Il disposition time nel settore penale si riduce del 38,8% rispetto al 2019, oltre tredici punti percentuali in più rispetto al target del 25% previsto del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La durata complessiva stimata nei tre gradi di giudizio passa così da 1.398 giorni nel 2019 a 856 giorni nel primo semestre del 2026. Il risultato migliora ulteriormente quello già conseguito al 31 dicembre 2025, quando la riduzione si era attestata al 31,5%. Sono i dati consolidati al 30 giugno 2026 che, scrive il Ministero della Giustizia “confermano il pieno conseguimento e il superamento degli obiettivi del PNRR relativi all’efficienza della giustizia italiana”.
Per il Guardasigilli, Carlo Nordio: «I risultati del settore penale confermano e rafforzano il percorso di profonda trasformazione intrapreso dalla giustizia italiana. Il superamento degli obiettivi europei, insieme ai traguardi raggiunti nel civile, è il frutto delle riforme adottate, degli investimenti realizzati e soprattutto dell’impegno straordinario dei magistrati, del personale amministrativo e di tutte le professionalità che operano negli uffici giudiziari».
La diminuzione dei tempi, prosegue il comunicato, interessa tutte le fasi del giudizio: -23,5% nei Tribunali, -42,5% nelle Corti di appello e -56,1% in Corte di cassazione. Proprio la Cassazione raggiunge una durata media di 73 giorni, il valore più basso dell’intero periodo considerato.
Guardando il dettaglio dei dati allegati al comunicato emerge tuttavia che nel confronto omogeneo I semestre 2026/I semestre 2025 l’ulteriore miglioramento complessivo del DT è di appena l’1,2% (866 → 856 giorni), mentre in Appello il DT aumenta dell'1,4%, da 476 a 483 giorni.
Il miglioramento dei tempi, spiega la nota, si accompagna a una “riduzione strutturale dei procedimenti pendenti”. Rispetto al 2019, illustra il dicastero, le pendenze penali diminuiscono del 30,5% nei Tribunali, del 45,6% nelle Corti di appello e del 55% in Corte di cassazione. Complessivamente, i procedimenti pendenti nei tre gradi di giudizio passano da oltre 1,44 milioni nel 2019 a circa 955mila al 30 giugno 2026, con una riduzione del 33,7%.
Se è vero che la riduzione delle pendenze prosegue anche nell’ultimo anno, l’andamento non è però uniforme. Rispetto al primo semestre 2025, infatti, lo stock complessivo cala del 4,8%, con una flessione del 3% nei Tribunali e del 14,1% nelle Corti d’appello, mentre in Cassazione le pendenze aumentano del 9,3%. Nei Tribunali, inoltre, il clearance rate si attesta a 0,99, con 487.854 nuovi procedimenti a fronte di 483.820 definiti.
Il Ministero sottolinea poi che il disposition time penale migliora rispetto al 2019 nel 79,3% delle Corti di appello, 23 sedi su 29, e nel 74,3% dei Tribunali, 104 sedi su 140. Oltre la metà dei Tribunali supera il target di riduzione del 25% e 41 uffici registrano una diminuzione superiore al 40%. Anche in questo caso dunque il quadro territoriale è differenziato: rispetto al 2019 il disposition time non migliora in 6 Corti d’appello su 29 e in 36 Tribunali su 140.
Il comunicato torna poi sugli “importanti risultati” già raggiunti dalla giustizia civile. Al 30 giugno 2026 il disposition time civile registra una riduzione complessiva del 50,2% rispetto al 2019, superando di oltre dieci punti percentuali il target PNRR del 40%. La diminuzione interessa tutti i gradi di giudizio: -47,6% nei Tribunali, -46,2% nelle Corti di appello e -53,3% in Corte di cassazione.

Sono stati pienamente conseguiti - prosegue - anche gli obiettivi relativi allo smaltimento delle pendenze civili rilevanti ai fini del PNRR. Rispetto alla baseline del 2022, la riduzione raggiunge il 91,3% nei Tribunali e il 93,5% nelle Corti di appello, superando in entrambi i casi il target del 90%.

Anche nel civile, dunque, il raggiungimento del target nazionale non è uniforme sul territorio. Quattro Corti d’appello – Catanzaro, Palermo, Potenza e Roma – restano al di sotto della riduzione del 90%; tra i Tribunali sono invece 29 su 140 gli uffici che non raggiungono tale soglia. Undici restano sotto l’80%: Nocera Inferiore, Potenza, Cagliari, Lamezia Terme, Messina, Isernia, Tempio Pausania, Lagonegro, Vibo Valentia, Caltagirone e Vallo della Lucania. I tre uffici più grandi – Roma, Napoli e Milano – registrano invece riduzioni superiori al 92%.
I dati sono disponibili al seguente link

