura della prova che circola nei processi, sull’utilizzo che spesso si fa solo in chiave puramente retorica del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio e sulla elaborazione dell’indizio in chiave congetturale. Per non dire dell'uso spesso incauto che si fa della cosiddetta prova scientifica e dei rischi cui già ci espone l’incontrollabilità dei contributi, sempre più spesso offerti dall’intelligenza artificiale”.
Per il magistrato Giovanni Zaccaro, segretario nazionale di AreaDg: “il caso Garlasco è diventato un'occasione per fare audience e per speculare sui temi della giustizia italiana. Non mi stupisce lo facciano gli opinionisti, mi dispiace che al coro si uniscano il Ministro della giustizia e del presidente delle Camere penali, che hanno frequentato le aule di giustizia e che conoscono le difficoltà tecniche ed i drammi umani che vi si incontrano”. Per l’esponente dell’associazione che riunisce le toghe progressiste, “Dovremmo tutti evitare di usare espressioni improprie e giudizi affrettati, lasciando lavorare con serenità chi si sta occupando della vicenda”.
Ai commenti si unisce anche il legale del nuovo indagato Andrea Sempio. “E’ quello che io dico dal momento della mia nomina - afferma Cataliotti -: laddove la normativa fosse interpretata in senso tale da consentire un nuovo processo a carico di persona diversa da un condannato per reato monosoggettivo, sarebbe o incostituzionale o comunque da modificare. La procedura penale sarebbe l’unica branca dell’ordinamento in cui un giudizio su un fatto non vale erga omnes, cioè per tutti, impedendo un nuovo giudizio sullo stesso fatto. Sottoscrivo umilmente e non in quanto di parte, ma in quanto umile giurista, le parole del Ministro”.

