“Signor ministro, ci vediamo costretti a sottoporre nuovamente alla sua attenzione la gravissima vicenda delle captazioni dei colloqui tra difensori e assistiti avvenute presso la casa circondariale di Perugia Capanne e a chiederle di rendere conoscibili, senza ulteriori indugi, gli esiti degli accertamenti affidati all’Ispettorato generale del ministero”. Inizia così una lettera aperta dell’Unione delle Camere penali italiane al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
“Le operazioni - viene sottolineato - si sono protratte per circa sei mesi e hanno determinato la registrazione dei colloqui intercorsi tra persone detenute e almeno quindici difensori diversi da quello indicato nel provvedimento autorizzativo. Conversazioni protette dal segreto professionale, riguardanti strategie processuali, informazioni riservate e contenuti propri del rapporto fiduciario tra difensore e assistito, sono state acquisite dagli organi dell’accusa e inserite nel materiale investigativo”.
Per i penalisti, “l'autonomia e l'indipendenza della magistratura costituiscono garanzie irrinunciabili dello Stato costituzionale di diritto” ma “non possono essere confuse con irresponsabilità, immunità dal controllo o sottrazione del potere giudiziario al dovere di rendere conto delle modalità del proprio esercizio”.
L’Ucpi chiede “pertanto di rendere pubblici, senza ulteriori rinvii, gli esiti degli accertamenti svolti dall’Ispettorato generale, indicando le cause e l’estensione della violazione, le eventuali disfunzioni riscontrate, le iniziative conseguentemente assunte e le misure organizzative o normative predisposte per impedirne la ripetizione”.

