Primo monitoraggio sui tempi della giustizia in Italia, condotto sulla base degli indicatori Pnrr nel primo semestre 2022 (fino al 30 giugno scorso). Per il ministero della Giustizia "si va nella direzione giusta". Anche se a leggere i dati i Tribunali faticano di più della altre Corti nella riduzione dell'arretrato.

Rispetto al 2019, si riduce la durata dei processi - misurata con il disposition time, l'indicatore dato dal rapporto tra pendenze e procedimenti definiti - sia nel civile che nel penale. In particolare il disposition time nel civile segna -18,4% mentre nel penale l'indicatore si ferma a -13,9%.

Ma cala significativamente anche l'arretrato civile in Appello -24,1%; mentre il carico diminuisce in misura più contenuta nei Tribunali: -6,7%. Dove, sebbene si registri una riduzione rispetto alla baseline sia nel 2021, sia nel I semestre 2022 (rispettivamente, del -3,8% e -6,7%), il trend risulta contenuto in relazione al target da raggiungere.

"La prospettiva e l'auspicio – spiega una nota di Via Arenula - è che la tendenza possa consolidarsi nei prossimi semestri in cui gli uffici giudiziari potranno contare sulla piena operatività degli addetti dell'Ufficio per il processo, entrati in servizio a partire da fine febbraio.

I dati emergono dalla Relazione semestrale elaborata dalla Direzione generale di statistica e analisi organizzativa – Dipartimento per la transizione digitale della giustizia, l'analisi statistica e le politiche di coesione, nell'ambito del monitoraggio continuo previsto dal Pnrr. I valori annuali invece saranno pubblicati ad aprile 2023.

"Una delle maggiori difficoltà della giustizia italiana – ha affermato oggi la ministra della Giustizia Marta Cartabia nel corso di un'intervista - è l'eccessiva durata dei processi", e "c'è un nesso studiato da tanto tempo: il Pil può migliorare di alcuni punti se riusciamo a ridurre del 40% la durata dei processi civili e del 25% quelli penali in cinque anni". Sono questi infatti gli impegni concordati con la Commissione europea da raggiungere entro giugno 2026, rispetto ai valori di partenza del 2019. Inoltre, tra gli obiettivi da conseguire è previsto l'abbattimento del 90% dell'arretrato.

Tornando al civile e disaggregando il dato per sede si osserva che, tra il 2019 e il I semestre 2022, il 69% delle corti di appello ha fatto registrare una riduzione del DT; l'86% una riduzione dell'arretrato; la quasi totalità (il 93% pari a 27 Corti d'Appello su 29) una riduzione delle pendenze. Nei tribunali le stesse percentuali sono pari, rispettivamente, a 71%, 63% e 89%. Questi dati, si legge nella Relazione, confermano un trend comune di riduzione delle pendenze e dell'arretrato, con l'eccezione di alcuni uffici, per i quali occorrerà valutare le criticità..

Per il settore penale la riduzione del disposition time è osservabile in tutte le fasi del giudizio: -9,0% in Tribunale, -16,1% in Corte di Appello e -14,9% in Corte di cassazione. Rispetto al 2021, la riduzione è stata rispettivamente del 13,8%, 22,7% e del 23,3%. I dati confermano non solo il pieno recupero del ritardo accumulato a causa della pandemia ma anche un miglioramento rispetto al periodo pre-pandemico.

Il dato disaggregato per sede mostra una riduzione del DT rispetto alla baseline nel 72% delle corti di appello (migliorano 21 corti su 29) e nel 61% dei tribunali (86 su 140). Con riguardo alle pendenze le riduzioni interessano il 59% delle corti e il 56% dei tribunali. In 2 corti e in 14 tribunali, nonostante l'aumento del DT rispetto al 2019, le pendenze risultano comunque in diminuzione. Viceversa, conclude la Relazione, in 6 corti di appello e in 22 tribunali, nonostante la diminuzione del DT si assiste a un aumento delle pendenze.

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