Il 12 agosto 2026 il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) ha iniziato la propria applicazione generale. Per le imprese si apre una fase nella quale gli obiettivi europei di prevenzione, riutilizzo, riciclabilità e circolarità dovranno tradursi in processi, investimenti e scelte industriali concrete.

Il punto di partenza è chiaro: il PPWR è una norma ambientale, i cui effetti sono destinati tuttavia a incidere direttamente sui processi industriali e sull’organizzazione della filiera.

Il regolamento interviene sulle caratteristiche dell’imballaggio e sulle responsabilità lungo la catena del valore. Non riguarda quindi soltanto ciò che accade al termine della vita utile del prodotto, ma anche le decisioni che ne determinano prestazioni, durata, riutilizzabilità, riparabilità e riciclabilità. Per le imprese la conformità entrerà progressivamente nei processi di progettazione, negli acquisti e nei rapporti con i fornitori.

Per la filiera italiana del legno questa trasformazione presenta una caratteristica specifica: il nuovo quadro europeo incontra un sistema industriale nel quale la circolarità non rappresenta un obiettivo da costruire da zero, ma una pratica consolidata da anni.

I dati lo confermano. Nel 2025 sono state rigenerate e reimmesse al consumo 1.004.704 tonnellate di imballaggi in legno, equivalenti a oltre 70 milioni di pallet. Nello stesso anno sono state raccolte e riciclate 1.783.952 tonnellate di legno e il recupero degli imballaggi in legno rispetto all’immesso al consumo ha raggiunto il 69,86%1.

Questi risultati rappresentano una vera e propria infrastruttura industriale della circolarità, costruita nel tempo attraverso imprese, operatori della riparazione e della rigenerazione, sistemi logistici, raccolta e riciclo. È da questo patrimonio che dovrebbe partire anche l’attuazione del PPWR nel nostro settore.

L’obiettivo europeo di portare dal 2030 almeno il 40% di determinate categorie di imballaggi da trasporto e vendita verso sistemi di riutilizzo rappresenta certamente una sfida. Per il comparto del pallet, tuttavia, il tema non è costruire da zero un mercato del riutilizzo: il riutilizzo è già parte integrante del prodotto e del suo modello industriale. La prospettiva è rendere questi sistemi ancora più efficienti, misurabili e integrati con la logistica. È qui che il PPWR può diventare un acceleratore di innovazione.

In questa prospettiva cambia anche il modo di valutare l’efficienza di un imballaggio. Per un pallet non conta soltanto il prezzo iniziale, ma il suo intero ciclo di utilizzo: durata, numero di rotazioni, riparabilità e possibilità di reimpiego concorrono a determinarne l’effettivo valore ambientale ed economico. Allungare la vita utile significa, prima di tutto, utilizzare meglio la materia prima già disponibile.

Proprio perché il PPWR incide concretamente sui processi industriali, la sua attuazione dovrà essere guidata anche da un principio di proporzionalità. Il rischio non è una maggiore attenzione alla circolarità ma che la dimostrazione formale della circolarità diventi più complessa della circolarità stessa.

Per programmare gli investimenti, le imprese hanno bisogno di certezza regolatoria. Nuovi requisiti e obblighi informativi possono essere gestiti se accompagnati da definizioni chiare, criteri omogenei, tempi adeguati e sistemi di verifica proporzionati. L’obiettivo deve essere produrre informazioni utili e misurabili, non semplicemente nuovi adempimenti: più dati utili, meno burocrazia; più misurazione, meno ridondanze.

La competitività della filiera passa inoltre dalla disponibilità della materia prima. Nell’industria italiana del pallet e dell’imballaggio in legno il costo del legno rappresenta una componente rilevante e la sua volatilità incide sulla capacità di programmazione. La disponibilità di materia prima seconda, il recupero dei materiali e la valorizzazione del legno nazionale possono contribuire a rafforzare la resilienza della filiera e a ridurre la dipendenza da approvvigionamenti meno prevedibili.

Anche la tracciabilità può assumere un valore concreto. Conoscere le rotazioni di un pallet, le riparazioni effettuate e la sua destinazione a fine vita significa disporre di informazioni utili per prolungarne l’utilizzo, ottimizzare le risorse e misurare la circolarità. La digitalizzazione può così trasformare un obbligo informativo in uno strumento di efficienza per la filiera.

L’Italia dispone di un patrimonio industriale che merita di essere valorizzato anche nel confronto europeo. Il sistema costruito negli anni nella raccolta, rigenerazione e riciclo degli imballaggi in legno rappresenta un’esperienza concreta di economia circolare.

In questo percorso Federazione Filiera Legno intende svolgere un ruolo di sintesi tra le diverse componenti della filiera e di interlocuzione con le istituzioni, portando nel confronto regolatorio la dimensione concreta delle imprese e gli effetti sui processi produttivi, sugli investimenti, sulle catene di fornitura e sulla logistica.

Il PPWR non stabilirà soltanto quali requisiti dovrà possedere un imballaggio, ma contribuirà anche a definire nuovi criteri di progettazione, nuove responsabilità e nuovi parametri con cui misurare concretamente la circolarità. Per la filiera italiana del legno ciò può rappresentare un’ulteriore opportunità di evoluzione, a condizione che quanto costruito dal settore negli anni venga riconosciuto come un patrimonio da cui partire e non come un modello ancora da costruire.

La sfida è fare in modo che gli obiettivi ambientali del PPWR rafforzino un modello di economia circolare già concreto e funzionante, accompagnando le imprese verso sistemi ancora più efficienti, misurabili e sostenibili. Perché la circolarità genera i risultati migliori quando tutela l’ambiente e, nello stesso tempo, consente alla filiera di utilizzare meglio le proprie risorse.

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*Presidente di Filiera Legno

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