La Corte di cassazione (ordinanza n. 24450/26) ha confermato la decisione dei giudici di appello sulla la paternità di un soggetto. In particolare i giudici di merito - sulla base della consulenza tecnica - avevano evidenziato una probabilità di paternità del 99,99%. Tuttavia il presunto padre aveva contestato in Cassazione la decisione di secondo grado sostenendo che il risultato del test genetico avrebbe potuto essere influenzato dalla presenza di altri parenti maschi consanguinei. Secondo il ricorrente, la consulenza avrebbe dovuto valutare anche questa possibilità.
Il verdetto della Cassazione
La Cassazione ha però chiarito che la sola esistenza di altri familiari non è sufficiente a mettere in discussione l’accertamento genetico. Per cambiare il risultato sarebbe stata necessaria una vera e propria ipotesi alternativa di paternità, cioè l’indicazione concreta di un’altra persona che avrebbe potuto essere il padre.
Secondo i giudici, il consulente tecnico non può svolgere ricerche su possibilità soltanto teoriche che nessuna delle parti ha mai indicato nel processo. L’indagine deve rimanere collegata alle domande e alle prove portate in giudizio.
Conclusioni
La Suprema Corte ha quindi confermato la decisione della Corte d’appello di Bologna: senza un’alternativa concreta, la presenza di altri consanguinei non può prevalere sulla prova genetica della paternità.

