CONDOMINIO

Sezione II, sentenza 19 marzo 2026 n. 6624 - Pres. Falaschi; Rel. Tedesco; Pm (conf.) Basile; Ric. C.T.; Controric. A.M.G.

Parti comuni - Innovazioni a esclusivo carico di un condomino - Ammissibilità - Limiti. (Cc, articoli 1102, 1120 e 1137)

IL PRINCIPIO

Qualora un esborso relativo ad innovazioni non debba essere ripartito fra i condomini, per essere stato assunto interamente a proprio carico da uno di essi, trova applicazione la disposizione generale dell'articolo 1102 del codice civile, che contempla anche le innovazioni, in forza della quale ciascun partecipante può servirsi della cosa comune - purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condòmini di farne uguale uso secondo il loro diritto - e può, perciò, apportare alla stessa, a proprie spese, le modificazioni necessarie a consentirne il migliore godimento.

Nota

La norma di cui all'articolo 1120 del codice civile nel prescrivere che le innovazioni della cosa comune siano approvate dai condomini con determinate maggioranze, tende a disciplinare l'approvazione di quelle innovazioni che comportano oneri di spesa per tutti i condomini; ma, ove non debba procedersi a tale ripartizione per essere stata la spesa relativa alle innovazioni di cui si tratta assunta interamente a proprio carico da un condomino, trova applicazione la norma generale di cui all'articolo 1102 del codice civile, che contempla anche le innovazioni, ed in forza della quale ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, a condizione che non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di farne uguale uso secondo il loro diritto, e, pertanto, può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa comune. Ne consegue che, ricorrendo dette condizioni, il condomino ha facoltà di installare a proprie spese nella tromba delle scale dell'edificio condominiale un ascensore, ponendolo a disposizione degli altri condomini, e può far valere il relativo diritto con azione di accertamento, in contraddittorio degli altri condomini che contestino il diritto stesso, indipendentemente dalla mancata impugnazione della delibera assembleare che abbia respinto la sua proposta al riguardo. (M.Pis.)

SERVITÙ

Sezione II, sentenza 19 marzo 2026 n. 6629 - Pres. Falaschi; Rel. Fortunato; Pm (diff.) Cardino; Ric. Q.R.; Controric. I.O.

Esercizio - Aggravamento della servitù di veduta - Intensificazione dell'onere sul fondo servente - A causa di innovazioni - Conseguenze. (Cc, articoli 1110, 1117, 1123 e 1134)

IL PRINCIPIO

L'aggravamento della servitù di veduta non è effetto automatico delle trasformazioni delle finestre in balconi o sporti, ma va accertata in concreto e deve consistere non tanto in una maggiore "utilitas" che il fondo dominante possa conseguire dalle innovazioni introdotte dal proprietario, quanto nell'intensificazione dell'onere gravante sul fondo servente. Il maggior peso indebitamente imposto richiede che l'innovazione abbia alterato l'originario rapporto con il fondo servente e che il sacrificio imposto sia maggiore rispetto a quello originario (costituito per contratto o per acquisto a titolo originario), dovendosi valutare l'opera non in sé stessa, come risultato di un'attività consentita o meno nella normale esplicazione dei poteri dominicali, ma per le implicazioni che ne derivano, considerando non solo l'attuale destinazione o situazione ma anche le normali possibilità di ulteriore sviluppo e sfruttamento, poiché il divieto di innovazioni si riferisce a pregiudizi non solo attuali ma anche potenziali.

Nota

In materia di condominio la Corte ha, inoltre, stabilito che il regime del rimborso delle spese per la cosa comune fatte dal singolo condominio nell'interesse anche degli altri è diverso dalla disciplina della comunione. Nel primo caso il rimborso è dovuto non in caso di mera trascuranza degli altri comproprietari (articolo 1110 del codice civile), ma solo quando la spesa si palesi urgente, il che si spiega con il fatto che nella comunione, i beni comuni costituiscono l'utilità finale del diritto dei partecipanti, i quali, se non vogliono chiedere lo scioglimento, possono decidere di provvedere personalmente alla loro conservazione, mentre nel condominio le porzioni comuni rappresentano necessariamente utilità strumentali al godimento dei beni individuali, sicché la legge regolamenta con maggior rigore la possibilità che il singolo possa interferire nella loro amministrazione. Tale rapporto di necessaria strumentalità caratterizza anche il cosiddetto condominio minimo e, quindi, anche in tal caso la spesa autonomamente sostenuta da uno di essi è rimborsabile se abbia i requisiti dell'articolo 1134 del codice civile. (M.Pis.)

APPALTI

Sezione II, ordinanza 18 marzo 2026 n. 6482 – Pres. Cirillo; Rel. Penta; Ric. F. srl; Controric. B.W.PkP srl

Contratto - Responsabilità dell'appaltatore -Esecuzione dell'opera senza l'accertamento dell'idoneità delle strutture - Sussiste. (Cc, articoli 1176 e 1453)

L'appaltatore o prestatore d'opera, incaricato della realizzazione di opere da eseguire su strutture preesistenti, viola il dovere di diligenza stabilito dall'articolo 1176 del codice civile, se non si accerta, nei limiti delle comuni regole dell'arte, dell'idoneità delle anzidette strutture a consentire l'opera commessagli e ad assicurare la buona riuscita della medesima e viola altresì i doveri di adempiere alla sua obbligazione con correttezza e buona fede, se, avendo accertato l'inidoneità di tali strutture (nel caso di specie, l'impianto internet), procede egualmente all'esecuzione dell'opera. (M.Pis.)

ARBITRATO

Sezione I, ordinanza 16 marzo 2026 n. 5964 – Pres. Mercolino; Rel. D'Orazio; Ric. C.C.D.T.; Controric. RCM.C. srl

Impugnazioni - Della sentenza decisoria sulla nullità del lodo arbitrale - Riscontro della Suprema Corte limitato alla conformità alla legge e alla congruità dei motivi - Sussiste. (Cpc, articoli 823 e 829)

In sede di ricorso per cassazione avverso la sentenza che abbia deciso sull'impugnazione per nullità del lodo arbitrale, la Suprema Corte non può esaminare direttamente il provvedimento degli arbitri, ma solo la pronuncia emessa nel giudizio di impugnazione, allo scopo di verificare se essa sia adeguatamente e correttamente motivata in relazione ai profili di censura del lodo, con la conseguenza che il sindacato di legittimità va condotto esclusivamente attraverso il riscontro della conformità a legge e della congruità dei motivi della sentenza resa sul gravame. (M.Pis.)

ASSICURAZIONE

Sezione III, sentenza 16 marzo 2026 n. 5911 – Pres. Rossetti; Rel. Fanticini; Pm (conf.) Fresa; Ric. V.D.S.; Controric. G.I. spa

Responsabilità - Assicuratore - Illecito commesso dal subagente - Riconducibilità dell'attività alla compagnia - Effetti. (Cc, articoli 1228, 1362 e 2049)

L'assicuratore risponde ex articolo 2049 del Cc dell'illecito commesso dal subagente se l'attività di questo, benché svolta in piena autonomia e senza alcuno stabile vincolo di soggezione, è funzionalmente inserita nella rete distributiva dell'impresa assicurativa ed è idonea a ingenerare, in capo al cliente, un affidamento ragionevole circa la riconducibilità dell'operato del sub‑intermediario alla sfera organizzativa della compagnia. (M.Pis.)

CONDOMINIO

Sezione II, sentenza 19 marzo 2026 n. 6625 – Pres. Falaschi; Rel. Scarpa; Pm (diff.) Basile; Ric. M.A.; Controric. C.B.C.V.B.Z.15

Amministratore di condominio - Credito per il recupero delle somme anticipate - Prova degli esborsi effettuati - Approvazione del bilancio consuntivo - Necessità. (Cc, articoli 1223, 1720 e 1988)

Poiché il credito dell'amministratore per il recupero delle somme anticipate nell'interesse del Condominio si fonda sul contratto tipico di amministrazione che intercorre con i condomini, è l'amministratore che, alla stregua dell'articolo 1720 del codice civile, deve offrire la prova degli esborsi effettuati, mentre i condomini (e quindi il condominio) - che sono tenuti, quali mandanti, a rimborsargli le anticipazioni da lui effettuate, con gli interessi legali dal giorno in cui sono state fatte, ed a pagargli il compenso oltre al risarcimento dell'eventuale danno – devono dimostrare di avere adempiuto all'obbligo di tenere indenne l'amministratore di ogni diminuzione patrimoniale in proposito subita. Spetta poi all'assemblea il potere di approvare, col conto consuntivo, gli incassi e le spese condominiali, ma solo una chiara e definitiva indicazione in bilancio dell'importo corrispondente al disavanzo tra le rispettive poste contabili può costituire idonea prova del debito dei condomini nei confronti del precedente amministratore. (M.Pis.)

Sezione II, ordinanza 19 marzo 2026 n. 6582 – Pres. Mocci; Rel. Tedesco; Ric. P.M.; Controric. F.C.

Azioni giudiziarie - Promosse dai condomini nei confronti di altro condomino o di un terzo - Litisconsorzio facoltativo in cause scindibili - Conseguenze. (Cc, articolo 1102; Cpc, articoli 325 e 326)

Allorché più condomini agiscono nello stesso processo verso altro condomino o verso un terzo sia per la cessazione delle immissioni a tutela della rispettiva unità immobiliare di proprietà esclusiva, sia a difesa della cosa comune ai sensi dell'articolo 1102 del codice civile, si determina una ipotesi di litisconsorzio facoltativo in cause scindibili, sicché, ove l'appello avverso la sentenza di primo grado, che abbia rigettato tutte le domande, sia proposto soltanto da alcuni degli attori originari, trova applicazione l'articolo 332 del cpc e le pronunce non impugnate nei termini di cui agli articoli 325 e 326 del cpc divengono irrevocabili. (M.Pis.)

Sezione II, sentenza 19 marzo 2026 n. 6620 – Pres. Falaschi; Rel. Guida; Pm (diff.) Cardino; Ric. C.M.; Controric. C.M. 23 M.

Parti comuni - Alloggio destinato al servizio comune - Cessazione del servizio - Alienazione del bene - Consenso di tutti i condomini - Necessità. (Cc, articoli 1100, 1102, 1111, 1117, 1118, 1136 e 1138)

In difetto di espressa disciplina negoziale, affinché un locale sito nell'edificio – che, per la sua collocazione, può essere adibito ad alloggio del portiere, oppure utilizzato come qualsiasi unità abitativa – diventi una parte comune ai sensi dell'articolo 1117 n. 2 citato, occorre che, all'atto della costituzione del condominio, al detto locale sia di fatto assegnata la specifica destinazione al servizio comune. Mancando una apposita convenzione, espressione di autonomia privata, accertare se, al momento della costituzione del condominio, il locale sia o no destinato al servizio comune, nella specie di alloggio del portiere, raffigura un giudizio di fatto, riguardante le concrete vicende dell'utilizzo dell'unità immobiliare. Nell'ipotesi in cui una parte dell'immobile, quale l'alloggio del portiere, oggetto di proprietà comune al momento della nascita del condominio, non sia più destinata a uso condominiale, si applica ad essa la disciplina della comunione in generale, occorrendo comunque il consenso di tutti i partecipanti per gli atti di alienazione. (M.Pis.)

Sezione II, ordinanza 17 marzo 2026 n. 6035 – Pres. Falaschi; Rel. Amato; Ric. S.M.; Controric. S.L.

Parti comuni - Costruzione da parte di un condomino di una tettoia appoggiata al muro comune - Violazione dell'articolo 1102 del Cc - Esclusione - Limiti. (Cc, articoli 1102, 1117, 1120 e 1122)

In tema di condominio di edifici, la costruzione da parte di uno dei condomini di una tettoia, appoggiata al muro perimetrale condominiale, a copertura di alcuni posti auto siti all'interno della sua proprietà esclusiva, non integra violazione delle norme che regolamentano l'uso della cosa comune (articolo 1102 del codice civile), se la costruzione della tettoia non contrasti con la destinazione del muro e non impedisca agli altri condomini di farne uso secondo la sua destinazione, non rechi danno alle parti comuni e non determini pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell'edificio. (M.Pis.)

Sezione II, sentenza 19 marzo 2026 n. 6623 – Pres. Falaschi; Rel. Tedesco; Pm (diff.) Basile; Ric. V.C.; Controric. L.L.G.

Parti comuni - Decoro architettonico del fabbricato - Alterazione - Valutazione - Riservata al giudice del merito - Sussiste. (Cc, articoli 873, 1120 e 1127)

Per decoro architettonico del fabbricato, ai fini della tutela prevista dall'articolo 1120 del codice civile, deve intendersi l'estetica data dall'insieme delle linee e delle strutture che connotano il fabbricato stesso e gli imprimono una determinata, armonica, fisionomia. L'alterazione di tale decoro può ben correlarsi alla realizzazione di opere che immutino l'originario aspetto anche soltanto di singoli elementi o punti del fabbricato tutte le volte che la immutazione sia suscettibile di riflettersi sull'insieme dell'aspetto dello stabile. L'indagine volta a stabilire se, in concreto, un'innovazione determini o meno l'alterazione del decoro di un determinato fabbricato è demandata al giudice di merito il cui apprezzamento sfugge al sindacato di legittimità, se congruamente motivato. (M.Pis.)

Sezione II, ordinanza 19 marzo 2026 n. 6590 – Pres. Mocci; Rel. Tedesco; Ric. B.M.; Controric. C. V.D. 6 R

Parti comuni - Violazione delle distanze legali - Azione proposta dall'amministratore previa autorizzazione assembleare - Necessità. (Cc, articoli 873, 877 e 1131)

Le azioni reali contro terzi, a difesa dei diritti dei condomini sulle parti comuni di un edificio, quali quelle volte a denunziare la violazione delle distanze legali tra costruzioni, essendo dirette a ottenere statuizioni relative alla titolarità e al contenuto dei diritti medesimi, non rientrano tra gli atti meramente conservativi e possono, quindi, promuoversi dall'amministratore del condominio solo se costui sia autorizzato dall'assemblea a norma dell'articolo 1131 del codice civile, comma 1. L'autorizzazione assembleare, eventualmente richiesta, può essere rilasciata anche in via di ratifica dell'operato dell'amministratore, con efficacia retroattiva, anche in appello e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti. (M.Pis.)

Sezione II, sentenza 18 marzo 2026 n. 6490 – Pres. Falaschi; Rel. Tedesco; Ric. C.S.; Controric. C.P.

Regolamento contrattuale - Clausola di divieto di distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato - Nullità. (Cc, articoli 1117, 1118, 1122, 1130 e 1138)

Il regolamento di condominio, anche se contrattuale, non può privare i condòmini dai diritti che derivino dalla legge dagli atti di acquisto e dalle convenzioni. Ne consegue che la clausola del regolamento condominiale che vieti in radice al condomino di rinunciare all'utilizzo dell'impianto centralizzato di riscaldamento e di distaccare le diramazioni della sua unità dall'impianto termico comune deve ritenersi nulla per violazione del diritto individuale del condomino sulla cosa comune, ove il distacco non cagioni un notevole squilibrio di funzionamento o un aggravio di spesa per gli altri condòmini. (M.Pis.)

Sezione II, sentenza 19 marzo 2026 n. 6626 – Pres. Falaschi; Rel. Scarpa; Pm (conf.) Basile; Ric. I.G.; Controric. C.G.F.C.F.C n. 4

Spese condominiali - Sufficienza della delibera di approvazione della spesa per l'ingiunzione nei confronti dei morosi - Opposizione accolta solo nel caso di perdita di efficacia della delibera - Sussiste. (Cc, articoli 1117, 1118, 1136, 1137, 2733 e 2736)

Nel giudizio concernente il pagamento di contributi condominiali, il condominio soddisfa l'onere probatorio su esso gravante con la produzione del verbale dell'assemblea condominiale in cui sono state approvate le spese, nonché dei relativi documenti. Il giudice, pronunciando sul merito, emetterà una sentenza favorevole o meno, a seconda che l'amministratore dimostri che la domanda sia fondata, e cioè che il credito preteso sussiste, è esigibile e che il condominio ne è titolare. La delibera condominiale di approvazione della spesa costituisce, così, titolo sufficiente del credito del condominio e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condomino a pagare le somme nel processo a cognizione piena ed esauriente, ove sia verificata la perdurante esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere. Il giudice deve quindi accogliere l'opposizione e negare la fondatezza del credito vantato dalla gestione condominiale solo qualora la delibera assembleare su cui esso poggia abbia perduto la sua efficacia, per esserne stata l'esecuzione sospesa dal giudice dell'impugnazione, ex articolo 1137, comma 2, del codice civile, o per avere questi, con sentenza sopravvenuta alla decisione di merito nel giudizio di opposizione, ancorché non passata in giudicato, annullato la deliberazione. (M.Pis.)

CONTRATTO AGRARIO

Sezione II, ordinanza 17 marzo 2026 n. 5990 – Pres. Rubino; Rel. Gianniti; Ric. F.D.P.; Controric. P.C.

Prelazione e riscatto - Requisito del triplo della capacità lavorativa - Accertamento. (Legge 590/65, articoli 8 e 31)

In tema di requisiti soggettivi del riscattante, ai fini dell'accertamento del requisito del 'triplo della capacità lavorativa' ex articolo 8, comma 1, della legge 590/1965, il calcolo deve comprendere tutti i fondi stabilmente condotti dal coltivatore, a qualunque titolo (proprietà, enfiteusi, affitto o comodato). Tale norma va interpretata in combinato disposto con l'articolo 31 della stessa legge, al fine di garantire che l'espansione della proprietà contadina sia proporzionata all'effettiva forza lavorativa del nucleo familiare. (M.Pis.)

FALLIMENTO

Sezione I, ordinanza 15 marzo 2026 n. 5859 – Pres. Terrusi; Rel. Pazzi; Ric. F.C. srl; Controric. A.C.

Azione revocatoria fallimentare - Attribuzione al curatore del potere di gestione del bene nell'interesse della massa - Differenze con l'azione revocatoria ordinaria. (Legge fallimentare, articolo 66; Cc, articoli 2740 e 2901)

Mentre l'accoglimento dell'azione revocatoria ordinaria, con riguardo ad atto dispositivo di un bene, implica una mera declaratoria di inefficacia dell'atto stesso, che consente al creditore vittorioso di aggredire, con successiva esecuzione individuale, l'oggetto dell'atto revocato, l'accoglimento della revocatoria fallimentare, il quale si inserisce in una procedura esecutiva già in atto e caratterizzata dall'acquisizione di tutti i beni che devono garantire le ragioni dei creditori, non comporta soltanto l'acquisizione del bene alla massa attiva per il suo recupero alla funzione di garanzia ex articolo 2740 del codice civile, ma conferisce anche al curatore - a cui compete, ai sensi dell'articolo 31 della legge fallimentare, l'amministrazione del patrimonio del fallito, inclusi i beni sopravvenuti - il potere di apprensione del cespite per gestirlo nell'interesse della massa, oltre che per sottoporlo ad espropriazione. (M.Pis.)

Sezione I, sentenza 15 marzo 2026 n. 5849 – Pres. Terrusi; Rel. D'Aquino; Pm (conf.) Nardecchia; Ric. E. spa; Controric. B.C.M. sca

Azione revocatoria fallimentare - Rimesse su conto corrente bancario - Effetti. (Legge fallimentare, articolo 67)

In tema di azione revocatoria fallimentare, l'articolo 67, terzo comma, lettera b), della legge fallimentare, nel testo modificato dal Dlgs n. 5 del 2006, presuppone la rimessa su conto corrente bancario come pagamento di credito liquido ed esigibile, ovverosia che afferisce a conto scoperto, non prescindendo quindi dalla natura solutoria o ripristinatoria della rimessa stessa, e qualifica la riduzione non consistente e non durevole dell'esposizione debitoria quale fatto impeditivo, che va allegato e provato dal convenuto in revocatoria. (M.Pis.)

Sezione I, ordinanza 19 marzo 2026 n. 6594 – Pres. Pazzi; Rel. Crolla; Ric. I.C. spa; Controric. F.I.C. spa

Concordato preventivo - Domanda a scopo dilatorio - Inammissibilità - Abuso del processo. (Legge fallimentare, articoli 161 e 173)

La domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva ai sensi dell'articolo 161, comma 6, della legge fallimentare, presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile, perché integra gli estremi di un abuso del processo, che ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. (M.Pis.)

Sezione I, ordinanza 19 marzo 2026 n. 6596 – Pres. Terrusi; Rel. D'Aquino; Ric. F.I.M. srl; Controric. S.I. spa

Curatore - Introduzione di azione revocatoria ordinaria nei confronti del subacquirente di immobile - Onere della prova. (Cc, articoli 2729 e 2901; Legge fallimentare, articolo 67)

Nel caso in cui il curatore del fallimento proponga l'azione revocatoria ordinaria ex articoli 66 della legge fallimentare e 2901 del codice civile, anche nei confronti del subacquirente a titolo oneroso che abbia trascritto il proprio titolo di acquisto prima della trascrizione dell'azione revocatoria, il curatore ha l'onere di provare, a termini dell'articolo 2901, quarto comma, del codice civile la consapevolezza in capo al subacquirente della lesione arrecata alla garanzia patrimoniale dei creditori dalla compravendita del proprio dante causa, essendo irrilevante accertare che le condizioni dell'azione ricorrano anche in relazione all'acquisto del subacquirente medesimo. (M.Pis.)

IMPUGNAZIONI

Sezione lavoro, sentenza 17 marzo 2026 n. 6221 – Pres. Di Paolantonio; Rel. Fedele; Pm (conf.) Fresa; Ric. A.R.T.A.S.; Controric. F.C.

Impugnazioni civili - Giudizio di rinvio - Uniformità alle premesse logico-giuridiche della decisione - Necessità. (Decreto 2440/23, articoli 16 e 17; Cpc, articolo 384)

In ipotesi di cassazione con rinvio per violazione di norme di diritto, il giudice del rinvio deve uniformarsi non solo alla "regola" giuridica enunciata, ma anche alle premesse logico-giuridiche della decisione, e attenersi agli accertamenti già compresi nell'ambito di tale enunciazione, senza poter estendere la propria indagine a questioni che, pur se in ipotesi non esaminate nel giudizio di legittimità, costituiscono il presupposto stesso della pronuncia, formando oggetto di giudicato implicito interno, atteso che il riesame delle suddette questioni verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza, in contrasto col principio di intangibilità della stessa. (M.Pis.)

Sezione III, ordinanza 18 marzo 2026 n. 6405 – Pres. Frasca; Rel. Porreca; Ric. G.L.; Controric. R.T.

Impugnazioni civili - Revocazione di sentenza della Cassazione - Errore rilevante - Contenuto. (Cpc, articolo 395)

In tema di revocazione delle pronunce della Corte di Cassazione, l'errore rilevante ai sensi dell'articolo 395, n. 4, del cpc: a) consiste nell'erronea percezione dei fatti di causa che abbia indotto la supposizione dell'esistenza o dell'inesistenza di un fatto, la cui verità è incontestabilmente esclusa o accertata dagli atti di causa, sempre che il fatto oggetto dell'asserito errore non abbia costituito terreno di discussione delle parti; b) non può concernere l'attività interpretativa e valutativa; c) deve possedere i caratteri dell'evidenza assoluta e dell'immediata rilevabilità sulla base del solo raffronto tra la sentenza impugnata e gli atti di causa; d) deve palesarsi essenziale e decisivo; e) deve riguardare solo gli atti interni al giudizio di cassazione e incidere unicamente sulla pronuncia della Corte. (M.Pis.)

Sezione III, ordinanza 18 marzo 2026 n. 6472 – Pres. De Stefano; Rel. Tatangelo; Ric. P.A.B.; Controric. U.A. spa

Impugnazioni civili - Ricorso per cassazione - Con due sole parti - Tempestività del ricorso incidentale - Valutazione . (Cpc, articoli 325, 334 e 369)

Nei processi con sole due parti, laddove la parte che propone il ricorso per cassazione in via principale dichiari che il provvedimento impugnato è stato notificato in una certa data, anche se non ne abbia prodotto la relazione di notificazione, incorrendo nella sanzione di improcedibilità di cui all'articolo 369 del cpc, la tempestività o tardività del ricorso incidentale, ai fini della sua eventuale dichiarazione di inefficacia ai sensi dell'articolo 334 del cpc, va valutata in relazione al termine cosiddetto breve di cui all'articolo 325 del cpc decorrente dalla data di notificazione del provvedimento impugnato allegata dal ricorrente principale, salvo che la parte che impugna in via incidentale contesti espressamente la dichiarazione della controparte, dichiarando che il provvedimento impugnato non è stato notificato o è stato notificato in una diversa data, non potendo invece ritenersi sufficiente, a tal fine, che non dichiari alcunché in ordine alla suddetta allegazione di controparte circa l'avvenuta notificazione. (M.Pis.)

OPERE PUBBLICHE

Sezione I, ordinanza 17 marzo 2026 n. 6211 – Pres. Mercolino; Rel. Reggiani; Ric. P.C. srl; Controric. S.C. scarl

Appalto - Contratto di subappalto - Distinzione rispetto al contratto principale - Applicabilità della disciplina del codice civile - Sussiste. (Cc, articoli 1362, 1363, 1370 e 1374)

Il contratto di subappalto stipulato dall'appaltatore di un'opera pubblica è strutturalmente distinto dal contratto principale, restando sottoposto alla disciplina del codice civile e del negozio voluto dalle parti, non essendo a esso applicabili, se non attraverso gli eventuali richiami espressi inseriti nell'accordo, le disposizioni pubblicistiche tipiche dell'appalto di opere pubbliche. Tale principio vale anche nel caso il cui contratto di subappalto sia stipulato dalla società costituita dalle imprese raggruppate in ATI per coordinarsi nell'esecuzione dell'appalto. (M.Pis.)

POSSESSO

Sezione II, sentenza 18 marzo 2026 n. 6385 – Pres. Orilia; Rel. Pirari; Pm (conf.) Troncone; Ric. E. sas; Controric. D.A.M.

Acquisto di immobili per usucapione ventennale - Presupposti - Differenza con la detenzione o precario - Prova. (Cc, articoli 1140, 1141, 1158 e 1164)

Il possesso utile all'acquisto per usucapione ventennale della proprietà di immobili postula un'iniziale attività materiale che, sconfinando nella sfera giuridica altrui, faccia sorgere una relazione con la cosa che consente al possessore di disporne a proprio arbitrio come titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale. Ne deriva che detta relazione, ove consegua non a un atto volontario di apprensione, ma a un atto o a un fatto del proprietario possessore, si configura come semplice detenzione o precario, poiché l'attività del soggetto che dispone della cosa non corrisponde all'esercizio di un diritto reale, non essendo svolta in opposizione al proprietario, né può, dunque, operare la presunzione di possesso di cui al primo comma dell'articolo 1141 del codice civile, restando conseguentemente a carico dell'attore l'onere di dimostrare l'intervenuto mutamento del titolo mediante il compimento di idonee attività materiali oppositive, onde trasformare la detenzione o il precario in possesso utile all'acquisto della proprietà per usucapione. (M.Pis.)

PRESCRIZIONE

Sezioni unite, sentenza 18 marzo 2026 n. 6474 – Pres. D'Ascola; Rel. Graziosi; Pm (conf.) Sanlorenzo; Ric. F.S. spa; Controric. U. spa

Interruzione - Atto giudiziale non pervenuto a conoscenza del destinatario per nullità della notifica poi rinnovata - Idoneità. (Cc, articolo 2504 bis, 2903 e 2943)

La prescrizione del diritto sostanziale può essere interrotta o sospesa da un atto giudiziale non pervenuto nella sfera di conoscenza legale del destinatario a seguito di notificazione affetta da nullità la cui rinnovazione comporta la sanatoria ex tunc del vizio suddetto, salvo che il destinatario eccepisca e dimostri la sussistenza di colpa del notificante per il mancato perfezionamento della notifica ab origine. (M.Pis.)

PROVA CIVILE

Sezione III, ordinanza 17 marzo 2026 n. 5996 – Pres. Rubino; Rel. Gianniti; Ric. F.D.B.; Controric. F.C.

Prova - Prova contraria - Ammissibilità anche mediante documenti - Sussiste. (Cpc, articoli 183, 246, 247 e 252)

La nozione di "prova contraria" ai sensi dell'articolo 183, comma 6, n. 3 del Cpc non è circoscritta alla sola prova orale, ma comprende qualsiasi mezzo istruttorio, inclusi i documenti, idonei a contrastare le prove dirette articolate dalla controparte nel secondo termine. (M.Pis.)

Sezione III, ordinanza 17 marzo 2026 n. 5996 – Pres. Rubino; Rel. Gianniti; Ric. F.D.B.; Controric. F.C.

Prova testimoniale - Attendibilità del teste - Vincolo di parentela - Valutazione da parte del giudice di merito. (Cpc, articoli 183, 246, 247 e 252)

In materia di prova testimoniale, l'attendibilità di un testimone non può essere esclusa sulla base della aprioristica prevalutazione negativa conseguente alla esistenza di un vincolo di parentela o coniugale con una delle parti; l'attendibilità del teste, legato da tali vincoli, deve essere invece verificata dal giudice di merito attraverso l'esame di elementi concreti. (M.Pis.)

RESPONSABILITÀ E RISARCIMENTO

Sezione III, ordinanza 18 marzo 2026 n. 6471 – Pres. De Stefano; Rel. Tatangelo; Ric. A.A.A.C. sas; Controric. R.B.

Danno alle cose - Da sinistro stradale - Preventivo di spesa non confermato dal suo autore - Idoneità - Esclusione. (Cc, articoli 2043 e 2052)

In tema di risarcimento dei danni alle cose provocati da un incidente stradale, il preventivo di spesa prodotto dal danneggiato, redatto in assenza di contraddittorio e non confermato dal suo autore, non ha valenza probatoria e non è idoneo ai fini della determinazione del "quantum debeatur". (M.Pis.)

Sezione III, ordinanza 18 marzo 2026 n. 6388 – Pres. Rubino; Rel. Gianniti; Ric. F.L.A.; Controric. U.A. spa

Danno - Da circolazione stradale - Tabella di ripartizione della responsabilità di cui al Dpr 254/06 - Utilizzo - Limiti. (Dpr 254/06, articolo 15; Cc, articoli 2054 e 2729)

In tema di risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione stradale, la tabella di ripartizione della responsabilità allegata al Dpr n. 254 del 2006 (Regolamento recante la disciplina del risarcimento diretto) costituisce un parametro di riferimento utile a uniformare le liquidazioni in sede stragiudiziale, ma non ha valore vincolante nel giudizio civile e non assurge a presunzione legale. La ricostruzione della dinamica del sinistro e l'accertamento delle responsabilità spettano esclusivamente al giudice di merito, il quale deve valutare la condotta reale dei conducenti secondo le circostanze del caso concreto, in conformità alla norma di rango superiore contenuta nell'articolo 2054 del codice civile; ne consegue che l'unica presunzione legale applicabile è quella (relativa) di pari responsabilità prevista dall'articolo 2054, comma 2, del codice civile, e il giudice non è tenuto a conformarsi meccanicamente alle indicazioni della tabella regolamentare, esemplificativa. (M.Pis.)

RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE

Sezione III, ordinanza 16 marzo 2026 n. 5943 – Pres. Scarano; Rel. Cricenti; Ric. A.M.; Controric. F.B. srl

Conservazione della garanzia patrimoniale - Azione revocatoria ordinaria - Vendita immobile - Eventus damni riferito al momento della stipula dell'atto definitivo - Sussiste. (Cc, articoli 2697, 2729 e 2901)

In materia di azione revocatoria ordinaria di un contratto definitivo di compravendita di un bene promesso in vendita, la sussistenza dell'"eventus damni" rispetto al creditore procedente va valutata in riferimento al momento della stipula del contratto definitivo, verificandosi soltanto in tale momento il compimento di un atto dispositivo del patrimonio del debitore; per contro, l'elemento soggettivo richiesto dall'articolo 2901 del codice civile in capo all'acquirente va valutato, invece, in relazione al momento della stipula del contratto preliminare, dovendosi contemperare, in ossequio alla "ratio" dell'azione revocatoria, la garanzia patrimoniale dei creditori con l'affidamento del terzo nello svolgimento della propria autonomia privata. (M.Pis.)

Sezione II, ordinanza 17 marzo 2026 n. 6188 – Pres. Orilia; Rel. Papa; Ric. M.M.C.; Controric. CONSOB

Amministrative - Violazione norme in materia di intermediazione finanziaria - Prova da parte della Pa: mediante presunzioni semplici - Ammissibilità. (Dlgs 58/1998, articolo 195; Legge 689/81, articoli 22 e 23)

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, l'opposizione prevista dall'articolo 195 del Dlgs 24 febbraio 1998 n. 58 dà luogo, non diversamente da quella di cui agli articoli 22 e 23 della legge 24 novembre 1981 n. 689, ad un ordinario giudizio di cognizione, nel quale l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa sanzionatoria è posto a carico dell'Amministrazione, la quale è pertanto tenuta a fornire la prova della condotta illecita, ben potendo tale prova essere offerta anche mediante presunzioni semplici, che, nel caso di illecito omissivo, pongono a carico dell'intimato l'onere di fornire la prova di aver tenuto la condotta attiva richiesta, ovvero della sussistenza di elementi tali da rendere inesigibile tale condotta, per rilevare che non ricorre la dedotta violazione della regola del divieto della praesumptio de praesumpto. (M.Pis.)

SENTENZA CIVILE

Sezione I; ordinanza 17 marzo 2026 n. 6260 – Pres. Mercolino; Rel. Reggiani; Ric. E.S. srl; Controric. S. spa

Vizio di omessa pronuncia - In caso di domanda o eccezione travolte dalla soluzione di altra questione - Esclusione. (Cpc, articoli 360 e 366)

Non ricorre il vizio di omessa pronuncia, ove la decisione comporti una statuizione implicita di rigetto della domanda o eccezione, da ritenersi ravvisabile quando la pretesa non espressamente esaminata risulti incompatibile con l'impostazione logico-giuridica della pronuncia, nel senso che la domanda o l'eccezione, pur non espressamente trattate, siano superate e travolte dalla soluzione di altra questione, il cui esame presuppone, come necessario antecedente logico-giuridico, la loro irrlevanza o infondatezza. (M.Pis.)

SUCCESSIONI E DONAZIONI

Sezione II, ordinanza 17 marzo 2026 n. 6313 – Pres. Falaschi; Rel. Giannaccari; Ric. T.A.E.; Controric. F.D.

Petizione ereditaria - Azione - Necessità del litisconsorzio di tutti gli eredi - In caso di falsità del testamento - Sussiste. (Cpc, articoli 102, 157 e 307; Cc, articoli 428 e 2697)

Sebbene l'azione di petizione ereditaria non richieda di per sé il litisconsorzio necessario di tutti gli eredi, qualora essa sia proposta sul presupposto della falsità, nullità o annullabilità del testamento, ricorre il litisconsorzio necessario di tutti gli eventuali eredi legittimi, poiché l'eliminazione del testamento incide sul rapporto sostanziale unitario dedotto in giudizio, quale quello relativo allo status di erede legittimo. (M.Pis.)

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