Con la sentenza n.1009/2026, il Consiglio di Stato interviene nuovamente sul terreno, da sempre scivoloso, della risarcibilità del danno da perdita di chance, fissando un principio destinato a incidere in modo significativo sul contenzioso risarcitorio in materia amministrativa.
Il Collegio di Palazzo Spada chiarisce che la mera allegazione della perdita di un’opportunità non è sufficiente a fondare una pretesa risarcitoria.
La chance, per essere giuridicamente rilevante, deve tradursi in una possibilità concreta, seria e dimostrabile di conseguire un risultato favorevole, economicamente apprezzabile. In mancanza di tale dimostrazione, il danno resta confinato nel perimetro dell’eventualità e non assume i caratteri della certezza richiesti dall’ordinamento.
La vicenda
Il caso trae origine da un errore dell’amministrazione che, secondo il ricorrente, avrebbe compromesso una sua prospettiva di guadagno futuro. Tuttavia, il Consiglio di Stato respinge la domanda risarcitoria, rilevando come l’interessato non abbia fornito elementi idonei a dimostrare che l’occasione perduta avrebbe verosimilmente prodotto un vantaggio economico concreto. Non è sufficiente, in altri termini, affermare di aver perso un’opportunità: occorre provare che quella opportunità, se non frustrata, si sarebbe tradotta in un esito positivo misurabile. La pronuncia si colloca nel solco di un orientamento rigoroso, volto a evitare che il danno da perdita di chance diventi uno strumento di compensazione di aspettative soggettive o scenari meramente ipotetici. Il giudice amministrativo ribadisce che la responsabilità della pubblica amministrazione non può estendersi fino a ricomprendere danni incerti, non documentabili o affidati a valutazioni prognostiche prive di un solido fondamento probatorio.
Particolarmente significativo è il passaggio in cui il Consiglio di Stato sottolinea il rischio di una trasformazione surrettizia del risarcimento in strumento compensativo generalizzato qualora si ammettesse la compensazione di danni non ancorati a parametri oggettivi. Il danno, anche quando declinato nella forma della perdita di chance, deve conservare una dimensione di concretezza e verificabilità, pena lo snaturamento della funzione stessa della responsabilità amministrativa.
Il principio affermato
La sentenza ribadisce dunque un principio chiave: la chance risarcibile non è una speranza, ma una possibilità qualificata, la cui perdita deve essere dimostrata attraverso elementi oggettivi, seri e coerenti.
In assenza di tale prova, il danno non può dirsi effettivo e il diritto al risarcimento non sorge.
Bilanciamento tra tutela e risarcimento sostenibile
In questo senso, la decisione rappresenta un fondamentale tassello nel processo di delimitazione dell’area della risarcibilità dei danni, rafforzando l’esigenza di rigore probatorio e contribuendo a un più equilibrato bilanciamento tra tutela del cittadino e sostenibilità della responsabilità pubblica. Un monito chiaro: la perdita di chance non è un automatismo risarcitorio, ma una categoria giuridica che esige prova, misura e concretezza. La portata della decisione va letta anche alla luce delle ricadute operative per i futuri giudizi risarcitori. L’arresto del Consiglio di Stato impone alle parti ricorrenti un rafforzamento significativo dell’impianto probatorio, chiamandole a dimostrare non solo l’esistenza di un comportamento amministrativo illegittimo, ma anche il nesso concreto tra tale comportamento e la perdita di un risultato utile, non meramente eventuale. In questo quadro, assumono rilievo centrale gli elementi documentali, le evidenze fattuali e, ove necessario, le valutazioni tecniche idonee a dimostrare che l’esito favorevole non si colloca sul piano della mera possibilità astratta, bensì su quello della concreta probabilità. La sentenza contribuisce inoltre a delimitare con maggiore precisione il confine tra chance giuridicamente apprezzabile e aspettativa di fatto, confermando che solo la prima può assurgere a bene della vita autonomamente tutelabile.
Si tratta di un passaggio di particolare importanza, soprattutto nei rapporti con la pubblica amministrazione, nei quali il rischio di sovrapposizione tra affidamento soggettivo e posizione giuridica tutelata è particolarmente elevato. Non meno rilevante è il riflesso sistematico della decisione sul principio di legalità dell’azione amministrativa. L’impostazione seguita dal Consiglio di Stato mira infatti a preservare l’equilibrio tra l’esigenza di garantire una tutela effettiva al cittadino e quella di evitare un ampliamento eccessivo della responsabilità pubblica, che potrebbe tradursi in una paralisi decisionale o in un uso difensivo del potere amministrativo.
La centralità della prova
In definitiva, la pronuncia avvia una linea giurisprudenziale che guarda con attenzione alla qualità della prova del danno, affermando che il risarcimento non può prescindere da un accertamento rigoroso dell’effettiva lesione subita. Un orientamento che, pur elevando l’onere probatorio in capo al danneggiato, contribuisce a rafforzare la certezza del diritto e a consolidare una concezione della responsabilità amministrativa fondata su criteri di oggettività, verificabilità e proporzionalità. In questa prospettiva, la sentenza assume anche un valore orientativo per l’azione amministrativa futura, richiamando le amministrazioni a una maggiore consapevolezza degli effetti delle proprie determinazioni, al tempo stesso escludendo che ogni disfunzione procedimentale possa automaticamente tradursi in un obbligo risarcitorio. Il danno da perdita di chance resta così confinato entro un perimetro rigoroso, nel quale la tutela del privato si fonda su presupposti oggettivi e verificabili, a garanzia di un sistema di responsabilità improntato a coerenza e prevedibilità.

