CIRCOLAZIONE STRADALE
Guida in stato di ebbrezza - Accertamento mediante etilometro - Sufficienza - Taratura obbligatoria annuale - Necessità - Esclusione - Ragioni. (Cds, articolo 186)
In tema di guida in stato di ebbrezza, l'accertamento strumentale effettuato mediante l'uso dell'etilometro - che può costituire prova della sussistenza dello stato di ebbrezza alcolica del conducente di veicoli a motore senza la necessità di ulteriori riscontri sintomatici, se l'accertamento tecnico è stato eseguito con le modalità prescritte - non richiede la verifica della taratura obbligatoria annuale dell'apparecchio, essendo estranea ad ogni previsione normativa ed alle elementari regole logiche la deduzione difensiva secondo la quale il regolare funzionamento del misuratore possa essere sempre messo in discussione sulla base del mero rilievo formale che dalla data della sua omologazione in poi le verifiche non siano avvenute con esatta cadenza annuale, posto che l'attestazione dell'avvenuta taratura dell'apparecchio è funzionale a dimostrare il suo regolare funzionamento alla data in cui è stato eseguito l'accertamento sul quale è fondata l'ipotesi accusatoria.
Omissione di soccorso - Reato di cui all'articolo 189 Cds - Elemento materiale - Indicazione. (CdS, articolo 189)
In tema di circolazione stradale, il reato di omissione di soccorso di cui all'articolo 189, comma 7, Cds è integrato da una condotta ulteriore e distinta rispetto alla fuga dal luogo del sinistro, rappresentata dalla violazione dell'obbligo di prestare assistenza alla persona ferita dopo la causazione di un incidente stradale ricollegabile al proprio comportamento, assistita dalla volontà, conseguendo alla certa percezione del sinistro da parte dell'agente e alla consapevole decisione di allontanarsi celermente dal luogo dell'incidente per evitare sanzioni.
REATI CONTRO LA PERSONA
Diffamazione - Diritto di critica - Limiti - Superamento - Conseguenze - Reato - Configurabilità - Scriminabilità - Esclusione. (Cp, articoli 51, 595 e 599)
Commette il delitto di diffamazione l'agente che abbia ecceduto i limiti di veridicità dei fatti narrati, di pertinenza degli argomenti e di continenza espressiva, rendendo la condotta non scriminabile dall'esercizio del diritto di critica ai sensi dell'articolo 51 Cp, né rientrante nella sfera della causa di non punibilità di cui all'articolo 599 Cp per difetto del requisito della reazione in stato d'ira in immediata conseguenza di un fatto ingiusto altrui.
Minaccia - Elemento materiale - Individuazione - Modalità commissive - Indicazione - Effettiva potenzialità intimidatrice - Necessità. (Cp, articolo 612)
L'elemento materiale del delitto di minaccia risiede nella prospettazione di un male ovvero di un danno futuro avente come destinatario il soggetto passivo del reato o un terzo, a questi legato da particolari rapporti di parentela o affettivi, nonché nella prospettazione della dipendenza del male dalla volontà dell'agente, che può consistere in un male-azione o in un male-omissione; circa le modalità commissive, la minaccia può essere espressa in tutte le forme e i mezzi psicologicamente idonei a incutere timore, cioè a turbare la tranquillità psichica della persona, potendo quindi essere diretta o indiretta, determinata o indeterminata, reale o simbolica, palese o larvata, esplicita o implicita, purché abbia un'effettiva potenzialità intimidatrice, cioè deve apparire capace, secondo un giudizio ex ante tanto più rigoroso nei casi di minaccia larvata, implicita o indeterminata, di intimidire, di creare un senso di paura, da valutarsi caso per caso con riferimento alle circostanze della fattispecie concreta e alle particolari condizioni psicologiche del soggetto passivo.
Omicidio volontario - Tentativo - Dolo omicidiario - Prova - Elementi sintomatici - Indicazione. (Cp, articoli 43, 56 e 575)
Nel delitto di tentato omicidio volontario, la sussistenza del dolo è desumibile, anche in mancanza di confessione della volontà omicidiaria, dalle peculiarità intrinseche dell'azione criminosa, aventi univoco valore sintomatico in base alle comuni regole di esperienza, quali la natura del mezzo usato, le parti del corpo della vittima attinte, la forza del colpo inferto, anche nel caso di unicità di esso, l'esistenza di condotte alternative praticabili nel caso di volontà limitata al ferimento, quale la direzione del colpo alle mani o alle braccia della vittima, il comportamento successivo al reato
REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Oltraggio a pubblico ufficiale - Ambienti penitenziari - Luogo aperto al pubblico - Configurabilità - Ragioni. (Cp, articolo 341-bis)
Ai fini della configurabilità del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, gli ambienti penitenziari sono da considerarsi luogo aperto al pubblico, e non come luogo di privata dimora, non essendo nel "possesso" dei detenuti, ai quali non compete alcuno ius excludendi alios, ma trovandosi nella piena e completa disponibilità dell'amministrazione penitenziaria, che ne può fare uso in ogni momento per qualsiasi esigenza d'istituto.
REATO
Contravvenzioni - Molestie private - Atto molesto - Nozione - Individuazione - Biasimevole motivo - Necessità. (Cp, articolo 660)
Ai fini dell'integrazione del reato contravvenzionale di cui all'articolo 660 Cp, per essere qualificato come molesto l'atto realizzato dal soggetto agente deve non soltanto risultare sgradito a chi lo riceve, ma deve essere ispirato anche da biasimevole, ossia riprovevole, motivo o rivestire il carattere della petulanza, che consiste in un modo di agire pressante e indiscreto, tale da interferire nella sfera privata di altri attraverso una condotta fastidiosamente insistente ed invadente.
Contravvenzioni - Porto abusivo di armi - Coltello - Natura - Arma propria o impropria - Distinzione. (Cp, articolo 699)
In tema di porto abusivo di armi, un coltello è qualificabile, agli effetti dell'articolo 699 Cp, quale arma propria o arma impropria a seconda che presenti o meno la punta acuta e la lama a due tagli, tipica delle armi bianche corte, mentre sono irrilevanti le particolarità di costruzione dello strumento.
Pene - Pene sostitutive di pene detentive brevi - Potere discrezionale del giudice - Sussistenza - Parametri - Indicazione - Non sostituibilità - Fondati motivi - Contenuto. (Cp, articoli 20-bis e 133; Legge n. 689/1981, articolo 58)
In tema di pene sostitutive di pene detentive brevi, anche successivamente alle modifiche apportate dal Dlgs n. 150/2022, la loro sostituzione ai sensi dell'articolo 20-bis Cp è rimessa a una valutazione discrezionale del giudice, che deve essere condotta con l'osservanza dei criteri di cui all'articolo 133 del Cp, prendendo in considerazione, tra l'altro, la gravità del fatto per il quale è intervenuta condanna, le sue modalità di commissione e la personalità del condannato, per come risulti anche dai precedenti penali, mentre i fondati motivi che impongono la non sostituzione della pena, ai sensi dell'articolo 58, comma 1, seconda parte, della legge 689 del 1981, rappresentano la necessità di soppesare adeguatamente il giudizio di bilanciamento, in chiave prognostica, tra le istanze volte a privilegiare l'adozione di forme sanzionatorie più corrispondenti e consone alla finalità rieducativa e l'obiettivo di assicurare effettività alla pena.


